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Quaranta donne nigeriane aderiscono al progetto "ALNIMA" per un più facile reinserimento in società   Stampa  E-mail 

Quaranta donne nigeriane aderiscono al progetto ''Alnima'': consentirà loro di seguire un percorso di reinserimento socio-lavorativo nel proprio paese di origine attraverso percorsi di formazione e azioni di microcredito.

TORINO – Che fine fanno gli uomini e le donne, stranieri “irregolari”, rimpatriati nei Paesi d’origine? Cosa li aspetta? Le donne, soprattutto, mandate in Italia con la promessa di un lavoro e poi costrette a prostituirsi? Quaranta di loro, tutte di nazionalità nigeriana, sono in attesa di essere inserite in un programma di formazione: è quanto prevede il progetto “Alnima” (che sta per Albania – Nigeria – Marocco). Finanziato dalla Commissione europea, offre ai suoi beneficiari (detenuti nelle carceri piemontesi o nei Centri di permanenza temporanea o, ancora, vittime della tratta), che vi aderiscono volontariamente, la possibilità, una volta espulsi, di seguire un percorso di reinserimento socio-lavorativo nel proprio Paese di origine, attraverso percorsi di formazione professionale, microcredito e assistenza tecnica per l’avvio di micro-imprese. Capofila, per quanto riguarda la Nigeria, è l’associazione onlus Tampep (Transnational aids/std prevention among migrant prostitutes in Europe project), che ha sede a Torino. “Tampep nasce come gruppo nel ’93, nell’ambito di ‘Europa contro l’Aids – spiega Rosanna Paradiso – e si propone di promuovere azioni e politiche basate sul rispetto dei diritti delle persone immigrate, anche vittime della tratta, socialmente discriminate ed emarginate”.

La base di tutto è l’unità di strada, a Torino e provincia, con cui avviene il primo contatto con le donne; Tampep svolge attività di riduzione del danno, counselling e prevenzione su aids e malattie sessualmente trasmissibili; si occupa di progettazione e produzione di materiale informativo in varie lingue, di educazione sanitaria e tutela della salute. Nel corso degli anni, l’associazione ha costruito una vera e propria rete, che coinvolge figure istituzionali e non. “Collaboriamo con la Questura di Torino e i carabinieri – dice Rosanna Paradiso – . Spesso, quando effettuano le retate, ci chiamano per fare un counselling alle donne. Ci segnalano casi di rimpatri di ragazze con problemi di salute, o in situazioni difficili, cosicché possiamo assisterle e aiutarle”. Per strada, si crea un primo contatto con le donne, “che poi vengono anche al centro. Come Tampep facciamo anche prima accoglienza, o accoglienza in situazioni d’emergenza. E poi c’è tutto il fronte della cooperazione internazionale”. Quaranta donne nigeriane, più altre dieci, sono dunque in attesa di essere inserite in un programma di formazione professionale; “poi ci sono altre 47 ragazze che si sono iscritte a un corso di alfabetizzazione”.  In Nigeria, le donne vengono preparate in modo da poter poi lavorare in aziende locali, o avviare un’attività in proprio, tramite il microcredito: un negozio, la bancarella. Per quanto riguarda, invece, l’attività in Italia, in questi ultimi tempi Tampep ha riscontrato a Torino città “una forte presenza in strada di donne dell’Est, mentre in provincia ci sono molte ragazze nigeriane – dice Rosanna Paradiso – . Come associazione accettiamo e ascoltiamo chiunque, sia che continui a stare sulla strada, sia che decida, appellandosi all’articolo 18, di intraprendere un percorso di protezione sociale. Ultimamente – conclude – c’è sempre più richiesta d’aiuto e d’informazione sanitaria da parte di uomini che si prostituiscono: per questo stiamo pensando, per l’anno prossimo, di realizzare uno sportello specifico per i ‘lui’”. (cv)

Tratto da: REDATTORE SOCIALE


 

 


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