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(Tratto da: Redattore Sociale del 23.07.10) Un’unica postazione del Numero verde antitratta al posto delle 14 attuali, azzeramento dei fondi articolo 13 e taglio dei finanziamenti articolo 18: 46 enti pubblici e del privato sociale chiedono al governo di tornare sulle proprie decisioni. ROMA – Chiudono le 14 postazioni del Numero verde antitratta, che verranno sostituite da un’unica postazione centrale. Lo rendono noto i numerosi enti pubblici e del privato sociale, che da anni gestiscono il Numero verde o operano nel sistema di tutela e assistenza delle vittime di tratta e che chiedono al governo di tornare sulle proprie decisioni. Nel comunicato firmato da 46 enti si parla di “duro colpo al sistema dei servizi che sostiene, nel nostro paese, le tante vittime di tratta” e di “generale volontà di smantellamento complessivo di un sistema di intervento che è considerato un modello di eccellenza in tutto il mondo”. Secondo i firmatari dell’appello “le postazioni locali non si limitano a una mera funzione di ascolto e di informazione – che potrebbe essere svolta anche a livello centrale – ma costituiscono un elemento essenziale delle reti formate nei diversi territori dalle forze dell’ordine, dal terzo settore e dai servizi sociali”. Inoltre – si legge nella nota – le postazioni locali sono in grado di attivare “una risposta immediata 24 ore su 24” alle richieste di aiuto provenienti “dalle vittime, ma anche dalle forze di polizia e dai servizi sociali”, proprio in quanto “perfettamente integrate in un sistema territoriale di contrasto e di assistenza”. I 46 enti esprimono inoltre “sconcerto” per il modo in cui il governo sarebbe arrivato a questa decisione: “Una comunicazione in merito è stata inviata a tutti gli enti 10 giorni prima della scadenza delle convenzioni – scrivono – non permettendo così la tempestiva attivazione di una soluzione alternativa e facendo perdere il posto di lavoro a 80 operatori altamente specializzati”.
La decisione di chiudere le postazioni locali del Numero verde antitratta, infatti, segue altri due atti “altrettanto gravi”, si legge ancora nella nota. Si tratta “dell’azzeramento dei fondi destinati all'attività di primo contatto in strada e indoor per far emergere i fenomeni della tratta e del grave sfruttamento e alla pronta assistenza di tre mesi per le vittime che decidono di uscire dalla loro condizione di assoggettamento secondo quanto previsto dall’art. 13 della legge 226/2003, Misure contro la tratta di persone)”. “Il Dipartimento per le Pari Opportunità – prosegue la nota – ha assicurato che i soldi, 2,5 milioni di euro, verranno, alla fine, trovati. Ma, al momento, siamo ancora in attesa di conferma ufficiale”. La seconda decisione riguarda, invece, la riduzione di 800mila euro dei fondi destinati ai progetti di inserimento sociale a favore delle vittime finanziati con l’art. 18 del Testo unico sull’immigrazione”. Un taglio, che secondo i 46 i firmatari dell’appello sarebbe di quasi il 18%, visto che negli ultimi anni sono stata stanziati fondi per circa 4,5 milioni di euro.
Considerando le cifre “tutt’altro che generose investite finora nel sistema di aiuto e contrasto”, i 46 enti chiedono governo di reperire, almeno, i 600mila euro necessari per assicurare il funzionamento delle postazioni locali del Numero verde antitratta per tutto l’anno 2010 e di convocare il tavolo tecnico sulla tratta per “ridefinire insieme l’assetto complessivo del sistema di aiuto alle vittime”. Il tavolo composto da istituzioni centrali e locali e dal terzo settore – proseguono i firmatori – pur essendo stato “istituito formalmente”, non è mai stato “realmente attivato”. “Un sistema che ha assicurato assistenza e integrazione sociale a oltre 14mila persone e prodotto un congruo numero di denunce, arresti condanne di criminali e sfruttatori – conclude la nota –non può essere liquidato per fare qualche piccolo risparmio di cassa”.
L’appello è stato firmato da 19 enti pubblici e non profit che gestiscono il Numero verde e da 27 enti che operano nel sistema di tutela e assistenza alle vittime di tratta. Gli enti che gestiscono il Numero verde sono: Comune di Venezia, Associazione On the Road, Regione Emilia-Romagna, Comune di Ravenna, Associazione Gruppo Abele, Associazione Lule, Provincia di Genova, Comune di Firenze, Cooperativa Cat, Comune di Perugia, Cooperativa Borgo-Rete, Giraffa onlus, Cooperativa Parsec, Cooperativa Magliana ’80, Comune di Napoli, Cooperativa Dedalus, Arcidiocesi di Reggio Calabria, Comitato Provinciale di Palermo della Croce Rossa italiana, Acli Cagliari. Gli enti che operano nel sistema di tutela e assistenza alle vittime di tratta: Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza (Cnca), Provincia di Pescara, Provincia di Pisa, Provincia di Arezzo, Associazione Tampep onlus, Associazione Trame (Toscana), Associazione Progetto Arcobaleno, Associazione Free Woman, Associazione Penelope, Associazione Pronto Donna, Associazione Dim, Associazione Micaela onlus, Arci Solidarietà Perugia, Ceis di Lucca, Centro Caritas dell'Arcidiocesi di Udine onlus, Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute onlus, Comunità Oasi2 San Francesco, Cooperativa Lotta contro l’Emarginazione, Cooperativa La Grande Casa, Cooperativa Be Free, Cooperativa Sociale Ester Prato, Cooperativa Il Cerchio, Cooperativa Il Progetto, Fondazione Migrantes, Movimento di Identità Transessuale (Mit), Save the Children Italia, Terre des Hommes Italia onlus.
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