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Il numero degli indagati per reati di tratta sembra drasticamente diminuito   Stampa  E-mail 

A un anno dall'approvazione della legge 228 il numero degli indagati per reati di tratta sembra drasticamente diminuito. Terre des hommes Italia ritiene che la norma agevoli le indagini, rendendo però più difficile la protezione delle vittime.

 

ROMA – A un anno dall’approvazione della legge 228 il numero degli indagati per reati di tratta sembra drasticamente diminuito. Terre des hommes Italia ritiene che la norma agevoli le indagini, rendendo tuttavia più difficile la protezione delle piccole vittime. Se ne è discusso oggi all’Ex Hotel Bologna, durante un convegno promosso dall’associazione.
“Il fenomeno è in calo, o è più difficile perseguire il reato?”, si chiede Terre des hommes Italia, convinta che la nuova legge abbia agevolato le indagini ma che allo stesso tempo abbia reso più difficile “ la configurabilità del delitto a danno della vittima minorenne”. Ad esempio, “ prima dell’approvazione della Legge 228 la minore età della vittima destinata alla prostituzione era condizione obiettiva da sola sufficiente per configurare il delitto di tratta, mentre oggi la punibilità dei trafficanti è subordinata alla sussistenza delle condizioni di schiavitù o servitù descritte nell’art. 600”, spiega l’associazione, affermando: “Il bambino non è più il punto focale della legge ma solo un’aggravante, con la conseguenza che le indagini giudiziarie delle condizioni del minore è certamente meno agevole rispetto a quello della semplice età della vittima”. Per rendere la legge a misura di bambini, prime vittime della tratta, Terre des hommes Italia ritiene essenziale migliorare la norma con queste modifiche: “ Il minore non deve essere solo considerato un’aggravante, ma deve essere la parte centrale della legge; l’immediata disponibilità dei ‘fondi per le misure antitratta’ da destinare al finanziamento dei programmi di assistenza e di integrazione sociale in favore delle vittime”.
“ La Legge 228 è debole, bisogna migliorarla: il bambino trafficato o minore non accompagnato deve essere considerato vittima, sempre – ha affermato Raffaele K. Salinari, presidente di Terre des hommes Italia –. Inoltre, per combattere il traffico di persone bisogna migliorare le condizioni sociali ed economiche nei paesi terzi da cui provengono le vittime, attraverso programmi di cooperazione internazionale. Creando benessere nei paesi poveri diminuiamo il numero delle persone che, sperando in una vita migliore, sono facili prede delle bande criminali coinvolte nel business della tratta a scopo sfruttamento”.
Secondo il Ministero degli Interni nell’ultimo anno, in Italia, 600 persone sono state indagate per reati legati alla tratta di persone, mentre 170 sono le vittime accertate, sottoposte al programma speciale di protezione. Una ricerca condotta dall’Università di Trento, in collaborazione con la Direzione Nazionale Antimafia, sul traffico di persone tra il 1996 e il 2001 (prima dell’approvazione della legge), ha rivelato che tra le 164 procure italiane, 114 hanno dichiarato di avere proceduto per casi di traffico di persone e solo 35 non avevano mai avuto a che fare con casi di tratta. Il totale dei procedimenti per i reati connessi alla tratta e al traffico a livello di indagini, rinviati a giudizio, o per cui è stata pronunciata condanna, ammontava a 9.004. La media annuale è stata, quindi, di 1.800 persone indagate. Il carico maggiore è ricaduto sulle procure di Trieste con 2.165 procedimenti e Lecce con 946 casi.
Le rotte più recenti verso l’Unione Europea sono quella “ baltica ” (dalle regioni interne della Russia, in traghetto verso i paesi scandinavi), “Est Europea” (attraverso Polonia, Ungheria e Rep. Ceca), “ Centro Europea ” (attraverso Austria e Italia, con utilizzo della rete autostradale), “ Balcanica ” (arrivando in traghetto al porto di Ancona), “ Africana ” (dalla Libia). Inoltre si è registrato un incremento di minori e giovani donne da Lagos e Benin City (Nigeria) che utilizzano le normali linee aree verso Milano, Roma, Parigi, Londra. L’Italia costituisce un paese di destinazione del traffico a scopo di sfruttamento sessuale e di lavoro forzato. Le vittime transitano anche dall’Italia destinate ad altri paesi dell’Unione Europea per gli stessi scopi. Le autorità italiane ritengono che ci siano tra le 25 mila e le 30 mila vittime del traffico di persone nel nostro paese, provenienti dalla Nigeria, dall’Ucraina, dalla Moldavia, dall’Albania, dalla Romania, dalla Russia, dalla Bulgaria, dall’Africa orientale, dalla Cina e dal Sud America (Ecuador, Perù, Colombia, Brasile, Argentina). (lab)

Tratto da: REDATTORE SOCIALE del 23/11/2004.

 



 

 


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