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Sei in Home Page arrow News arrow Cronaca nazionale arrow Covre: “Il nostro sia riconosciuto come lavoro informale”
 

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Covre: “Il nostro sia riconosciuto come lavoro informale”   Stampa  E-mail 

(Tratto da: Redattore Sociale del 22.02.10)
L’esponente del Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute denuncia il passaggio dalle politiche sociali a quelle penali. “E contro le ordinanze dei sindaci l’unica arma è la battaglia legale”.
ROMA
- “Le politiche securitarie contenute nella legge Sarcozy del 2003 (Lsi), ricalcate da quelle odierne del Pacchetto sicurezza e del disegno di legge Carfagna, criminalizzando i comportamenti che vengono ritenuti indecorosi, hanno determinano il passaggio dalle politiche sociali a quelle penali, dal wellfare al 'prisonfare', colpendo le persone più deboli e povere, che si vogliono eliminare dalle strade, per renderle invisibili ed escluderle dalla società, offrendo alla criminalità circostanze più favorevoli per sfruttare e soggiogare chi è indebolito dalla legge”.

E’ il pensiero di Pia Covre, esponente del Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute (Cdcp), in un'intervista rilasciata a Redattore Sociale sul libro “Fiere di essere puttane”(DeriveApprodi) di cui ha curato la prefazione per l'edizione italiana.

Sulla questione delle migranti e del Pacchetto sicurezza, Covre insiste sull'importanza della battaglia legale. “L'unica arma che abbiamo a disposizione è quella dei ricorsi, una pratica importante che va estesa. A Roma, per tentare di rendere incostituzionali l'ordinanza del sindaco e il decreto Maroni, abbiamo presentato ricorso al TAR del Lazio, dove è stato respinto; contro quella del sindaco di Verona, al TAR Veneto. Entrambi saranno discussi davanti al Consiglio di Stato, fra non molto”.  La Covre ribadisce anche la necessità e l'importanza del riconoscimento dei cosiddetti “lavori informali”, come quello dell'operatrice sessuale: “Oggi, il fenomeno della crisi globale richiederebbe una revisione delle forme di contratto sociale, includendo nuove soggettività di lavoratori informali, che devono essere riconosciute come degne di diritti, soprattutto al permesso di soggiorno, nel caso delle migranti. Queste sono battaglie comuni ai movimenti delle e dei sex workers di tutto il mondo. Il più grande si trova in Thailandia, segue il Sud America, l'India conta ben 60.000 iscritti".

Tutti, spiega la Covre, convergono sul riconoscimento del lavoro. Il movimento europeo nel 2009 ha prodotto un'interessante mappatura annuale del fenomeno della prostituzione in Europa: il “Rapporto Tampep” (http://www.tampep.eu/) è frutto del monitoraggio di 25 paesi della comunità europea, per comprendere la realtà attuale del lavoro sessuale. “Fondamentale per rafforzare la prevenzione all'HIV nei luoghi di lavoro del sesso, il Sex Work Mapping report analizza e individua cambiamenti e tendenze in materia di lavoro sessuale, le condizioni di vita e di lavoro del sesso femminile, maschile e di lavoratori transgender, offrendo - conclude Pia Covre - una panoramica dei modelli migratori, circa le politiche su prostituzione e immigrazione”.


 

 


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