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(Tratto da: Redattore Sociale del 22.01.10) Inaugurazione a Roma il 23 gennaio dalla cooperativa sociale "Be Free", l'esposizione di 200 pannelli che documentano lo sfruttamento sessuale organizzato delle detenute nella prigionia nazista. ROMA - Fotografie delle "case di piacere" create accanto ai campi di concentramento, schede identificative delle detenute costrette alla prostituzione, ma anche "buoni premio" che i prigionieri di sesso maschile ricevevano dalle SS per una "visita al bordello" come ricompensa per la buona condotta all’interno della macchina lavorativa concentrazionaria. In diverse decine di pannelli la mostra "Prostituzione forzata nei campi di concentramento nazisti", organizzata dalla cooperativa sociale "Be Free" nel Museo Storico della Liberazione di Roma, illustra lo sfruttamento sessuale subito da molte prigioniere del regime della Germania nazista. "Le donne costrette alla prostituzione erano le cosiddette "prigioniere asociali", ovvero donne recluse per crimini comuni o crimini politici – spiega l'organizzatrice della mostra e operatrice di Be Free, Antonella Petricone – mentre gli utilizzatori erano inizialmente solo i membri della polizia di stato, ma successivamente anche i prigionieri considerati meritevoli di premio". Come spiega la Petricone le motivazioni che hanno spinto ad allargare ai prigionieri l'accesso ai bordelli sono, secondo la documentazione analizzata, relative al "timore del diffondersi dell'omosessualità nei campi, ma anche di malattie sessualmente trasmissibili". Le donne di cui è stata documentata la prostituzione forzata sono circa 200, principalmente provenienti dal campo femminile di Ravensbruk.
"Ci interessava approfondire il tema dell'utilizzo storico dello sfruttamento del corpo delle donne", spiega la presidente di "Be Free" Oria Gargano, motivando così la scelta di una cooperativa normalmente impegnata nell'assistenza concreta alle donne vittime di tratta, violenza e discriminazioni, di organizzare questa iniziativa di interesse storico e culturale. Proprio all'interno della mostra, il pomeriggio del 27 gennaio, il giorno della memoria, si terrà un seminario dedicato alla "Violenza contro le donne nei conflitti", in cui diverse studiose specializzate in tematiche di genere affronteranno il tema della prostituzione forzata, ma anche dello stupro etnico nei più recenti conflitti di Ruanda ed Ex Jugoslavia. L'esposizione, il cui titolo originale è in tedesco “Sex-Zwangsarbeit in NS-Konzentrationslagern” (Prostituzione forzata nei campi di concentramento nazisti), è stata creata dal gruppo di studiosi di Vienna “Die Aussteller”, e successivamente è stata trasformata in laboratorio e mostra itinerante dal gruppo di studenti della Universität der Künste di Berlino. Già ospitata per due anni nel campo di concentramento femminile di Ravensbrück, l'esposizione offre materiali di conoscenza importanti per capire la valenza dell’istituzionalizzazione della prostituzione forzata nell’ambito del regime Nazionalsocialista. La mostra, che sarà inaugurata domani a Roma al presso il Museo Storico della Liberazione di Via Tasso, resterà aperta fino al 14 febbraio. L'ingresso è libero. |