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Sono soprattutto adolescenti le vittime di tratta e sfruttamento sessuale   Stampa  E-mail 

Sono soprattutto adolescenti le vittime di tratta e sfruttamento sessuale. Considerati ''criminali'' più che vittime, non godono di protezione. Dati inattendibili, reinserimento carente, leggi inapplicate. Ricerca dell'Ecpat.

ROMA – Sono soprattutto adolescenti, di età compresa tra i 15 e i 18 anni, le vittime della tratta e dello sfruttamento sessuale dei minori. A rischio soprattutto i minori immigrati non accompagnati e i richiedenti asilo. Incerte e inattendibili le stime sul fenomeno, inapplicate e inefficaci le leggi nazionali e internazionali per contrastarlo. Sono alcune delle conclusioni tratte dall’ECPAT Europe Law Enforcement Group, che oggi ha presentato, a palazzo Marini, la “Ricerca congiunta sulla tratta di minori a fini sessuali dall’Europa orientale all’Europa occidentale”. L’indagine, finanziata nell’ambito del programma “STOP II” della Commissione Europea, è stata presentata in occasione del Convegno internazionale “Da Est a Ovest: L’odissea dei bambini vittime di tratta e prostituzione”, promosso dall’ECPAT, in collaborazione con il Ministero per le Pari Opportunità. Essa “costituisce la seconda parte di uno studio pubblicato nel 2001, il quale si concentrava su otto paesi di destinazione: Belgio, Finlandia, Francia, Germania, Italia, Olanda, Norvegia e Regno Unito”, ha riferito Theo Nothen, coordinatore del Gruppo e rappresentante di ECPAT Paesi Bassi. La seconda parte dello studio, invece, focalizza l’attenzione su otto paesi di origine nell’Europa dell’Est: Albania, Bielorussia, Repubblica Ceca, Estonia, Moldavia, Romania, Russia e Ucraina. Particolarmente interessante e innovativo il metodo della “partnership”, adottato in questa fase della ricerca: ciascun paese di destinazione ha infatti lavorato in “gemellaggio” con un paese di origine, mentre “gli strumenti utilizzati sono stati la ricerca, da in lato, l’intervista dall’altro”. Una delle conclusioni più evidenti della ricerca riguarda le informazioni sul fenomeno disponibili nei vari Stati, siano essi di origine o di destinazione: “Non esistono dati attendibili in nessun paese – ha detto ancora Nothen – La raccolta delle informazioni risulta quindi particolarmente difficile e risulta pertanto necessaria un’armonizzazione dei criteri di registrazione dei dati”.

Per quanto riguarda le caratteristiche del fenomeno, evidenziate dalla ricerca, risulta che la maggior parte dei bambini al di sotto dei 15 anni non venga sfruttata nel mercato del sesso, ma piuttosto in quello del lavoro o nell’accattonaggio. Non è da escludere, tuttavia, che una volta venduti, anche questi bambini più piccoli corrano il rischio di essere sfruttati sessualmente. “In alcuni paesi – si legge nella ricerca – le procedure di adozione  sono spesso utilizzate per camuffare la tratta di bambini”: ragion per cui, tali procedure sono state momentaneamente sospese in Romania, mentre in Ucraina sono state introdotte misure e condizioni più severe.

Per quanto riguarda le dimensioni del fenomeno, l’OIM stima che la percentuale di bambini trafficati rispetto al numero complessivo delle vittime vari dal 6-7% della Bielorussia al 30% della Moldavia.

 

Un altro elemento critico evidenziato dall’indagine è l’inadeguatezza delle leggi contro lo sfruttamento sessuale e la tratta: “sebbene i principali paesi dell’Europa centrale e orientale abbiano adottato provvedimenti specifici – ha riferito ancora Nothen – tuttavia la protezione dei bambini è debole e vi è una seria carenza dei programmi di recupero rivolti ai minori”. Dalla ricerca, risulta infatti che perfino gli istituti per i minori siano spesso teatro di abusi e che i pubblici ufficiali siano talvolta attori di violenza e sfruttamento nei confronti dei minori. Mancano poi sistemi di protezione adeguati e speciali per i bambini, sia quando questi siano direttamente vittime di abuso, sia quando ne siano testimoni. “In Europa dell’Est – si legge nello studio – la protezione del teste semplicemente non esiste”. Sono poi quasi del tutto assenti, nei Paesi dell’Est europeo (tranne Albania e Romania) programmi di riabilitazione e reinserimento specifici per i bambini vittime di tratta.

Per quanto riguarda gli attori del traffico, le persone intervistate nei diversi paesi indicano i gruppi criminali organizzati come i principali responsabili del fenomeno. “Tuttavia, non dobbiamo enfatizzare l’importanza delle organizzazioni criminali, in relazione alla tratta di minori. In molti casi, infatti, i trafficanti sono i familiari, oppure delinquenti occasionali”, ha affermato ancora Nothen.   

Per quanto riguarda le risorse raccomandate dai ricercatori per contrastare il fenomeno, fondamentale risulta il ruolo della cooperazione a livello internazionale, nazionale e regionale tra tutte le parti interessati (ministeri, polizia, società civile,ONG…), così come la sensibilizzazione dell’opinione pubblica da parte dei media. Ai governi, si raccomanda in particolare di stabilire meccanismi efficaci per la tutela dei minori, attraverso la creazione di una Commissione nazionale sui diritti dell’infanzia, di un Ufficio del Garante per l’infanzia, di un Rapporteur nazionale sulla tratta di esseri umani. Sempre ai governi, si raccomanda poi un’attenzione particolare alla formazione di personale competente per l’assistenza e il reinserimento sociale dei bambini vittime di tratta, così come la garanzia di una protezione efficace nei confronti delle vittime e l’elaborazione di adeguate politiche per l’immigrazione. Alle ONG, si raccomanda di rafforzare la cooperazione tra le Organizzazioni che lavorano con i bambini e quelle che lavorano con le donne, attraverso la creazione di una coalizione contro la tratta di minori. A tutte le istituzioni competenti, si raccomanda infine di elaborare programmi per l’accoglienza, la riabilitazione e la reintegrazione dei minori vittime e, allo stesso tempo, di promuovere la sensibilizzazione dell’opinione pubblica: “Troppo spesso infatti – ha affermato Nothen – i bambini prostituti e trafficati sono visti come criminali e non come vittime dello sfruttamento”.   (cl)

Tratto da: REDATTORE SOCIALE


 

 


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