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Unodc: "Per il traffico di esseri umani ancora poche condanne"   Stampa  E-mail 

(Tratto da: Redattore Sociale del 19.10.09)
Solo 9.000 vittime segnalate nel 2006, una cifra 30 volte inferiore al numero totale stimato (270 mila). Il rapporto lanciato nella giornata Ue contro la tratta (18 ottobre): "Forse le polizie europee non trovano trafficanti e vittime perché non li cercano".
VIENNA – In occasione della giornata europea contro la tratta di esseri umani (18 ottobre), l'Ufficio delle Nazioni Unite contro la droga e il crimine (Unodc) ha pubblicato un rapporto che dimostra come il traffico di persone sia una forma di criminalità ancora sottovalutata in Europa. Il rapporto, basato sul rapporto globale dell’Unodc sulla tratta di persone (lanciato nel febbraio 2009), afferma che vi sono state meno condanne per tratta (1 su 100.000) che per un crimine raro come il sequestro di persona.

Solo 9.000 vittime di tratta sono state segnalate nel 2006 – una cifra circa 30 volte inferiore rispetto al numero totale stimato (ovvero 270.000 persone). "Forse le polizie europee non trovano trafficanti e vittime perché non li cercano", ha detto il Direttore Esecutivo dell'Unodc, Antonio Maria Costa. Nella sola Italia, il numero delle vittime a fini sessuali è di circa 40 mila persone, ma ciononostante si registra nel paese un declino nel numero di condanne per tratta.

Il rapporto mostra un elevato livello di traffico interno, sia al livello nazionale che regionale, ovvero all'interno dell'Unione europea (prevalentemente tra Europa sud-orientale e occidentale). Allo stesso tempo, le vittime di origine europea rappresentano solo una frazione del numero totale delle vittime rilevate in Europa. Le tendenze più recenti mostrano un marcato aumento delle vittime provenienti da Cina e Asia centrale. La maggior parte delle vittime di tratta sono giovani donne, destinate allo sfruttamento sessuale, mentre i bambini costituiscono circa il 10 per cento delle vittime. Ci sono anche casi di uomini impiegati nel lavoro forzato in edilizia e agricoltura. "La vita non dovrebbe essere in vendita o in affitto in un continente che si vanta di difendere la dignità umana", ha ricordato Costa.  Per quanto riguarda i trafficanti, per la maggior parte si tratta per lo più di uomini che hanno la stessa origine delle loro vittime. Lo stesso vale per i trafficanti non europei, anche loro della stessa nazionalità delle vittime. In Italia, si dividono il grosso della torta italiani, romeni, albanesi e nigeriani. Sorprende poi scoprire che, in una pratica criminale in cui le vittime sono in maggioranza donne, il numero di donne perseguite è in percentuale più alto che per altri reati. "Abbiamo bisogno di capire meglio perché siano spesso le famiglie stesse all’origine del traffico, e perché le donne sfruttano altre donne", ha ribadito il capo della dell'Unodc. Unica nota positiva del rapporto il fatto che negli ultimi sei anni (ovvero da quando il protocollo delle Nazioni Unite per prevenire, reprimere e punire la tratta di persone è entrato in vigore), gran parte dei paesi europei hanno criminalizzato la tratta e il lavoro forzato.


 

 


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