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Cecchini: ''Estendere l'articolo 18 a chi ha subito un crimine fuori dall'Italia''
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(Tratto da: Redattore Sociale del 28.07.09) L'assessore ai Servizi sociali della provincia di Roma sposa la proposta della cooperativa Be Free: ''Si proteggano le vittime di tratta sfruttate durante il viaggio verso il nostro Paese''. Le multe? ''Le facciano soltanto ai clienti''. ROMA - Modificare l'articolo 18 del testo unico sull"immigrazione del 1998 al fine di estendere la possibilità di usufruire delle forme di protezione sociale alle vittime di tratta e di sfruttamento sessuale anche nei casi in cui il crimine contro di loro non sia avvenuto sul territorio italiano.Questa la proposta dell’assessore ai Servizi sociali e per la famiglia della provincia di Roma, Claudio Cecchini, emersa questa mattina nel corso della presentazione dell’indagine sul campo che la cooperativa sociale Be Free ha effettuato a partire dalla testimonianza di oltre 100 donne trattenute nel Centro di identificazione e di espulsione di Ponte Galeria. Troppo spesso, infatti, accade che le donne vengano intercettate dalle organizzazioni umanitarie nei centri per immigrati illegali o in quelli per richiedenti asilo politico al loro arrivo in Italia dopo essere state trafficate e sfruttate lungo il viaggio, ma prima di essere state costrette alla prostituzione nel nostro paese. "Abbiamo chiesto – ha detto Cecchini condividendo in tutto la linea espressa da Be free – una modifica dell’articolo 18, la misura che prevede un intervento umanitario a beneficio delle ragazze vittime di sfruttamento sul territorio italiano”. Per l’assessore ai Servizi sociali, invece, “occorrerebbe un allargamento della normativa anche alle ragazze che hanno subito e vissuto queste drammatiche vicende in altri paesi prima di arrivare in Italia”.
Secondo Cecchini, inoltre, occorre rilanciare la proposta avanzata dal presidente della Camera, Gianfranco Fini, in occasione della visita di Gheddafi in Italia. “Mi sento di appoggiare – ha dichiarato – la proposta 'poco ascoltata’ del presidente della Camera di creare una commissione internazionale che vigili sullo stato dell’applicazione dei diritti umani in Libia”. Quanto alle multe a clienti e prostitute intese come misure di contrasto allo sfruttamento della prostituzione, Cecchini ha affermato: “La prostituta è l’elemento debole del sistema perché spesso schiavizzata, picchiata e stuprata. E se la prostituzione esiste è perché c’è una domanda, un mercato e un cliente che quasi sempre è un cittadino italiano. E allora – ha sottolineato – se si volesse mettere davvero in atto una terapia di intervento forte anche a livello di shock culturale, sarebbe il caso di emettere le multe solo nei confronti dei clienti in una misura adeguata e forte”. Insomma – ha concluso – 250 euro non bastano: “O si fa un inasprimento significativo o la multa diventa solo un palliativo”.
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