(Tratto da Redattore Sociale del 03.07.09) La maggioranza delle donne inserite in programmi di protezione sociale per le vittime di tratta viene dall'Africa, ma nel corso degli anni lo scenario è cambiato. Nel 2007 concesso l'87% dei permessi di soggiorno richiesti. ROMA – La stragrande maggioranza delle vittime di tratta inserite nei progetti di protezione sociale – promossi dal dipartimento delle Pari opportunità e portati avanti tra il 2000 e il 2007 – è costituita da giovani donne provenienti dalla Nigeria e dai paesi dell’Est. Nel corso degli anni, tuttavia, si è registrato un progressivo mutamento di scenario, con il calo delle nigeriane e delle albanesi accompagnato dal parallelo aumento delle vittime che arrivavano da altri paesi dell’Europa Orientale, soprattutto dalla Romania, la Moldavia e l’Ucraina.In particolare le nazionalità più rappresentative sono state la Nigeria (4.150 persone), la Romania (3.157), la Moldavia (910), l’Albania (873), l’Ucraina (691), la Russia (390) e la Bulgaria (190).
I permessi di soggiorno concessi sono stati 833 nel 2001, 1.062 nel 2002, 962 nel 2003, 927 nel 2004, 942 nel 2005, 927 nel 2006 e 1.009 nel 2007 quando sono stati l’87% di quelli richiesti. La loro percentuale, in rapporto ai permessi richiesti, è aumentata nel corso dei primi tre anni, con una leggera flessione tra il 2004 e il 2006 e una netta ripresa nel corso del 2007.
Dal 2006, però, i programmi di protezione sociale si sono allargati anche alle vittime di sfruttamento lavorativo, un fenomeno che riguarda soprattutto gli uomini, in particolare immigrati irregolari. Sono stati, infatti, tra il 2006 e il 2007, 49 i progetti di assistenza attivati sulla base dell’art. 13 della legge 228 del 2003 che prevede l’istituzione di un fondo speciale per la realizzazione di un programma di assistenza che garantisca adeguate condizioni di vitto, alloggio e assistenza alla vittime dei reati di riduzione o mantenimento in schiavitù o in servitù e di tratta di persone. I casi finora registrati dai programmi di protezione sociale sono 859 per sfruttamento sessuale, 76 per sfruttamento lavorativo e 2 per accattonaggio. Tuttavia –avverte il report della Commissione interministeriale per il sostegno alle vittime di tratta, violenza e grave sfruttamento – si tratta di un fenomeno ancora fortemente sommerso e di una tipologia di sfruttamento che non può essere considerata in senso stretto come tratta, in quanto le vittime arrivano in Italia volontariamente e consapevolmente e solo in un secondo momento vengono sfruttate e assoggettate. Lo sfruttamento lavorativo riguarda, pertanto, situazioni di grave irregolarità, tra cui sequestro dei documenti e stipendi non pagati o ridotti alla metà di quelli previsti dagli accordi sindacali.
Tra l’agosto 2000 e il giugno 2006, infine, le chiamate al Numero verde antitratta sono state 494.474, di cui 333.492 provenienti dai cittadini, 47.417 dalle vittime del traffico, 25.405 dai clienti e 24.936 dalla Pubblica sicurezza. Per il periodo da gennaio a novembre 2007 le chiamate sono state invece 14.560.
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