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Prostituzione indoor, dai locali notturni agli agriturismi   Stampa  E-mail 
(Tratto da: Redattore Sociale del 03.04.09)
Al Festival della cittadinanza di Padova l'associazione Mimosa delinea il nuovo volto del fenomeno. Gui: ''Per far fronte all'indoor è utile usare gli stessi canali dei clienti, cioè gli annunci su giornali e su internet''.
PADOVA
– Il passaggio dalla strada alle case private risale a diversi anni fa, ma ora il fenomeno della prostituzione ha trovato anche un'altra forma ed è entrato nei locali notturni dove, in modo discreto, i clienti possono pagare per avere delle prestazioni sessuali. Il fenomeno si sta diffondendo sempre di più ed è tipico soprattutto della riviera adriatica e delle località balneari in generale.

Adesso dunque la prostituzione è sempre più nascosta, difficile da raggiungere e monitorare. In un convegno a Padova a cura dell'associazione Mimosa, nell'ambito del Festival della cittadinanza, si è cercato di fare un ritratto del nuovo volto della prostituzione.

“Il fenomeno continua a cambiare alcuni suoi aspetti nel corso degli anni – spiega Luigi Gui, responsabile del corso di laurea in Scienze del servizio sociale dell'Università di Trieste e moderatore dell'incontro – e diventa sempre più difficile da rintracciare. Allo stesso tempo aumenta la difficoltà di riconoscere la vittima, perchè la realtà è grigia, non bianca e nera: ci sono casi e casi, che non possono essere assimilati e riuniti in un'unica categoria. Le prostitute infatti hanno storie molto diverse, perchè le nigeriane per la stragrande maggioranza sono vittime della tratta mentre ad esempio le rumene vivono in una condizione diversa e hanno un maggiore potere di contrattazione soprattutto ora che non hanno più bisogno della protezione per il permesso di soggiorno”.

Il vero problema resta comunque quello di identificare e contattare le ragazze a causa dell'aumentare della prostituzione indoor: “E' comune la paura che le nuove misure del governo in materia servano solo a nascondere di più il problema, senza di fatto arginarlo” continua Gui. Come rapportarsi dunque al fenomeno che cambia? “Le attività di contatto sulla strada sono ormai collaudate, ma per far fronte all'indoor è utile usare gli stessi canali dei clienti, cioè gli annunci su giornali e su internet. È il solo modo per scoprire dove sono queste ragazze”. La diffusione delle prestazioni a pagamento anche nei locali preoccupa altrettanto: “Non essendo esplicita questa realtà è difficile da incontrare e riconoscere. Comunque ci risulta che sia davvero molto diffusa soprattutto nella zona rivierasca. Esiste poi la stessa tendenza anche all'interno degli agriturismi”.

Impossibile comunque dare dati, che sarebbero solo stime senza certezza: “Essendo sempre più occultato è difficile quantificare il fenomeno – conclude Gui –. Certo, facendo delle stime potremmo dire che l'abitudine di richiedere sesso a pagamento è molto diffusa tra gli adulti maschi. Detto questo, bisogna evitare stigmatizzazioni e pregiudizi che non portano effetti benefici”. Dati recenti dell'associazione Mimosa riferivano che a Padova mediamente una persona su tre richiede sesso a pagamento. Nell'ultimo decennio sono entrate nei programmi di protezione sociale a Padova oltre 300 ragazze.
 


 

 


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