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Prostituzione, sempre più al chiuso e nascosta   Stampa  E-mail 

(Tratto da: Redattore Sociale del 31.03.09)
Come cambia il mercato del sesso a pagamento? Se ne parla a Modena, dove la regione Emilia Romagna presenta le sperimentazioni del progetto ''Invisibile''. Costantini: ''La riduzione del danno rimane l'arma più efficace''.
MODENA
– Sempre più al chiuso e sempre più nascosta. Il “mercato” della prostituzione si evolve, diventa più sofisticato e difficile da controllare, e cambia anche la consapevolezza di chi vi entra. Il punto sui cambiamenti in corso e sulle azioni da mettere in campo si fa oggi a Modena, nel seminario “Visibile o invisibile, di cosa si tratta?”.

“Rispetto a dieci anni fa – spiega Eleonora Costantini, coordinatrice del progetto della regione Emilia Romagna ‘Invisibile’ – lo sfruttamento è di tipo economico: la violenza, il controllo 24 ore su 24, i rapimenti continuano a esistere, ma sono meno ‘convenienti’”. Il progetto “Invisibile”, avviato nel 2007, è incentrato sulla prostituzione “indoor”, “proprio perché oggi – spiega la Costantini – la tendenza è sicuramente verso uno spostamento al chiuso, anche per il clima che negli ultimi anni si è creato nell’opinione pubblica”.

Quali sono oggi i luoghi della prostituzione? “Case private, alberghi e locali – prosegue la Costantini – stanno rapidamente sostituendo la strada, che tende anzi a diventare solo un luogo di adescamento del cliente, o un ‘mercato’ a cui ritornano le prostitute non più avvenenti o che non hanno rispettato i patti economici”. Il mondo della prostituzione “indoor” sembra inoltre avere più facce: “si va dalle escort alle ‘ballerine’ dei night, ma ci sono anche fenomeni più violenti e strutturati: case o locali dove i cosiddetti ‘camerieri’ controllano il numero dei rapporti contando i preservativi usati, ma anche veri e propri call center, in particolare cinesi, che smistano i clienti”. La nazionalità delle prostitute sembra in effetti seguire una gerarchia: “le escort e le prostitute di lusso sono soprattutto ragazze italiane, nei locali prevalgono donne e trans sudamericane e dell’est europa, ma è in aumento la prostituzione dall’Oriente e dalla Cina in particolare: chi è sottoposto alle forme di sfruttamento più violento viene comunque dall’Asia o dall’Europa dell’Est”.

Il cambiamento più inquietante riguarda però la consapevolezza di chi si prostituisce. “Secondo le nostre ricerche – spiega la Costantini – c’è un 10-15% di persone vittime di tratta e sfruttamento, e fra questi sono particolarmente ‘invisibili’ i minori, ma la maggior parte delle ragazze sa che verrà in Italia a prostituirsi”. Il sistema, in altre parole, si sta allontanando dai fenomeni più violenti, perché sono anche più costosi. “L’idea della banda albanese che rapisce una ragazza e la costringe a prostituirsi è sempre meno attuale: queste forme di controllo sono anche le più dispendiose”. Oggi lo sfruttamento avviene in modo più sottile, con ragazze che contraggono un debito economico e si prostituiscono fino alla sua estinzione.

Come si interviene in un contesto così particolare, dove il confine fra chi sceglie di prostituirsi e chi vi è costretto si fa più sottile? Il progetto “Invisibile” in questi mesi ha sperimentato alcune strade. “La riduzione del danno rimane l’arma più efficace – spiega la coordinatrice –: è fondamentale per  instaurare un primo contatto”. Si punta quindi prima di tutto sull’informazione sanitaria, ma intercettare chi si prostituisce al chiuso non è semplice. In un primo tempo, gli operatori del progetto hanno pubblicato un’inserzione nelle pagine del Resto del Carlino dedicate agli annunci “personali”: “hanno risposto solo uomini, alcuni chiedendo anche prestazioni”, spiega la Costantini. Il progetto ha poi avviato una collaborazione con un sito internet di inserzioni pubblicitarie dello stesso tipo: in questo caso l’accordo prevedeva la distribuzione di volantini e materiali di informazione a chi pubblicava un annuncio. Infine si è passati al contatto diretto, con una sessantina di telefonate (a Bologna, Ferrara e Ravenna) ai numeri pubblicati negli annunci. “Qui i risultati sono stati positivi: la maggior parte delle ragazze si è mostrata interessata, non ha esitato a chiedere informazioni e si è riusciti a stabilire un contatto con i referenti territoriali del progetto”. Il progetto “Invisibile” è finanziato dalla regione fino a ottobre 2009, con la speranza di diventare un’esperienza stabile.
 


 

 


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