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Importante accordo tra l'associazione On The Road e la Questura di Ascoli Piceno   Stampa  E-mail 

Importante accordo tra l'associazione On the Road e la Questura di Ascoli Piceno: per i percorsi di protezione sociale (art.18), chiarite e snellite le procedure per il rilascio del permesso di soggiorno.

ASCOLI PICENO - La Questura di Ascoli Piceno e l’Associazione On the Road hanno firmato un protocollo di intesa sull’applicazione dell’art. 18 a favore delle vittime del traffico di esseri umani. Si tratta di una importante formalizzazione di ciò che ad oggi era “solo” una prassi consolidata, ed inoltre ufficializza una serie di passaggi interpretativi e conseguenti applicazioni di carattere innovativo ed estensivo. L’accordo, come sottolinea On the Road, “è frutto della collaborazione pluriennale, fattiva ed efficace tra la Questura e l’Associazione, volta a garantire protezione e tutela alle persone vittime del traffico di esseri umani e ad incrementare il contrasto alle organizzazioni criminali dedite al traffico di persone migranti e al loro sfruttamento”.

Il protocollo contiene una definizione chiara delle prassi applicative dell’art. 18, in particolare: un percorso sociale oltre a quello giudiziario; una autodichiarazione di identità nel caso manchino i documenti ufficiali; il rilascio di un permesso di soggiorno valido solo per l’Italia in attesa delle revoche dei decreti di espulsione; la conversione del permesso di soggiorno da art. 18 a motivi di lavoro, non solo subordinato ma anche parasubordinato.
Il protocollo verrà ora proposto anche alle altre Questure dei territori in cui On the Road opera direttamente (vale a dire quello delle province di Teramo, Macerata, Pescara, Chieti. E, anche se la collaborazione è meno frequente, Campobasso e Isernia).


Afferma On the Road: “Nel panorama europeo e mondiale l’Italia occupa la posizione di paese leader nel settore. Tale posizione di eccellenza si impernia sull’art. 18 del Decreto Legislativo n. 286/98 (Testo Unico sull’Immigrazione). Una norma innovativa che, ponendo al centro la relazione tra persone immigrate e l'assoggettamento a condizioni di sfruttamento e diversificate forme di violenza, intende sostenere le vittime di tali violenze e coercizioni e contrastare il traffico di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale o di altro genere. In particolare la normativa prevede il rilascio di uno speciale permesso di soggiorno alle vittime del trafficking e la realizzazione di un percorso di inclusione sociale mediante i programmi di assistenza e integrazione sociale. In tale sistema – continua - è cruciale il rapporto di collaborazione tra le Questure e i servizi sociali dei Comuni o le organizzazioni no profit accreditate, e cioè iscritte all’apposito Registro Nazionale previsto dal Testo Unico sull’Immigrazione e dal relativo Regolamento di Attuazione. All’art. 18, dall’anno scorso, si affianca un ulteriore strumento, la Legge n. 228/2003 recante “Misure contro la tratta di persone”, che prevede pene molto severe per i trafficanti, maggiori possibilità per la confisca dei beni, un più incisivo potere investigativo per le forze dell’ordine. Il reato di traffico viene infatti equiparato per molti versi ai delitti di stampo mafioso”.

Il protocollo tra la Questura di Ascoli Piceno e l’Associazione On the Road costituisce un documento che, definendo le procedure di applicazione dell’art. 18, ne valorizza a pieno la duplice valenza di strumento di tutela delle vittime e di contrasto alla criminalità.
“La forza dell’art. 18 – continua l’associazione - risiede infatti nell’offerta di una opportunità concreta alle vittime di sottrarsi allo sfruttamento e di ottenere un permesso di soggiorno e la partecipazione ad un programma di assistenza e integrazione sociale. Ciò sia nel caso in cui sporgano denuncia (“percorso giudiziario”), sia nel caso in cui, non essendo nella condizione di denunciare, rivolgendosi agli enti sociali preposti, forniscono comunque informazioni utili per le indagini (“percorso sociale”). E’ proprio la protezione delle vittime a creare quel clima di fiducia che porta le stesse a collaborare con le forze dell’ordine e la giustizia e quindi a fornire gli elementi utili al contrasto alla criminalità organizzata che le sfrutta. Il protocollo, dunque, non solo interpreta correttamente e pienamente lo strumento dell’art. 18 ma può anche rappresentare una “buona prassi” a livello nazionale, visto che non tutte le Questure  hanno saputo apprezzarne in toto la validità, limitandosi spesso ad una interpretazione “premiale” che di fatti ne riduce le potenzialità”.


In sintesi il protocollo si caratterizza per i seguenti elementi: stabilisce le procedure per il rilascio del permesso di soggiorno per protezione sociale ai sensi dell’art. 18 del D.Lgs. 286/98. In particolare, sono indicate le modalità di accesso, prosecuzione e uscita dal programma di assistenza e integrazione sociale ai sensi dell’art. 18; ripercorre poi tutte le fasi dell’iter amministrativo, stabilendo requisiti e presupposti per il rilascio del permesso di soggiorno, Inoltre, in linea con il dettato normativo, ribadisce la possibilità di intraprendere il percorso di assistenza e integrazione sociale anche in assenza di una formale denuncia della persona (il cosiddetto “percorso sociale”). Ed ancora: recepisce le indicazioni fornite dalle circolari del ministero dell’interno (in particolare consente il rilascio del permesso di soggiorno in attesa delle revoche da parte delle prefetture dei decreti di espulsione); esplicita la possibilità di convertire il permesso di soggiorno per motivi umanitari anche nel caso in cui la persona sia titolare di un contratto di lavoro parasubordinato, registrando in tal modo i mutamenti del mondo del lavoro e accogliendo le istanze provenienti dagli esperti del settore.
La funzione ultima dell’accordo è quella di chiarire e snellire le procedure per il rilascio del permesso di soggiorno, nonché quella di dare chiara e piena interpretazione alla norma attraverso l’elaborazione di procedure condivise.

Quanto ai risultati raggiunti dall’Associazione On the Road nel contrasto della tratta grazie all’applicazione dell’art.18 (con il progetto denominato “Sconfinando: dalla tratta all’autonomia”), ecco i dati relativi al periodo maggio 2003-maggio 2004.
Il progetto, realizzato dall’Associazione On the Road nei territori di Marche, Abruzzo e Molise con la compartecipazione di numerosi enti locali e con la collaborazione delle Prefetture, delle Forze dell’Ordine, della Magistratura, dei servizi sanitari e di altre agenzie del territorio, ha visto prendere in carico 85 persone, di cui 46 ex novo (39 persone sono invece in continuità con il periodo precedente). Le ragazze sono soprattutto rumene (30) e nigeriane (22), seguono a grande distanza le altre tra cui albanesi (9) e ucraine (7).
La maggior parte delle ragazze sono state ‘contattate’ dalle Forze dell’Ordine (29), mentre 14 si sono rivolte autonomamente, 10 sono state contattate dalle unità mobili, 10 dagli enti del privato sociale, 8 dai clienti stessi e 6 si sono rivolte al numero verde antitratta.
Infine, per ciò che concerne l’oggetto dell’accordo con la Questura di Ascoli Piceno, va detto che l’attività svolta con le questure stesse ha portato all’attivazione di 78 procedure (per rilascio del permesso di soggiorno per attivazione del percorso sociale o del percorso giudiziario, per un totale di 68, ma anche per altri motivi: rinnovo, conversioni per lavoro o conversioni per altro motivo), di cui la maggior parte (41) proprio con la Questura di Ascoli Piceno.

Tratto da: REDATTORE SOCIALE

 


 

 


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