(Tratto da: Redattore Sociale del 19.09.08) Le associazioni napoletane contro il provvedimento: ''La prostituzione è esercitata soprattutto da persone discriminate senza alternative o in gravi situazioni di disagio economico e sociale''. NAPOLI - “Se passa il disegno di legge del ministro Carfagna, noi siamo finite”. Non usa mezzi termini l’Associazione Transessuali Napoli che ieri, insieme a Gesco, Dedalus, M.I.T. Napoli, Priscilla e Cantieri sociali, ha promosso un incontro per discutere e contrastare la strategia proposta dall’amministrazione comunale in materia di sicurezza. Se approvato, infatti, il pacchetto sicurezza darebbe attuazione, a livello locale, al decreto Maroni-Carfagna, prevedendo, tra l’altro, sanzioni severissime, da una multa ad alcuni giorni di prigione, per chi si prostituisce per strada, per chi adesca e anche per chi contratta con le prostitute. “Crediamo – sostiene la vicepresidente dell’associazione napoletana che rivendica i diritti dei trans Loredana Rossi – che mandare le lucciole al chiuso vietando la prostituzione in strada non sia una risposta adeguata, anche perché in nome della sicurezza, o meglio del decoro, si finisce per tutelare ancora meno le prostitute, esse stesse spesso vittime di episodi di microcriminalità”. “Siamo disposte anche a scendere in piazza per far valere il nostro diritto a condurre una vita dignitosa”, continua la portavoce dei transessuali, che lancia una provocazione: “Magari andiamo tutte davanti al carcere di Poggioreale e ci arrestano, così risparmiamo sulle spese di vitto e alloggio”.
Presente ieri all’affollato incontro presso la sede di Gesco anche il responsabile della cooperativa sociale Dedalus Andrea Morniroli, che rilancia l’idea dello zoning: l’individuazione di quartieri specifici della città, tra quelli a più bassa vivibilità, dove si possa concentrare chi lavora in strada. “La prostituzione – sostiene – è esercitata soprattutto da persone discriminate che non hanno alternative, come, appunto, le transessuali, o in gravi situazioni di disagio economico e sociale: occorre offrire possibilità di inclusione sociale, percorsi di fuoriuscita, e non colpire queste persone”. Sull’argomento è intervenuta anche Elena Coccia, avvocato dell’associazione Giuristi Democratici: ''L’amministrazione locale, così come quella centrale, ha una visione della sicurezza completamente diversa dalla percezione della gente, che si sente insicura a Napoli perché vive in una città dove ti può crollare addosso un palazzo da un momento all’altro, dove puoi voltare l’angolo di casa ed essere rapinata o violentata”. “Il problema – continua – non sono certo i writers, o i senza dimora che stanno alla stazione, meno ancora le prostitute che fanno mostra di sé, soprattutto in confronto ai tanti manifesti pubblicitari in cui la donna è un oggetto. A tutte queste persone il comune, lo stato offrono forse un’alternativa?”.
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