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Prostituzione: terzo rapporto della Caritas di Treviso   Stampa  E-mail 
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Terzo rapporto su tratta e prostituzione nel territorio della Diocesi di Treviso. Aumenta la prostituzione negli appartamenti e nei locali, ma non diminuisce quella di strada. Preoccupa l'alto numero di giovani tra i clienti.

TREVISO - Aumenta la prostituzione negli appartamenti e nei locali. Ma non diminuisce quella di strada, che anzi in alcune serate sembra dilagare, espandendosi anche su strade finora non interessate dal fenomeno. Preoccupa inoltre l’elevato numero di giovani tra i clienti. Sono queste alcune delle conclusioni a cui giunge il terzo Report sulla tratta e prostituzione in diocesi di Treviso, curato dall’Osservatorio della povertà della Caritas tarvisina.

Il rapporto giunge alla conclusione che le frequenti retate portate avanti negli ultimi due anni hanno avuto l’effetto di far cambiare pelle al fenomeno, ma non di debellarlo e tanto meno di farlo diminuire. Anzi, le presenze sulle strade sono oggi più difficilmente quantificabili e soggette a sbalzi. Il turnover delle prostitute si è fatto vorticoso, rendendo sempre più difficile un tentativo di dialogo con loro per indurle a denunciare i propri sfruttatori.

“La presenza di prostitute – si afferma nel rapporto - è inoltre “spalmata” su tutto il territorio, soprattutto in prossimità di discoteche e locali frequentati da giovani e giovanissimi. Questa tendenza, unita ad altri segnali, apre nuovi interrogativi e dimostra che sempre più il sesso a pagamento si pone al crocevia delle povertà relazionali e dei disagi del nostro tempo: da quello dei giovani a quello delle persone sole, fino a toccare da vicino con nuove modalità perfino l’universo dei disabili”.

 

Il Terzo Rapporto delinea la situazione del traffico di esseri umani nel mondo (“il traffico di esseri umani, e di donne in particolare, è un fenomeno che rappresenta la terza attività illegale più redditizia del mondo dopo il traffico di armi e di droga”), per passare poi alle tendenze regionali e locali.

Tra le ragazze di strada, le etnie più rappresentate sul territorio diocesano continuano ad essere quella nigeriana, albanese e dell’Est Europa (in primis Romania e Ucraina). La prostituzione indoor, quella cioè esercitata soprattutto in appartamento e nei locali, registra una continua espansione. “Ciò sembra rispondere – si legge - alla domanda dell’opinione pubblica, poiché libera progressivamente le strade dalla presenza delle ragazze (proposta recepita e tradotta nella legge Bossi-Fini); è però altrettanto vero che mette seriamente in difficoltà il lavoro di chi cerca di aiutarle ad uscire dal giro della schiavitù e ad accettare di essere inserite in programmi di protezione sociale e di reinserimento”.

 

“La Caritas diocesana di Treviso, a partire dal Giubileo del 2000, si sta occupando del fenomeno tratta da prostituzione, mediante un proprio progetto denominato Marinala – spiega d. Bruno Cavarzan, direttore della Caritas diocesana di Treviso -. In questi quattro anni ci siamo avvalsi di diverse collaborazioni sia per la sensibilizzazione sia per l’accoglienza delle giovani donne decise a uscire dal giro.

La piaga della prostituzione continua a dilagare ed il momento è ancora più drammatico per il fatto che molti restano insensibili o indifferenti, non escluse le comunità cristiane. Di fronte allo sfruttamento e alle gravi offese contro persone povere e fragili, il male peggiore è la passività dei “buoni”, della gente per bene che non fa nulla per fermare i violenti e gli approfittatori”.

 

Il Report offre ulteriori riflessioni sul disagio giovanile, sulla tipologia dei clienti e fa il punto della situazione sul progetto diocesano Marinela, avviato in occasione del Giubileo del 2000. L’iniziativa si è sviluppata in due direzioni: il recupero delle vittime di tratta che liberamente scelgono di entrare nel progetto e loro reinserimento nella vita sociale del nostro paese o ritorno nel paese d’origine; sensibilizzazione e informazione delle comunità cristiane sulla piaga della prostituzione.

Destinato a concludersi nel 2003, il progetto Marinela è stato prorogato per tutto il 2004 visti i risultati ottenuti e le richieste che continuano a pervenire da parte di donne che chiedono di poter entrare nei programmi di protezione sociale.

Tratto da:REDATTORE SOCIALE DEL 15/11/2004






 

 


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