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Prostituzione: terzo rapporto della Caritas di Treviso   Stampa  E-mail 
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Terzo rapporto della Caritas di Treviso. ''Una maggiore presenza vicino a discoteche e locali notturni fa pensare ad una maggiore presenza di giovani e giovanissimi tra i clienti''

TREVISO - Il 23 agosto scorso si è celebrata la giornata internazionale che ricorda la tratta degli schiavi e della sua abolizione (avvenuta a partire dall’anno 1804 con l’avvento della prima repubblica nera a Haiti). Nell’occasione, l’Osservatorio delle Povertà e delle Risorse della Caritas di Treviso ha anticipato i dati del terzo rapporto sul fenomeno della tratta da prostituzione nella diocesi di Treviso, segnalando alcuni mutamenti emersi negli ultimi mesi.  

Afferma don Bruno Caverzan, direttore della Caritas tarvisina: “Nonostante le presenze sulle strade siano oggi più difficilmente quantificabili per i continui cambiamenti di luogo e per il “turn-over” delle ragazze coinvolte, si constata che in vicinanza di discoteche e di locali notturni, ma non solo, la presenza è diventata molto più visibile: vedi, ad esempio, la zona tra Treviso e Villorba. Tale coincidenza, probabilmente, non è casuale e fa pensare ad una maggiore presenza di giovani e giovanissimi tra i clienti. I parcheggi dei centri commerciali (Castelfranco, Villorba, Spresiano, Olmi di San Biagio, Susegana) sono diventati i nuovi luoghi nei quali ci si dà appuntamento e ci si apparta. La presenza di donne che si prostituiscono sulle nostre strade si attestava nello scorso mese di luglio sulle 200 unità. La metà di loro è concentrata lungo la SS 13 da Mogliano Veneto a Susegana”.

E conclude: “L’azione della Chiesa trevigiana, in continuità col suo tradizionale impegno per “la redenzione degli schiavi”, sta continuando con il progetto di riscatto delle vittime indifese dalla violenza e dallo sfruttamento sessuale. La prostituzione è infatti una vera e propria schiavitù, imposta con violenze fisiche e psicologiche. Da tale condizione di sottomissione si può uscire, come dimostra l´esperienza di alcune decine di donne straniere che hanno concluso il programma di recupero con il ‘progetto Marinella’. La presa in carico di tali persone comporta un programma di accoglienza protetta, di recupero sotto tutti gli aspetti, di progressiva autonomia e inclusione sociale”.

Tratto da: REDATTORE SOCIALE




 

 


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