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Lavoro: nuove forme di schiavitù   Stampa  E-mail 

Nuove forme di schiavitù. Boldrini (Unhcr): ''Penso alle ragazze nigeriane che, chiuse nei Cpt, rischiano di essere rimpatriate nel loro paese, dove hanno subito e subiranno di nuovo violenze. E mi chiedo: questa non è schiavitù?''

LAura Boldrini (Acnur)

ROMA – “Rispetto al tema della tratta degli essere umani, occorre riconoscere il limite degli strumenti giuridici e l’insufficienza della professionalità del giurista”: lo ha affermato Elisabetta Rosi, Magistrato di Corte di Cassazione ed Esperta della Commissione Europea per il traffico di esseri umani, intervenendo stamattina al Convegno nazionale “Nuove schiavitù”, organizzato dal CNCA e dal Comune di Roma. “Il fenomeno sfugge, perché ha a che fare da una lato con organizzazioni criminali, dall’altro con movimenti transnazionali. Abbiamo prodotto tanti strumenti giuridici, in questi anni, per contrastare questo fenomeno, ma dobbiamo confrontarci con la loro effettività e riconoscere che i risultati non ci sono, o sono scarsi”.

La battaglia contro la tratta degli esseri umani è stata poi viziata dalla “presunzione che, in considerazione dei legami innegabili tra movimenti migratori e traffico di esseri umani, attraverso il controllo delle frontiere fosse possibile eliminare la tratta. Ma questo non è assolutamente vero”. Le organizzazioni criminali che gestiscono il fenomeno agiscono nell’ombra, “nascondendosi in ogni fase della propria azione: dal momento della presa in consegna della vittima al suo transito, fino all’assoggettamento di questa o, come preferiamo dire in ambiente giuridico, al suo asservimento”. Proprio per questa difficoltà di “intercettare il fenomeno, risulta fondamentale l’apporto dell’ONG e della società civile: tanto nella fase di ricerca e indagine rispetto all’organizzazione criminale, quanto nella fase di repressione del colpevole da un lato, di protezione e sostegno della vittima dall’altro”. Per quanto riguarda, in particolare, la repressione, !questa non può consistere solo nella condanna, ma anche nella confisca di tutti i beni che risultino sproporzionati rispetto al reddito documentato e, di conseguenza, imputabili a traffici illeciti”, ha detto ancora la Rosi. “Solo così – ha concluso – avremo aggredito gli utili della tratta”.

Sugli intrecci tra la le “nuove schiavitù” e il fenomeno migratorio, si è soffermata anche Laura Boldrini, funzionario dell’UNHCR: “chi arriva a Lampedusa, arriva perché non poteva restare nel suo paese e, spesso, dopo aver subito violenze e violazioni”, ha affermato la Boldrini, ricordando la storia di una donna congolese che “è fuggita dal suo paese, dopo essere stata aggredita e violentata dai guerriglieri nel suo paese. Era incinta di nove mesi e, fuggendo, ha partorito da sola, in mezzo alla foresta. Aiutata da un sacerdote, è stata poi ospitata da una famiglia sudanese: per avere un tetto sotto cui dormire e qualcosa da mangiare, era costretta a lavorare 12-13 ore al giorno. È fuggita in Turchia, dove ha vissuto per anni nel degrado e nella povertà, dormendo per strada e subendo di nuovo violenze sessuali. Finché, a bordo di una nave, è arrivata a Lampedusa. Penso a quella donna - ha detto la Boldrini – e alle ragazze nigeriane che, chiuse nei Cpt, rischiano di essere rimpatriate nel loro paese, dove hanno subito e subiranno di nuovo terribili violenze. E mi chiedo: questa non è schiavitù? E non è schiavitù, quella subita da tanti richiedenti asilo che, nel nostro paese, non potendo lavorare, cedono a forme di sfruttamento? Sono temi che gridano giustizia: il ‘900 ci ha dato gli strumenti. Ora tocca a noi metterli in pratica”.

Tratto da: REDATTORE SOCIALE


 

 


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