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Operazioni anti tratta: dal 2003, 200 procedimenti penali all’anno e 2603 indagati   Stampa  E-mail 

(Tratto da: Redattore Sociale del 25.02.08)
I dati presentati dal procuratore nazionale antimafia mostrano che i contatti con le vittime nei programmi di assistenza non portano spesso al procedimento giudiziario. Il procuratore nazionale antimafia, Piero Grasso: ''Abbiamo bisogno di un database comune''.
ROMA
- Circa 200 procedimenti penali all"anno, 2.603 indagati e 1.492 vittime identificate di cui 189 minori. Sono i numeri delle operazioni contro la tratta e lo sfruttamento di esseri umani compiute in Italia dal settembre 2003 al dicembre 2007. I dati sono stati presentati dal procuratore nazionale antimafia Piero Grasso nel corso della conferenza conclusiva del progetto Equal "Osservatorio Tratta”.
 

Si tratta di cifre che se da un lato, secondo il procuratore, confermano una continuità nelle attività di contrasto, dall’altro evidenziano una forte discrasia tra il numero dei procedimenti penali avviati e il numero di vittime contattate dai servizi di assistenza. Secondo i dati del Dipartimento per i Diritti e le Pari opportunità della presidenza del Consiglio dal 2000 al 2006 le persone entrate in contatto con i progetti di assistenza sono state 45.331 e 11.541 quelle che hanno effettivamente partecipato.

“Le organizzazioni non governative vengono in contatto con molte persone ma non è poi detto che segua un procedimento penale”, ha dichiarato Grasso secondo cui sarebbe importante la creazione di un data base comune che aiuti “a capire le strategie e a poter effettuare interventi anche sui paesi di origine delle vittime dal momento che sotto il profilo repressivo in Italia riusciamo a punire chi si trova sul territorio ma non ad agire a livello dei territori di origine”. E le rotte del traffico, secondo i dati della Dna, partono soprattutto dall’Est europeo e dai Balcani via terra, dalla Grecia e dalla Turchia via mare e dal Nord Africa, a volte passando per città di “smistamento” in Nord Europa.

Tra gli indagati i paesi di provenienza sono principalmente Romania, Albania, Nigeria, Bulgaria (per quanto riguarda il traffico dei minori) e Cina. Ma ci sono anche gruppi criminali misti in cui si realizza la collaborazione tra diverse componenti criminali. E se i 724 italiani che figurano negli oltre 2.600 totali sono soprattutto imputati per reati di favoreggiamento, svolgendo funzioni di “supporto” (autista, affittacamere, gestori di nightclub), non mancano rapporti tra i gruppi criminali implicati nella tratta di esseri umani e le organizzazioni mafiose tradizionalmente presenti sul territorio italiano. “Il rapporto – ha spiegato Grasso – è limitato soprattutto a uno scambio di servizi”. Dalle operazioni svolte è emerso una sorta di pagamento di “affitto del territorio” controllati dalle mafie. In un caso gruppi albanesi scambiavano la disponibilità dei marciapiedi della prostituzione con prezzi di favore su droga e armi ai clan pugliesi e calabresi.


 

 


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