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''Una casa per tutti'': bilancio del progetto del gruppo Abele   Stampa  E-mail 
(Tratto da: Redattore Sociale del 21.02.08)
L'obiettivo: aiutare le vittime di tratta nell'inserimento abitativo. Nel 2007 a Torino tre persone transessuali e transgender accolte in strutture del Gruppo. Sostegno al reddito e all'abitazione per altre sette.
TORINO
- Degli esiti del progetto “Una casa per tutti”, realizzato dal Consorzio Sociale Abele Lavoro in partenariato con il Progetto prostituzione e tratta del Gruppo Abele e finanziato da Unidea UniCredit Foundation, si è discusso stamattina. I risultati hanno dimostrato l’importanza di progetti ponte, concepiti sinergicamente tra enti locali e privati. L’obiettivo: offrire maggiori opportunità abitative a chi ha affrontato o sta affrontando un percorso di integrazione sociale.

“Alla base del progetto c’è una rete di due realtà – ha detto Georges Tabacchi, presidente del Consorzio sociale Abele Lavoro –: il numero verde per le vittime della tratta e Iselt. Il progetto è nato dal bisogno di andare incontro alle persone, di accompagnarle, di sostenerle nel proprio percorso senza cadere nella trappola della pura assistenza”.

“Una casa per tutti” nasce nel 2006. Il progetto Iselt e l’accoglienza del Gruppo Abele, solo nel 2007, hanno incontrato circa novanta persone, transessuali e transgender. Di queste, dieci sono state accompagnate nell’inserimento sociale e abitativo; tre sono state accolte in strutture del Gruppo Abele. Per le altre sette sono state attivate forme di sostegno al reddito e all’abitazione. Si tratta di persone avanti con l’età, per le quali è difficile costruire percorsi di accesso al lavoro. Ornella Obert, responsabile dello Sportello Giuridico Inti del Gruppo Abele ha spiegato: “Le persone in transizione di genere che arrivano al nostro sportello vivono in una condizione di marginalità drammatica di espulsione dal contesto familiare, amicale e sociale”.

 Le vittime della tratta, in maggioranza straniere, si scontrano anche con difficoltà di altro tipo, dovute sia alla diffidenza per la nazionalità diversa, sia al passato legato al mondo della prostituzione:  “Dopo l’uscita dal circuito di violenza e schiavitù – ha detto Barbara La Russa, del Progetto prostituzione e tratta del Gruppo Abele – dopo un periodo di accoglienza nelle Case di Fuga, in cui sono assistite in maniera costante e continuativa e dopo un periodo di semi-autonomia presso strutture abitative preposte a tale scopo, le donne che vogliano rendersi del tutto autonome incontrano numerose difficoltà. A molte donne viene rifiutata la possibilità di affittare un’abitazione, altre sono invece costrette, data la loro debolezza, ad accettare canoni di locazione più alti quasi a risarcire il proprietario di una presenza che i vicini potrebbero considerare non decorosa”.

È intervenuto anche il presidente dell’Azienda territoriale per la casa (Atc) Giorgio Ardito:“È singolare che il diritto alla casa, previsto per statuto solo in quattro Regioni italiane, tra cui il Piemonte e dalla Carta sociale dei diritti europea non sia riconosciuto su gran parte del territorio. Gli interessi degli operatori economici nel settore immobiliare pesano molto di più delle necessità delle persone. Vanno costruite nuove case popolari. L’Edilizia Residenziale Pubblica Sovvenzionata non è sufficiente a coprire le richieste e per questo l’Atc o i Comuni stessi devono dotarsi di alloggi pubblici per rispondere alle esigenze delle situazioni temporanee di disagio, come sono state definite nell’incontro”.

Presenti all’incontro anche Aurora Tesio, assessore alle Pari Opportunità, Salvatore Rao assessore alla Solidarietà Sociale della Provincia di Torino, Lucia Vigna presidente provinciale Fiaip, Federazione italiana Agenti Immobiliari.
 

 


 

 


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