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Ratificata la convenzione Ue in 14 paesi. E l'Italia?   Stampa  E-mail 
(Tratto da: Redattore Sociale del 01.02.08)
I paesi che l’hanno finora ratificata sono 14. Per Francia, Bosnia-Erzegovina, Malta e Norvegia la data di entrata in vigore è posticipata al 1° maggio. L’Italia ha firmato la Convenzione nel 2005 ma non l’ha ratificata.
BRUXELLES
- Entra in vigore oggi 1° febbraio la Convenzione del Consiglio d'Europa (l"istituzione intergovernativa di Strasburgo, da non confondere con le istituzioni Ue) sulla lotta contro la tratta degli esseri umani. Ogni anno oltre 600 mila individui vengono venduti in Europa, e la tratta di esseri umani è, dopo il commercio di armi e droga, l’affare più redditizio per la criminalità a livello globale. Al momento la Convenzione è stata ratificata da 14 paesi (non dall’Italia, che però l’ha sottoscritta).

"L’obiettivo della convenzione è la prevenzione e la lotta contro la tratta in tutte le sue forme, a livello nazionale e internazionale – spiegano i servizi del CoE sul portale dell’istituzione – Il principale valore aggiunto del documento risiede nell’adozione di una prospettiva fondata sui diritti dell’uomo, l’attenzione rivolta alla protezione delle vittime e il suo meccanismo di controllo indipendente che garantisce il rispetto delle parti della convenzione”.
I paesi che l’hanno finora ratificata sono 14: Albania, Austria, Bulgaria, Croazia, Cipro, Danimarca, Georgia, Moldavia, Romania, Slovacchia (in cui la Convenzione entra in vigore oggi). Per Francia, Bosnia-Erzegovina, Malta e Norvegia la data di entrata di in vigore è posticipata al 1° maggio. L’Italia ha firmato la Convenzione nel 2005 ma non l’ha ratificata.

Terry Davis, segretario generale del Consiglio d’Europa, ha ricordato ieri in un comunicato stampa che “ogni anno, oltre 600 000 individui sono venduti in Europa e diventano vittime dei criminali internazionali. Di tale numero, oltre l’80% è costituito da ragazze e donne e il 70% di queste sono forzate ad una schiavitù a sfondo sessuale. Altre vittime, vengono vendute per scopi diversi: lavori forzati, adozioni illegali e trapianto di organi. Dopo il commercio di armi e quello di droga, la tratta degli esseri umani rappresenta la terza attività criminale più proficua in tutto il mondo. Finalmente, disponiamo di un’arma efficace per porre fine alla schiavitù moderna. Incoraggio quindi tutti gli stati, soprattutto i paesi membri del Consiglio d’Europa che non hanno ancora ratificato la Convenzione, ad aderire il prima possibile. Maggiori è l’adesione e maggiori saranno le possibilità di successo nello sradicamento di questi crimini aberranti”. Halvdan Skard, presidente del Congresso dei poteri locali e regionali del Consiglio d’Europa, ha ricordato invece il ruolo fondamentale che le autorità locali hanno nella lotta a questo crimine, e si felicita del fatto che oltre 500 comuni e consigli regionali di 35 paesi, alcuni dei quali extra-europei, abbiano dato il loro supporto alla Convenzione.

Nel dettaglio, la Convenzione:
- rende obbligatorie le misure di base in materia di assistenza alle vittime, come l’accesso a cure mediche, servizi di traduzione e interpretazione, una rappresentazione giuridica nonché l’accesso all’istruzione per i bambini;
- prevede un termine di almeno 30 giorni di recupero e riflessione per le vittime della tratta, con la possibilità di ottenere un permesso di soggiorno temporaneo che non dipenda dalla collaborazione spontanea della vittima con le forze dell’ordine;
- proibisce di sanzionare le vittime della tratta ed esige che i governi dei paesi di destinazione scoraggino la domanda. Ciò significa che, ad esempio, le autorità devono perseguire coloro che sono consapevoli di pagare per i servizi sessuali di una vittima di tratta, a prescindere dallo status giuridico della prostituzione nel paese;
- rafforza la cooperazione internazionale in merito al perseguimento penale dei trafficanti;
- crea un organo di controllo permanente – il GRETA – nell’ambito del quale i paesi di origine, transito e destinazione potranno lavorare insieme, scambiarsi informazioni, buone prassi ed esercitare pressioni tra pari al fine di consolidare la prevenzione e la repressione della tratta.

 


 

 


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