(Tratto da: Redattore Sociale del 18.01.08) Il convegno ''Strada facendo'' fa il punto sulla situazione delle ragazze straniere che attraversano le frontiere internazionali per poi finire vittime dello sfruttamento. Pesa soprattutto la mancanza di riferimenti affettivi. ROMA - “Cara mamma, non preoccuparti per me…”. Martina Stella, la protagonista di “Ballerina”, il cortometraggio in cui Rosario Errico affronta il difficile tema della tratta delle donne per scopo sessuale, rassicura così la madre sulla vita che conduce in Italia da quando è partita dall’Albania, praticamente bambina, per inseguire il sogno di un improbabile successo finito in tragedia. Un’opera forte, che il Comitato per le Pari Opportunità della Provincia di Roma ha scelto per aprire la giornata di riflessione dal titolo “Strada facendo…insieme, libere dalla tratta” che si è svolta questa mattina al teatro Piccolo Eliseo.Iniziativa dedicata a uno dei fenomeni più tragici e contraddittori della nostra modernità, che anche per questo corre il rischio di essere rimosso o sottovalutato nei suoi aspetti più evidenti e crudeli. Come ha ricordato nella sua relazione il presidente del Comitato per le Pari Opportunità Flavia Leuci, si stima che siano 700.000 le donne e le bambine che ogni anno attraversano le frontiere internazionali per entrare in questo circuito della criminalità organizzata, peraltro uno dei più fiorenti accanto al traffico di droga e di armi. La catena dello sfruttamento parte molto spesso da agenzie di lavoro, di viaggi o di spettacolo che reclutano le proprie vittime approfittando della povertà, dell’ignoranza e della loro voglia di riscatto. Le ragazze arrivano in Italia con documenti regolari – spiega ancora la Leuci – per poi scomparire. Private del passaporto, incapaci di comunicare, stordite e ricattate, si ritrovano completamente in balia dei propri sfruttatori.
“Dai 1200 contatti che abbiamo stabilito grazie alle nostre due unità di strada – ha spiegato l’assessore provinciale alle Politiche Sociali Claudio Cecchini, risulta che il 50 per cento delle ragazze presenti sul territorio di Roma proviene dall’Albania e dalla Romania ed è in Italia da meno di tre mesi”. Ad acuire il senso di disorientamento e di abbandono, secondo Cecchini, contribuiscono fatti in parte nuovi: in primo luogo la mancanza di riferimenti affettivi. Molte delle ragazze risultano infatti reclutate in istituti minorili o vendute alle organizzazioni dalle stesse famiglie.
Se da un lato si va riscontrando maggiore consapevolezza del lavoro che le attende in Italia, la forza delle organizzazioni risiede soprattutto nella capacità di celare la condizione di schiavitù che le attende. Altro elemento di novità è costituito dallo sviluppo dell’attività indoor, che pare peraltro incontrare il favore dei clienti (9 milioni secondo i dati più recenti), rendendo più difficile gli interventi promossi su strada dagli enti locali e dagli organismi di volontariato.
L’assessore provinciale alla Cultura Vincenzo Vita, ha evidenziato come lo scopo di questa e di simili iniziative, dove anche il mondo della cultura e dell’arte mostrano la capacità di mobilitarsi e di schierarsi apertamente, è quello di “socializzare la voglia di uguaglianza e di rispetto che sembrano oggi regredire dietro una soglia culturale inimmaginabile nell’era della globalizzazione e delle tecnologie più avanzate”.
L’impegno assunto della Provincia è quello di portare nelle scuole, con il lavoro di Rosario Errico, la conoscenza e il dibattito sul fenomeno della tratta, della prostituzione ma anche sul valore del rispetto per il corpo della donna.
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