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Catturato il capo di un clan di schiavisti, latitante dal 2004
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(Tratto da La Gazzetta del Mezzogiorno.it del 02.12.07) Le ragazze venivano attirate con la scusa di un lavoro da cameriera e poi messe sulla strada. Nel blitz "Iside" coinvolte sei persone, tra romeni e foggiani. FOGGIA - E’ finita casualmente a Roma, durante una retata di stranieri, la latitanza di un romeno ricercato da oltre tre anni dalla magistratura foggiana per un giro di prostituzione in città, con ragazze ridotte in schiavitù e costrette a vendersi, vicenda per la quale l’imputato è stato condannato in primo grado a 14 anni di reclusione. Stefan Costantin, 36 anni, alias «bombonel», era ricercato dal 6 aprile 2004, giorno in cui scattò il blitz «Iside» della squadra mobile con l’emissione di sette ordinanze di custodia cautelare nei confronti di tre foggiani e quattro romeni (questi ultimi si resero irreperibili).Di Costantin si erano perse le tracce, ritrovate ora casualmente a Roma durante controlli del Reparto prevenzione crimine Lazio. Tra i romeni fermati dai poliziotti nella Capitale, c’era anche il giovane: da un accertamento alla banca dati si è scoperto che sul suo capo pendeva un’ordinanza di custodia cautelare firmata oltre tre anni fa dal gip Antonio Diella, su richiesta del pm Lidia Giorgio che aveva coordinato le indagini condotte dagli agenti della sezione criminalità straniera della squadra mobile. Stefan Costantin è il principale imputato dell’inchiesta, tant’è che il 25 ottobre 2006 i giudici della corte d’assise (cui spetta giudicare quando viene contestato il reato di riduzione in schiavitù) gli inflissero la pena più pesante, nel processo a cinque imputati conclusosi in primo grado con 4 condanne e un’assoluzione. A «Bombonel», soprannome con cui era conosciuto in città lo straniero, furono infatti inflitti 14 anni di carcere per riduzione in schiavitù, associazione per delinquere, violenza sessuale, lesioni, violenza privata, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione (il pm aveva chiesto una pena di 12 anni). L’inchiesta «Iside» partì nell’agosto del 2003 quando una giovane prostituta romena, stanca di vendere il suo corpo a decine di clienti sulle strade foggiane, cercò di suicidarsi tagliandosi le vene. Fu soccorsa e trasportata in pronto soccorso dove si confidò con un’assistente sociale prima e i poliziotti dopo. Raccontò che era stata attirata in Italia con la scusa di un lavoro «pulito» dal fidanzato, ma una volta giunta nel capoluogo dauno era stata venduta ad un connazionale (si tratterebbe proprio del ricercato ora catturato) e costretta a prostituirsi e consegnare i guadagni all’organizzazione di sfruttatori. Stefan Costantin è accusato d’aver «acquistato» da altri connazionali la romene, costringedola a prostituirsi dopo averla violentata: doveva rimborsare così i soldi spesi dall’imputato per farla arrivare in Italia. Il clan vedeva alleati - ipotizzava l’accusa - romeni e foggiani. I primi reclutavano le connazionali in Patria facendole arrivare in Italia promettendo loro un lavoro; i foggiani invece avevano il compito di procacciare clienti e accompagnare le prostitute sul luogo di lavoro. |