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Era stato lanciato lo scorso novembre ed era destinato ad aiutare i clienti di prostitute. Era il primo tentantivo del genere in Italia
VICENZA – Era stato lanciato nel novembre 2003 e della notizia si erano occupati anche molti giornali stranieri. Il gruppo di auto mutuo aiuto “Parliamone insieme”, creato dalla Caritas diocesana vicentina, si poneva l’obiettivo di sostenere quei clienti di prostitute che vivevano con sofferenza tale situazione e allo scopo era stato attivato un numero di cellulare (il 348.8860498) a cui inviare sms, e un indirizzo di posta elettronica (parliamone@assieme.vicenza.it) a cui scrivere per mettersi in contatto con altre persone intenzionate a prendere in mano quella che evidentemente era vissuta come una dipendenza. A distanza di otto mesi, i responsabili del progetto hanno dovuto dichiarare forfait. “Sono stati più di una trentina gli uomini che si sono fatti vivi – spiega il direttore della Caritas vicentina don Giovanni Sandonà –, in alcuni casi si trattava di persone provenienti da altre regioni, per le quali era impossibile gestire la partecipazione agli incontri del gruppo, in altri chi chiamava non aveva comunque la volontà di intraprendere un cammino dove insieme si poteva imparare ad ascoltare la vita e magari viverla in modo più autentico, liberato e liberante. Infine erano molti quelli che tenevano alla loro riservatezza e che non se la sono sentita di accettare il confronto. La chiusura del progetto non significa però che il problema non esista e che non ci siano uomini che cercano aiuto. Evidentemente bisogna cambiare sistema, studiare qualcos’altro. Eppure erano stati proprio alcuni clienti a contattarci chiedendoci un lavoro del genere. A mancare, forse, è stata proprio la determinazione, quella che serve per affrontare un disturbo nel momento in cui si riesce a prenderne coscienza”. Era successo più volte che, rendendosi conto della propria situazione, in modo discreto dei clienti si fossero rivolti alle strutture della Caritas, magari con l’accasione di voler aiutare una delle ragazze incontrate. Erano stati una ventina, solo nel 2002, i contatti di questo tipo a Vicenza. Una domanda che aveva trovato una sponda nella filosofia che da sempre guida l’agire della Caritas, ossia la prossimità alle varie forme di povertà, “intesa – aggiunge don Sandonà - come intercettazione di un bisogno e ascolto delle invocazioni di vita che esso contiene”. Era iniziato così un percorso di discernimento, che, anche grazie al confronto con specialisti come quelli dell’Istituto Veneto di Terapia Familiare, aveva individuato nel gruppo di auto mutuo aiuto lo strumento più adatto, “nel quale – spiega il direttore della Caritas vicentina - ogni persona è una risorsa per sé e per gli altri, in un reciproco scambio di sostegno ed esperienze”. Il gruppo sarebbe stato supportato solo esternamente da alcuni specialisti, che non erano quindi chiamati a condurlo. “Se – conclude don Sandonà – è per noi netto lo schierarci dalla parte del più povero e del più debole, in questo caso dalla parte delle donne più o meno spudoratamente costrette al meretricio, e’ altrettanto chiaro che non intendiamo criminalizzare quelle persone che paradossalmente, e magari senza esserne consapevoli, nel sesso a pagamento esprimono altra povertà e altre invocazioni di vita”. (mb)
Tratto da Redattore Sociale
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