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Sei in Home Page arrow News arrow Notizie dai Media arrow Comunicare il sociale: ''Costruire reti per incidere sull'opinione pubblica''
 

Da lunedì 9 agosto a venerdì 27 agosto 2010, gli uffici operativi dei Progetti "Roxana" ed "Aquilone"
resteranno chiusi per la pausa estiva.
In caso di emergenza, è possibile contattare il 334.9660906.

Gli uffici torneranno operativi da lunedì 30 agosto 2010.
Buone vacanze!
 
 
Comunicare il sociale: ''Costruire reti per incidere sull'opinione pubblica''   Stampa  E-mail 
(Tratto da: Redattore Sociale del 18.10.07)
Al centro del convegno di Cagliari ''Strada facendo. I cantieri dell'abitare sociale'' la riflessione sul rapporto tra terzo settore e informazione. ''Urgente un cambio di prospettiva''. 
CAGLIARI
– Il convegno “Strada facendo. I cantieri dell’abitare sociale” in programma da domani a domenica a Cagliari – organizzato da Gruppo Abele, Cnca, Libera e regione Sardegna - sarà anche l’occasione per riflettere sul ruolo della comunicazione sociale. Il compito sarà affidato al gruppo di lavoro formato tra gli altri da Santo Della Volpe (Rai), Stefano Transatti (Redattore Sociale), Roberto Morrione (Fondazione Liberainformazione), Fabrizio Franchi (Ordine Giornalisti Trentino Alto Adige), Piero Scaramucci (Corecom Lombardia), Cristiano Lucchi (Agenzia Metamorfosi Cittadini).

Il gruppo partirà da alcune riflessioni incentrate sui modi di uscire dall’autoreferenzialità per riuscire a incidere sull’opinione pubblica. “L’ordinanza sui ‘lavavetri’ – si legge nel documento preparatorio - e le reazioni che a questo atto amministrativo sono seguite sono solo l’ultimo atto – il più dirompente e, forse, il più gravido di conseguenze – di una sequenza di decisioni e di prese di posizione pubbliche che stanno contribuendo fortemente a rimodellare le opinioni dei cittadini su una molteplicità di questioni fondamentali per la convivenza civile. Nell’ultimo anno è stata prodotta una mole impressionante di articoli e di prese di posizione che hanno investito i più diversi temi sociali: droghe, prostituzione, rom, immigrazione, carcere e indulto, occupazione abusiva di case, ‘bullismo’, disagio giovanile. Il registro che informa la gran parte dei pezzi giornalistici e di opinione è quello dell’allarme sociale, dell’“emergenza”, del “problema” che appare dilagare senza possibilità di essere arginato. I soggetti del disagio e della marginalità tornano ad essere percepiti come un pericolo. Un dibattito così orientato legittima sentimenti di paura e di intolleranza nei confronti dei soggetti più deboli e toglie spazio di manovra a coloro che si battono per i diritti delle persone messe ai margini dello sviluppo e del contesto sociale”.

“In questo quadro – prosegue il documento - le organizzazioni di volontariato e del terzo settore non possono dunque non porsi – oggi più che mai – il problema di come incidere efficacemente sulla formazione dell’opinione pubblica, sui mass media, sulle opinioni e sulle decisioni del mondo politico. In questa situazione, prima di preoccuparsi di sviluppare questa o quella competenza tecnica, è necessario – dove questo passaggio non è stato fatto – un vero e proprio cambio di prospettiva, per cui l’obiettivo fondamentale delle attività di comunicazione e informazione di un’organizzazione non profit non dovrebbe essere quello di comunicare la propria organizzazione, i propri servizi, di accreditare il proprio brand – al modo di un’organizzazione profit –, ma appunto di incidere il più efficacemente possibile sulla rappresentazione della realtà, dei problemi sociali, delle soluzioni condivise.

 È questo un punto chiave che permette di comprendere quello che, a prima vista, appare come un mero paradosso: il sociale – inteso come temi e problemi sociali – è estremamente presente sui mass media, ma il sociale inteso come organizzazioni della società civile è, invece, quasi irrilevante sui mass media nazionali.

La ragione principale di questo stato di cose non sta in una carenza di comunicazione da parte del non profit – che pure esiste – ma in un nodo che è essenzialmente politico e che riguarda il rapporto tra politici, mass media e società civile organizzata. 

In generale, possiamo dire che la società civile organizzata – dai coordinamenti del terzo settore ai comitati di cittadini, dalle campagne ai movimenti – non è riconosciuta dai mass media – dall’intero campo politico – come soggetto politico a pieno titolo della politics, cioè della costruzione “politica” della visione della realtà, ma – al massimo – trova una legittimazione come soggetto competente per le diverse policies, cioè nell’ambito della soluzione “tecnica” di problemi dati. Se la società civile non sarà in grado di legittimarsi come soggetto politico autonomo e del tutto qualificato a far parte del campo politico, le porte dei mass media nazionali non si apriranno né ai soggetti della società civile organizzata né alle loro rappresentazioni della realtà sociale. Più in generale, rimarrà bassa la capacità di terzo settore e volontariato di incidere sulla formazione dell’opinione pubblica e sulle decisioni politiche".

"Un capitolo importante nel rapporto con i media è quello che riguarda la Rai. Per questo, occorre ragionare sulle possibilità e i limiti del nuovo contratto di servizio, sullo spazio che verrà realmente concesso alla comunicazione sociale e sui modi in cui verrà prodotta tale comunicazione. Una riflessione sul servizio pubblico, infine, non potrà dimenticare le proposte avanzate dalla “Campagna per un’altra tv”, che ha presentato una propria proposta di legge di iniziativa popolare per la riforma del sistema radiotelevisivo che punta a liberare la Rai dall’influenza dei partiti, ad accrescere fortemente il ruolo della società civile, ad uscire dal duopolio Rai-Mediaset e dalla giungla delle frequenze".

"Ma il terzo settore e il volontariato devono fare anche autocritica e attrezzarsi in maniera più adeguata all’obiettivo fondamentale della costruzione di consenso intorno alla propria rappresentazione della realtà sociale e delle azioni migliori per affrontare problemi e attivare risorse. In primo luogo, non appare semplice per i comunicatori e gli operatori del terzo settore e del volontariato riuscire a contrastare le logiche dell’informazione sui temi sociali: la storia lacrimevole, l’ossessione per i dati (anche quando non ci sono), le semplificazioni di ogni genere, la ricerca del ‘testimone’ (sia esso la prostituta o il tossicodipendente). Andrebbero meglio sviluppate e definite riflessioni e pratiche che esprimano modi “altri” di rappresentare i deboli e gli esclusi e, più in generale, le questioni che coinvolgono terzo settore e volontariato".

"In secondo luogo, il terzo settore e il volontariato – nel momento in cui si rivolgono ai mass media e all’opinione pubblica in generale – si mostrano ancora troppo autoreferenziali. Il linguaggio, le priorità e i contenuti scelti sono più appropriati agli addetti ai lavori che a un pubblico più vasto, giornalisti inclusi. Nelle azioni di comunicazione, troppo spesso, si mette l’accento sui modelli di intervento, le metodologie di lavoro, i bisogni del sistema di intervento, cioè sugli operatori stessi – cosa comprensibile, ma per lo più errata quando ci si rivolge all’intera opinione pubblica – e molto meno sui fenomeni sociali di cui gli operatori sociali si occupano. Infine, risultano ancora insufficienti la comprensione dei meccanismi di funzionamento dei mass media e – a parte alcune grandi Ong e qualche campagna – anche la conoscenza delle tecniche di lobbying e, più in generale, la stessa capacità tecnica di incidere sui processi decisionali della politica".

"È vero, tuttavia, che la società civile organizzata non parte da zero nel campo della comunicazione. Esiste, in realtà, un notevole numero di siti, blog, newsgroup attivati da associazioni, coordinamenti, piccoli gruppi molto agguerriti, campagne che sono in grado di fornire una grande quantità di informazioni, spesso ben ‘trattate’ e di rilevante interesse. Alcuni gruppi impegnati sui diversi problemi sociali hanno compreso l’importanza del lavoro con i media e sulla formazione dell’opinione pubblica, non limitandosi dunque all’azione nei confronti dei più emarginati. Tantissimi gruppi del terzo settore, poi, producono propri mezzi di comunicazione e ci sono molti giornalisti, videomaker, grafici, radio indipendenti, esperti di internet sensibili e attenti verso i temi sociali. Una galassia frastagliata che ha le potenzialità per poter incidere sulla formazione dell’opinione pubblica e sui processi decisionali, se solo fossimo capaci di renderla ben visibile e di fare massa critica, di costruire reti invece di procedere ognuno per proprio conto”, conclude il documento.    

 


 

 


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