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(Tratto da: Redattore Sociale del 06.03.07) L'anno scorso ne erano state reintegrate 196, più della metà di origine rumena. Il sottosegretario Lucidi propone di istituire un fondo per il rimpatrio finanziato dagli stessi lavoratori immigrati e dai datori di lavoro. ROMA - E' attivo il progetto dell'Organizzazione mondiale per le migrazioni (Oim) che prevede, per il 2007, il rimpatrio volontario di 220 stranieri vittime della tratta e di altri casi umanitari. Il programma permetterà il reinserimento nei paesi di origine di 100 stranieri che si sono sottratti ai circuiti di sfruttamento, di 100 migranti in condizioni di estrema precarietà e di disagio (disabili, malati terminali, anziani, donne con minori a carico) e di 20neo- maggiorenni che non possono convertire il titolo di soggiorno al compimento della maggiore età. Dall'agosto del 2005 al dicembre 2006, con il progetto dell"Oim, sono state aiutate e reintegrate 196 persone: 91 erano vittime di tratta e 75 immigrati in difficoltà. La metà degli stranieri rimpatriati era di origine rumena. "Per permettere ai cittadini rumeni di poter usufruire dei programmi di aiuto previsti per le vittime di tratta - spiega Lorenzo Trucco, avvocato dell'Associazione studi generici sull"immigrazione (Asgi)- il 28 febbraio scorso è stata approvata una legge che permette l’applicazione dell’articolo 18 anche agli immigrati che fanno parte dell’Unione europea. Uno strumento importante, che consente a queste persone neo- comunitarie di poter continuare ad essere protette e aiutate”.
Il progetto dell’Oim per il rimpatrio volontario si estende anche ai minori stranieri non accompagnati. I casi delle vittime di tratta potranno essere segnalati all’Oim da operatori socio- sanitari della rete dell’articolo 18, associazioni, ong, asl, uffici stranieri, autorità locali, ambasciate, forze dell’ordine e da chiunque entri in contatto con una vittima dello sfruttamento. Dopo la segnalazione (anche chiamando il numero verde 800290290), ogni caso viene esaminato dal personale dell’Oim. Nel corso di approfonditi colloqui, oltre al profilo e alle storie personali, viene accertata anche l’effettiva volontà di rimpatriare. Con l’aiuto degli operatori degli uffici Oim nei paesi di origine (Anti- trafficking focal points) viene valutata l’opportunità del rientro in relazione al margine di rischio e alla praticabilità di un percorso di reintegrazione. Il ministero dell’Interno verifica la sussistenza dei presupposti di legge (articoli 18 Testo unico immigrazione e articolo 13 della legge 228/ 2003) e autorizza la prestazione di assistenza.
Una volta valutata l’opportunità e la fattibilità del rientro, si procede all’elaborazione di un progetto individuale di reinserimento socio- lavorativo nel paese di origine che tenga conto delle loro capacità e aspettative. Sono previsti assistenza medica, psicologica e legale; corsi di formazione; percorsi di reinserimento lavorativo, attraverso borse- lavoro; assistenza per i documenti necessari. Nei casi umanitari, quelli cioè di stranieri in condizioni di estrema precarietà e disagio che chiedono di fare ritorno in patria, è prevista un’assistenza che comprende l’organizzazione del viaggio, la copertura delle spese e un’indennità di reintegrazione. "Dal 2001 fino ad oggi- dice Peter Schatzer, direttore dell’ufficio regionale e capo della missione in Italia dell’Oim- sono state assistite oltre 400 persone.” Si tratta, nella maggior parte, di donne vittime di tratta a scopo di sfruttamento sessuale.
“E’ necessario facilitare il rimpatrio volontario e il reintegro nei Paesi di origine- sottolinea il sottosegretario di Stato Marcella Lucidi-. In questo modo si lascia agli immigrati la speranza di tornare in Italia, in futuro, con opportunità diverse.” Soluzione che non sarebbe possibile nel caso di espulsione. Per facilitare la possibilità di ritorni volontari in patria, Lucidi propone anche di istituire un fondo per il rimpatrio, che potrebbe essere finanziato dagli stessi lavoratori immigrati e dai datori di lavoro. Inoltre, secondo il sottosegretario, bisogna distinguere sempre di più i due percorsi previsti dall’articolo 18: uno permette di aiutare le vittime attraverso un percorso sociale, l’altro si articola in una collaborazione attiva con l’autorità giudiziaria e le forze di polizia della vittima.
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