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(Tratto da: Redattore Sociale del 24.10.06 - in esclusiva da News from Africa) I trafficanti di esseri umani fanno ottimi affari, portando via dai villaggi ragazze poco istruite per ingaggiarle come lavoratrici domestiche nella città costiera. Spesso bambine di soli 5 anni, che vedono poco o niente dei loro guadagni.
NAIROBI – Tonia Ayo-Ola, 19 anni, ha lavorato per tre mesi senza un giorno di riposo. Ogni mattina si alza alle 6 e prepara la colazione per la sua “padrona”. Non può sdraiasi sulla stuoia stesa sul pavimento del soggiorno finché l’ultima persona non è a letto, spesso dopo mezzanotte. “Non ho amici, non esco mai e nessuno mi viene a cercare. Non sono felice. Non che siano cattivi con me, ma non è come stare con la mia famiglia. Non sono libera”, dice Tonia, che non è stata mai pagata per il suo lavoro, sebbene i trafficanti abbiano promesso alla sua famiglia una somma di denaro non definita, entro la fine dell’anno, quanto spera di poter tornare a casa. "Se alle ragazze non rimane denaro, dopo che i trafficanti hanno imposto loro le ´tasse di trasporto´ e la ´commissione´, è perché viene corrisposta solo una frazione del compenso che spetterebbe loro lavorando così duramente", sostiene Justina Onifade, dell’Unicef. In tutta l’Africa orientale milioni di ragazze come Tonia – e talvolta anche ragazzi - sono vendute come schiave per lavori domestici. Gli abusi sessuali, fisici e psichici sono molto diffusi. Molte di loro sono tenute sotto chiave e non hanno contatti con nessuno al di fuori dei loro datori di lavoro, nessuno a cui rivolgersi per un aiuto. Una volta lontane dalle loro famiglie, le ragazze sono alla mercè dei trafficanti che, in alcuni casi, le trasferiscono da una casa all’altra, intascando le loro paghe. La brutta esperienza di Tonia Auo-Ola è iniziata quando i trafficanti sono arrivati al suo villaggio nello Stato di Ogun, proprio a nord di Lagos, sostenendo di dover procurare una domestica ad una famiglia ricca della città. E’ stata avviata una trattativa con il fratello di Tonia ed infine è stato comunicato alla ragazza che sarebbe andata a Lagos, per lavorare in una casa sconosciuta. "Affrontare il problema della Nigeria partendo dal traffico interno è un primo passo perché sia affidato a questa nazione un ruolo centrale nella lotta alla rete internazionale del traffico umano", riferisce Orakwe Arinze della Naptip (Nigerian Government’s National Agency for Prohibition of Traffic in Persons). “Il traffico interno è la base di partenza per il traffico internazionale, perché dal momento che queste ragazze sono tolte alla loro famiglia, qualunque cosa può accadere”, afferma Arinze. Secondo l’Unicef, il traffico di bambini è una delle organizzazioni criminali che si sta sviluppando più rapidamente, come dimostra una stima di 1,2 milioni di vittime all’anno. In un recente incontro regionale sul problema, i membri dell’Ecowas, un ente economico regionale, hanno approvato un piano per una cooperazione tra le frontiere. Il governo nigeriano ha inoltre varato una legge che dichiara illegale il lavoro in case non familiari dei minori di18 anni. Ma le prestazioni sono così a buon mercato che l’aiuto domestico ormai è la norma e pochi nigeriani conoscono la legge. I funzionari del Naptip sono convinti che questo traffico sia strettamente legato alla povertà, in una nazione in cui, secondo le Nazioni Unite, il 70% della popolazione vive con meno di 1 dollaro al giorno. “La povertà può far agire come animali, perchè è bestiale guardare i propri figli come qualcosa da vendere. In realtà, nemmeno gli animali lo fanno”, dice Arinze del Naptip. Il Naptip lavora con l’Unicef per riunire i lavoratori domestici tiranneggiati alle loro famiglie. Onifade dell’Unicef però ritiene il compito difficile, in quanto alcuni dei ragazzi non conoscono il nome dei loro genitori né da dove provengono.
L´Unicef sta inoltre lavorando con il governo per consentire a centinaia di lavoratori domestici a Lagos di frequentare scuole professionali o letterarie e di ampliare così il loro orizzonte. All’Agege Vocational Training Centre, giovani donne, ragazze e qualche ragazzo possono scegliere tra una vasta gamma di mestieri, compreso il parrucchiere, il disegnatore di moda e persino lo “snailery”, l’allevamento delle lumache giganti che sono uno dei piatti preferiti nella Nigeria meridionale. E’ proprio allontanando le ragazze dalle loro case ed affidandole ad altre persone, che si può paradossalmente migliorare la loro situazione, consentendo loro di incontrare coetanei e persino di trovare sostegno se sentono di aver subito abusi o maltrattamenti. Il programma gratuito però difficilmente riuscirà ad arrivare alle ragazze più vulnerabili. “In questi centri le ragazze escono dalle mura domestiche ed imparano a conoscere i loro diritti, scambiano esperienze ed ottengono sostegno”, dice Onifade. “Proprio per questa ragione alcuni maestri non vorrebbero mai lasciarle andare”.
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