|
Nell'ambito di Civitas, un seminario per presentare ''Osservatorio tratta''. Per l'attuazione dell'art. 18 sono più di 70 i progetti in atto sul territorio nazionale, curati dalla Commissione Interministeriale.
PADOVA - La consapevolezza sulla tratta degli esseri umani ha percorso un iter lento nel nostro paese. I primi interventi, da parte delle sole associazioni non profit. Poi il coinvolgimento delle amministrazioni locali e, parallelamente, i primi sviluppi legislativi, fino al Testo unico sull’immigrazione del 1998 (art. 18) che regolamenta la concessione di permessi di soggiorno alle vittime dello sfruttamento e l’accesso ai programmi di integrazione. Per l’attuazione dell’art. 18 sono attualmente in atto più di 70 progetti sul territorio nazionale, curati dalla Commissione Interministeriale, che si occuperà anche dei futuri progetti per programmi di prima assistenza alle vittime della tratta, in attuazione dell’art. 13 della legge n. 228/2003 sulla tratta.
Nel panorama internazionale il sistema italiano è oggi tra i più avanzati, per la capillarità degli interventi e la loro diversificazione: dal primo contatto di strada all’inserimento lavorativo, passando per l’accoglienza residenziale, la formazione, l’empowerment. Per sviluppare ulteriormente il sistema esistente, l’associazione “On the road” lancia un progetto di “sistema” contro la tratta degli esseri umani. La cornice, quella di Civitas: nel programma delle manifestazioni della XI mostra-convegno di Padova su solidarietà e economia sociale, rientra anche la presentazione del progetto “Equal Osservatorio e Centro Risorse sul Traffico di Esseri Umani”, realizzato con la collaborazione di partner quali Dipartimento di Scienze Sociali Università di Torino, Censis, Cnca, Consorzio Nova, Save the Children Italia, Irecoop Veneto, Irs, Azienda Usl 16 di Padova.La presentazione del progetto, venerdì 5 maggio un seminario a Padova dal titolo “La multidimensionalità della tratta di esseri umani: ipotesi per la costruzione di nuovi sistemi di conoscenza del fenomeno e di raccordo tra gli attori in campo”.
Nel titolo del seminario, l’anima del progetto: conoscere il fenomeno e creare raccordi tra gli enti e i soggetti che si occupano delle vittime della tratta. Chi si occupa sul campo dello sfruttamento di esseri umani ha bisogno di nuove competenze nell’ottica della multidimensionalità della tratta. Non solo questione di prostituzione, insomma. Questa la prima novità del progetto: ampliare l’orizzonte di osservazione sullo sfruttamento per andare oltre quello sessuale che, se resta ancora l’aspetto prevalente, più conosciuto e affrontato, non può essere “esclusivo”. Esistono altri fenomeni di sfruttamento dei quali si sa poco o nulla per poter intervenire efficacemente. Lo stesso sfruttamento sessuale, del resto, resta per molti versi un mondo sommerso, nascosto com’è nelle case private o nei centri “massaggi”. A maggior ragione quindi, sfuggono i nuovi fenomeni di sfruttamento come quelli che si annidano nel badantato a d esempio. E nell’ombra, inesplorato, resta l’universo di quanti sono costretti al lavoro forzato, all’accattonaggio, al furto, alle adozioni internazionali illegali, al traffico di organi.
La dimensione del fenomeno sfugge agli stessi operatori del settore. Per questo è nata l’idea di un progetto che sia un osservatorio sulla tratta, dunque uno strumento per i soggetti che si occupano delle vittime dello sfruttamento. Questa l’altra novità del progetto: non un progetto rivolto alle vittime della tratta bensì agli enti, di diversa natura, che a livelli diversi sono impegnati nella lotta al fenomeno e alla tutela delle vittime. Per loro, il progetto persegue finalità step by step. In un primo momento offre nuovi strumenti di conoscenza/monitoraggio delle diverse forme di sfruttamento, attraverso un osservatorio nazionale e un osservatorio regionale ma anche attraverso la ricognizione della legislazione esistente in materia, non solo in Italia. La ricerca coinvolge anche le figure professionali del settore, ne analizza i ruoli, le qualifiche e le competenze per mettere in luce una situazione per certi versi confusa, in cui ad esempio molti operatori non sono riconosciuti dal Ministero del lavoro; oppure, dove alcune qualifiche professionali esistono in alcune regioni ma non in altre.
A questa ricerca globale sul fenomeno della tratta, che consente di valutarne la dimensione e la diversificazione, seguono poi la proposta di nuove metodologie di intervento e la possibilità di estendere quelle già messe in atto nello sfruttamento sessuale anche alle altre forme di sfruttamento. Ai nuovi modelli di intervento si accompagnano infine nuovi strumenti di raccordo, capaci di definire una rete operativa di intervento coordinato, a livello nazionale e transanazionale tra i soggetti che si occupano delle vittime della tratta: una banca dati sugli enti coinvolti; un polo di consulenza tecnica per l’aggiornamento, lo sviluppo dei programmi, dei progetti e degli interventi di settore; infine, un centro risorse condivise per gli enti coinvolti (enti pubblici e del non profit, le forze dell’ordine e l’autorità giudiziaria, i servizi sanitari, i servizi per l’impiego, le associazioni sindacali e datoriali, le reti del terzo settore).
Questi i caratteri, i protagonisti, le motivazioni e gli obiettivi di un progetto di rete, dall’impatto nazionale (data la partecipazione dei ministeri dell’Interno, Giustizia, Lavoro e Politiche Sociali, Affari Esteri, Conferenza Stato-Regioni, Direzione Nazionale Antimafia e Commissione Interministeriale), ma anche dalla dimensione transnazionale, per il coinvolgimento dei Paesi di origine, transito e destinazione delle vittime della tratta.
Tratto da: Redattore Sociale del 04.05.06 |