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Un esercito di “nuove schiave”   Stampa  E-mail 

Vigna: «Più di 50 mila le donne straniere costrette a prostituirsi»

di Rita Di Giovacchino
ROMA - Ci sono in Italia almeno trentamila “schiavi”, sfruttati da organizzazioni criminali, oggetto di scambio come fossero merce, e vittime di ogni abuso. Soprattutto donne, costrette a prostituirsi con la violenza, e spesso condannate a morte quando osano ribellarsi. Un dato agghiacciante, per due giorni oggetto di un convegno di studio da parte di magistrati e investigatori provenienti da tutta Europa. La maggior parte dei nuovi “schiavi” sono immigrati clandestinamente in Italia nella seconda metà degli anni Novanta. Ma è una tragedia che non può considerarsi conclusa, nonostante la diminuzione dei flussi migratori da parte dei paesi dell’Est.

Anzi la «riduzione in schiavitù» e la «tratta internazionale di esseri umani» sono considerati in Europa un fenomeno crescente. E secondo la stima fornita ieri dal procuratore nazionale antimafia Pierluigi Vigna, sembra si sia raggiunto recentemente il picco di 54 mila persone rispetto al dato delle 27 mila registrato nel 2001. Spiega Vigna: «La tratta di essere umani, dall’8 agosto 2003, è considerato un reato di mafia: cosa che consente adeguate condanne. Al 31 maggio scorso risultano pendenti, presso 26 Procure antimafia, 740 procedimenti per riduzione in schiavitù, 399 per tratta di esseri umani, 95 per acquisto e vendita di schiavi. Un risultato importante che è anche il frutto della piena collaborazione tra varie polizie. Ma è sempre più urgente che i paesi di provenienza delle vittime adottino una legislazione omogenea».

C’è infatti la preoccupazione di garantire la sicurezza dei familiari delle vittime, che restano nei paesi di origine, spesso oggetto di pesanti ritorsioni da parte delle organizzazioni criminali. «Speriamo che almeno la collaborazione con le istituzioni locali aumenti in modo da poter proteggere i parenti di quanti decidano di ribellarsi e di denunciare i propri aguzzini», dice ancora il procuratore nazionale Antimafia.

La scoperta più inquietante per quanto riguarda le persone sottoposte a indagini - circa 7.582 - è che almeno il 32 per cento è costituito da italiani. Seguono gli albanesi, i cinesi, i romeni e i nigeriani. Questo sta a dire che anche la nostra criminalità organizzata, si pensa soprattutto alla Sacra Corona unita che opera sul lungo costa pugliese, è coinvolta in questi traffici. La maggioranza delle vittime (2741) è invece albanese, seguono rumeni, nigeriani, ucraini e moldavi.

Il dato interessante è che nella lotta contro la tratta degli schiavi, che qualcuno definisce un crimine contro l’umanità, vengano usati gli stessi strumenti operativi adottati nel contrasto al narcotraffico: agenti infiltrati, collaboratori di giustizia sottoposti ad un’attenta tutela personale, con accoglienza in case protette e un percorso di reinserimento sociale, proprio come avviene con i pentiti di mafia. Alle vittime che cercano protezione è quasi sempre concesso il permesso di soggiorno, per consentirgli di sottrarsi al dominio degli sfruttatori, indipendentemente dal fatto che abbiano o no il coraggio di denunciarli. Finora sono stati concessi circa 3.000 permessi, un numero non indifferente.

Una concessione che si giustifica con il fatto che l’Italia ha bisogno di immigrati, spiega ancora Vigna: «Quello dell'immigrazione è un fenomeno enorme. Nella riunione svoltasi un mese fa con il ministro della Giustizia e con i presidenti dei tribunali di sorveglianza, si è visto che molte espulsioni sono avvenute per opera dei magistrati: non è più una misura amministrativa, ma una disposizione del giudice e questo è una garanzia per gli immigrati che rispettano la legge».

Articolo da "Il Messaggero" del 5 giugno 2004.


 

 


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