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Due i binari lungo cui si è sviluppata l’attività dell’Oim: in Bulgaria, Bosnia e Ungheria è stata lanciata una massiccia campagna di informazione e sensibilizzazione pubblica, con spot televisivo prodotto dalla Rai. La campagna punta a fornire ai giovani e alla pubblica opinione la consapevolezza della differenza tra emigrazione clandestina e traffico di esseri umani.
ROMA - Nije na prodaju, ovvero: non sono in vendita. Questo lo slogan coniato dai giovani delle scuole bosniache coinvolti nel progetto “Prevenzione tratta” dell’Oim. Libretti informativi, spille, tatuaggi adesivi e braccialetti pensati dai giovani per i giovani. Due mesi dopo la scadenza del progetto finanziato dal Ministero degli affari esteri, l’Organizzazione internazionale delle migrazioni fa un bilancio del suo operato in Bosnia-Erzegovina, Bulgaria, Croazia e Ungheria. Due i binari lungo cui si è sviluppata l’attività dell’Oim. In Bulgaria, Bosnia e Ungheria è stata lanciata una massiccia campagna di informazione e sensibilizzazione pubblica, con tanto di spot televisivo prodotto dalla Rai e andato in onda sui principali canali televisivi dei Paesi.
Rivolta in particolare alle ragazze - considerate maggiormente vulnerabili rispetto al rischio della tratta – la campagna punta a fornire ai giovani e alla pubblica opinione la consapevolezza della differenza tra emigrazione clandestina e traffico di esseri umani, tra prostituzione e riduzione in schiavitù, tra lavoro e sfruttamento, ma soprattutto per rendere chiaro che le vittime dei traffici non hanno commesso reati, ma al contrario sono violate nei propri diritti.
In Croazia invece è stata curata la formazione del personale di polizia alla frontiera, che permetterà con maggiore facilità l’identificazione delle potenziali vittime della tratta. Informazione e formazione dunque come elemento chiave da affiancare ad assistenza e lavoro di rete tra le prefetture dei vari Paesi per stroncare un fenomeno di “criminalità transnazionale”, come la definisce il sostituto procuratore nazionale antimafia Giusto Sciacchitano. In questo senso la politica della Direzione nazionale antimafia è proiettata da anni verso l’estero nel tentativo di stabilire accordi bilaterali con i Paesi di origine, transito e destinazione nell’ottica di una sempre maggiore collaborazione giudiziaria e armonizzazione normativa.
Nei paesi balcanici toccati dal progetto Oim il codice penale prevede il reato di tratta e sono in corso sperimentazioni in linea con la proposta di direttiva europea (COM/2002/0071) per l'introduzione di un titolo di soggiorno di breve durata per le vittime del favoreggiamento dell'immigrazione clandestina o della tratta di esseri umani che cooperino con gli Stati membri nella lotta contro le reti criminali collaborando con la giustizia. E proprio per rendere applicabili quelle norme l’Oim ha ritenuto necessario un lavoro di formazione e informazione. “Sulla tratta esiste una generale confusione – spiega Teresa Albano –. Si tende a sovrapporre il traffico di esseri umani all’immigrazione clandestina e la prostituzione alla tratta”. Quante siano le persone trafficate nessuno lo sa e non esistono stime attendibili. In Italia sono 8.000 i permessi di soggiorno rilasciati con l’articolo 18 per motivo di protezione sociale, ma non ci sono dati sulle espulsioni delle donne, sui respingimenti alle frontiere, come non esiste un database condiviso delle ong che contattano le ragazze e i ragazzi in strada.
E ad ogni modo rimarrebbero sommersi i dati delle donne costrette a prostituirsi in appartamenti e locali, per conoscere i quali sarebbe necessario censire gli annunci su internet e sui giornali. Ma la tratta non riguarda soltanto lo sfruttamento sessuale ma anche quello lavorativo - come provato da una recente operazione dei carabinieri denominata Marco Polo sul traffico di lavoratori cinesi – nonché l’accattonaggio di minori e disabili.
Tratto da: Redattore Sociale del 28.03.06
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