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Riti woodoo e vetriolo per le lucciole nigeriane   Stampa  E-mail 

Riti woodoo e vetriolo. Era questa la terribile ricetta con cui delle ragazze nigeriane sono state costrette da connazionali a prostituirsi e spacciare droga. Due di loro sono state liberate nei giorni scorsi dalla Squadra Mobile al termine di una lunga indagine durata sette mesi. I detective hanno scoperto che le giovani erano costrette al marciapiede e allo spaccio di cocaina soprattutto con la violenza psicologica. Sette le persone finite in manette. Le tre "madame", che gestivano fino a venti prostitute, le tenevano sottomesse con la minaccia di celebrare riti woodoo. Ma non solo: quando le due donne, entrambe di 25 anni, hanno tentato di spezzare le catene della loro prigionia, le loro mamme in Nigeria sono state picchiate e una di queste persino sfregiata con il vetriolo.

La banda, formata da sette centroafricani, era organizzata in compartimenti stagni. Una persona reclutava le giovani con la promessa del lavoro, altri procuravano i documenti falsi per l'arrivo in Italia. Una volta nel nostro paese le ragazze venivano affidate alle tre donne che le ospitavano in diversi appartamenti in città - in via Orsini, Bordighera, Rismondo - e in provincia, a Sesto, Bollate e San Donato.

Durante l'indagine, partita nel marzo scorso, dopo avere raccolto due denunce, gli investigatori della squadra Mobile hanno accertato che oltre lo sfruttamento della prostituzione i componenti dell'organizzazione, cittadini del Gambia e della Nigeria, trafficavano in cocaina. La droga poi veniva data alle lucciole che si prostituivano soprattutto nella zona di Vittuone. I reati contestati ai sette, sono diversi. Le tre donne sono accusate di associazione per delinquere finalizzata a favorire l'immigrazione clandestina, lo sfruttamento della prostituzione, l'estorsione (per il ferimento delle mamme delle ragazze) e anche l'interruzione di gravidanza non volontaria a cui era stata costretta una delle ragazze.

Alle giovani i poliziotti sono arrivati grazie alla collaborazione dall'Associazione Lule, il cui personale ha accompagnato una delle donne in questura a denunciare la sua condizione di schiava. Negli appartamenti sequestrati, gli agenti hanno trovato le bamboline che venivano usate per intimorire le ragazze. Ora le due che hanno denunciato l´organizzazione, si stanno rifacendo una vita in Italia, mentre altre diciotto, spaventatissime dalle possibili conseguenze del rito, non hanno osato accusare i loro sfruttatori e sono state espulse.

Giovanna Trinchella

Tratto da: La Stampa del 10/10/2002.


 

 


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