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Prostituzione, "Oltre la strada".   Stampa  E-mail 

"Certe notti…" è il titolo sotto il quale, al Teatro delle Passioni, giovedì 26 gennaio, si sono svolte varie iniziative per celebrare i dieci anni di attività dell'Unità di strada del Comune di Modena.

MODENA - "Certe notti…" è il titolo sotto il quale, al Teatro delle Passioni (viale C. Sigonio 382) giovedì 26 gennaio, si sono svolte le iniziative, in occasione dei dieci anni di attività dell'Unità di strada del Comune di Modena. Tra queste, il seminario "Riduzione del danno e prevenzione sanitaria nell'ambito della prostituzione di strada". "Il decennale - recita un comunicato del Comune - cade infatti in un momento di trasformazioni profonde del fenomeno della prostituzione, in cui la strada non rappresenta più il luogo esclusivo di esercizio e l'offerta dell'intrattenimento sessuale è quanto mai variegata e complessa". In questo contesto gli operatori hanno inteso promuovere un momento di analisi e riflessione sulle prospettive delle attività di prevenzione sanitaria e riduzione del danno, attraverso il confronto di esperienze diverse. L'intervento dell'Unità di strada è nato alla fine del 1995, quando il Comune, all'interno del Coordinamento Provinciale AIDS, insieme a Provincia e Azienda Usl, ha attivato un progetto rivolto al fenomeno della prostituzione di strada straniera. L'obiettivo, in particolare, è la prevenzione dell'Aids e delle malattie sessualmente trasmissibili in una strategia di riduzione del danno.

Con la consulenza del Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute e sulla base di esperienze nazionali ed europee già sperimentate, è stato avviato un modello d'intervento che vede una prima fase di contatto in strada dei sex-workers, attraverso un'équipe di operatori e mediatrici culturali, che offrono la possibilità di accesso diretto ai servizi sanitari o indiretto attraverso un accompagnamento da parte dell'equipe.

Il modello non ha subito mutazioni significative in questi dieci anni: operatori di strada e mediatrici culturali in équipe intervengono in strada quattro volte al mese contattando i sex-workers direttamente sul luogo di lavoro; offrendo condom e materiali farmaceutici, ma anche materiali informativi in lingua ed informazioni sui servizi presenti sul territorio.Il lavoro dell'équipe si adatta alle caratteristiche del target, ad esempio con le ragazze provenienti da paesi africani generalmente si realizzano “contatti di gruppo”: all'arrivo del pulmino dell'Unità di strada si formano piccoli gruppi che interagiscono con gli operatori e le mediatrici.

Con le ragazze dell'Est Europa, invece, si verificano più spesso contatti individuali: il rapporto è tra la singola ragazza e uno o più operatori/mediatrici. Ai sex workers viene anche offerta la possibilità di essere accompagnati ai servizi sanitari, in particolare al Consultorio per Donne Straniere, attraverso l'accesso al Centro Stranieri, dove è possibile approfondire la relazione in un contesto differente dalla strada. Determinante è la presenza della mediatrice culturale per l'avvio del contatto in strada; nell'equipe sono presenti tre mediatrici linguistico culturali che coprono le diverse aree di provenienza delle donne che si prostituiscono in strada: nigeriana, albanese, russa e rumena.

I materiali, che come le mediatrici vengono forniti dal Comitato per i Diritti Civili delle Prostitute, sono sulla prevenzione dell'Aids e delle malattie sessualmente trasmissibili, ma anche sulla sicurezza e difesa personale, sulla contraccezione e sulla gravidanza. Tali materiali sono disponibili in 27 lingue differenti perché tradotti nella lingua di provenienza del donne a cui sono destinati.
L'andamento dei dati sui paesi di provenienza dei sex workers è indicativo delle trasformazioni che il fenomeno della prostituzione di strada ha subito nel corso degli anni. La nazionalità nigeriana, sempre costante nel tempo, è quella numericamente predominante sul totale delle presenze.

Nel gruppo dell'est Europa si è assistito a diversi cambiamenti: sono presenti soggetti provenienti da paesi diversi (Albania, Moldavia, Ucraina, Russia, Romania, ex-Jugoslavia, Polonia, Slovacchia, Bulgaria, Ungheria) che sono cambiati nel tempo, con un trend pressoché costante di ragazze moldave e russe; una diminuzione nella presenza di ragazze provenienti dall'Albania che prima erano molto giovani e clandestine e oggi tendono ad essere di età più elevata e regolari. Dal 2000 si registra inoltre un aumento progressivo delle ragazze provenienti dalla Romania.

Tratto da: Nuove Schiavitù del 08/02/06.


 

 


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