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Convivenze 36mila vittime. "Educare al corpo contro la tratta delle prostituìte".   Stampa  E-mail 

In Italia sono 36 mila le vittime della tratta di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale. E' allarmante il dato riportato sul dossier "Studio sulle legislazioni nazionali in materia di prostituzione e la tratta di donne e minori".

ITALIA - In Italia sono 36 mila le vittime della tratta di esseri umani a scopo di sfruttamento sessuale. E' allarmante il dato riportato sul dossier "Studio sulle legislazioni nazionali in materia di prostituzione e la tratta di donne e minori":è una raccolta di dati e informazioni curata dall'Università di Trento e dall'Università Cattolica di Milano su commissione del Palamento europeo. Dato preoccupante se si considera che l'Italia detiene un drammatico record rispetto ad altri 10 paesi dell'Unione Europea (Austria, Belgio, Francia, Germania, Lituania, Paesi Bassi, Polonia, Repubblica Ceca, Spagna e Svezia): occupa il quinto posto, dopo Repubblica Ceca, Polonia, Olanda e Francia, per quanto riguarda la violenza sulle prostitute da strada. Sui marciapiedi e nelle case in cui queste ragazze, per la maggior parte straniere, vengono rinchiuse si consumano tragedie. La violenza fisica e psicologica annienta queste ragazze e le imprigiona.

A ciò si aggiunge il fatto che gli introiti derivanti dalla "tratta" stanno occupando un posto sempre più importante nei conteggi della criminalità organizzata locale e straniera, fino a competere, in alcuni casi a superare, quelli derivanti dal commercio di droghe e armi. La tratta della prostituzione non è una questione di degrado urbanistico e la soluzione del problema non risponde a esigenze di recupero estetico dei marciapiedi; non si tratta di rimettere in discusione la legge Merlin. Bisognerebbe prima di tutto partire dalla consapevolezza che questo problema coinvolge vittime di un sistema globalizzato in cui la persona è essenzialmente merce di scambio anche per il soddisfacimento di piaceri sessuali. Bisogna legiferare tenendo per proteggere queste persone e non le strade o i quartieri. A ciò, però, è necessario affiancare interventi di seria e mirata educazione sessuale rivolta a tutti, soprattutto nelle scuole, per recuperare il rispetto della dimensione corporea e sdradicare l'idea del sesso come violenta consolazione, assoggettameto e dimosrazione di potere.    

Tratto da: La Gazzetta del Mezzogiorno del 04/01/2006.


 

 


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