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Non più schiave, solo immigrate.   Stampa  E-mail 

Centralini per le denunce, ospitalità, programmi di recupero, e aiuti per trovare lavoro: grazie alla legge sull'immigrazione sarà possibile sottrarre le schiave ai trafficanti di esseri umani.

Comprate e rivendute al miglior offerente come in una fiera. Costrette a offrire il loro corpo, picchiate, nutrite a pane e acqua. In qualche caso uccise, per essersi ribellate ai loro aguzzini. E' un mercato che frutta agli schiavisti 90 milioni di euro al mese solo in Italia. "La tratta degli esseri umani è ormai un'emergenza internazionale, seconda soltanto a quella della droga. In quest'ultimo anno sono passate dal nostro Paese tra 18 e 25 mila ragazze, sempre più spesso minorenni", perciò il ministro per le Pari opportunità, Stefania Prestigiacomo, dopo la fecondazione assistita e le quote rosa, annuncia a Panorama la prossima battaglia: "Salvare le prostitute dai trafficanti di esseri umani".

Aggiunge: "Già nella legge del 2003 feci inserire sanzioni per i clienti che vanno con le schiave. Pene severissime per i clienti, quelli che forniscono la ragion d'essere, il business, del mercato di merce umana. Ma anche per chi riduce in schiavitù, prevedendo aggravanti specifiche nel caso le vittime siano minorenni: fino a vent'anni di reclusione".

Lo strumento principale per salvare le cosiddette nuove schiave è l'articolo 13 del testo unico sull'immigrazione che prevede l'attuazione di programmi di assistenza per le vittime del racket. Il ministro Prestigiacomo, con uno stanziamento di 30 milioni di euro e l'attivazione di un centralino antitratta (800290290), che riceve 300 chiamate al giorno, ha già ottenuto qualche risultato: 5 mila donne sono state sottratte alla strada e inserite in case famiglia protette. Altri progetti partiranno tra breve, come la possibilità per le ex-schiave che denunciano i propri aguzzini di avere vitto e alloggio per almeno sei mesi. In base alle chiamate ricevute, il ministero ha condotto anche un piccolo censimento. Le prostitute più numerose sono le nigeriane, seguono le albanesi, le moldave e le rumene. Il 5 per cento delle telefonate di aiuto è di minorenni, ma si stima che il fenomeno sia molto più diffuso.

Nelle scorse settimane il Consiglio dei ministri ha approvato il regolamento che definisce lo speciale programma di assistenza per le vittime dei reati di riduzione in schiavitù, dando così attuazione all'articolo 13 della Legge 228/2003. Nel testo si prevede, fra l'altro, che su proposta delle varie associazioni che svolgono attività a favore degli immigrati lo Stato finanzi l'80 per cento dei programmi di recupero e le regioni contribuiscano al rimanente 20 per cento.
"Fra i progetti" spiegano al ministero "c'è anche il supporto psicologico, l'inserimento nel mondo del lavoro e, in alcuni casi, la possibilità di ottenere il permesso di soggiorno, solo dopo accurate verifiche della questura". "Molto è stato fatto e ancora sarà fatto contro i trafficanti di esseri umani. Ma credo che un analogo impegno debba partire dall'Europa per arrivare inevitabilmente alle Nazioni Unite" sottolinea Stefania Prestigiacomo. "Fin quando la comunità internazionale non avrà la convinzione di intervenire con misure forti, anche e soprattutto sul piano sociale ed economico, per arrestare questa migrazione coatta gestita da vere e proprie mafie, credo che la battaglia non potrà essere vinta".

La prostituta in cifre.
Bastano 10 mila euro per una schiava
- 22 mila le prostitute attive sul territorio italiano
- il 30 per cento sono transessuali
- 5 mila le schiave presenti soltanto a Roma
- 90 milioni di euro al mese il giro d'affari complessivo in Italia secondo le stime dell'Interpol
- 5 mila euro i ricavi mensili procurati da ogni schiava
- 10 mila euro il prezzo di una schiava sul mercato
- 9 milioni i clienti in Italia (stime)
- il 40 per cento ha un'età compresa tra 20 e 30 anni

Tratto da: Panorama del 01/12/2005.


 

 


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