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Concentrata all'interno dei locali, dove il 60% dei casi di sfruttamento riguarda donne dell'Est. E' quanto emerge dalla ricerca ''Lucytantibaci'' del Centro francescano di ascolto, in collaborazione con Csv e Provincia di Rovigo.
ROVIGO – Prostituzione prevalentemente indoor, concentrata soprattutto all’interno dei night-club, dove il 60% dei casi di sfruttamento riguardano donne dell’Est. E’ questo, in sintesi, il risultato della ricerca “Lucytantibaci”, realizzata dallo sportello Luna del Centro francescano di ascolto in collaborazione con il Centro di servizio per il volontariato e la Provincia di Rovigo, con l’obiettivo di produrre un quadro del fenomeno in Polesine. Intorno alla prostituzione in appartamento invece (in aumento e veicolata da annunci sulla stampa e attraverso internet), esistono notevoli giri d’affari relativi all’affitto o all’acquisto di case da adibirsi a luogo di scambio sessuale. Questa tendenza coinvolge anche, in particolare, la zona marittima di Rosolina Mare, e non solo durante l’estate. L’indagine, qualitativa, svolta nei primi nove mesi del 2005, ha coinvolto direttamente lucciole, operatori sociali, sia pubblici sia privati, e ha tenuto conto, oltre che dei dati Istat, anche delle denunce all’autorità giudiziaria di Rovigo da parte delle forze dell’ordine per delitti relativi allo sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione (in media 14 l’anno, con un tasso di 5,2 ogni 100.000 abitanti inferiore solo a Padova e Verona) e delle notizie apparse sui quotidiani locali e sugli annunci più o meno espliciti sull’offerta di prestazioni sessuali, sia sulla carta stampata che sul web. Le finalità della ricerca, “oltre che fotografare la situazione del mercato del sesso a pagamento nel rovigotto e individuare i luoghi in cui si esercita la prostituzione sommersa, vuole costruire un bagaglio di conoscenze necessarie per predisporre interventi, percorsi adeguati e risposte concrete ai bisogni e ai fenomeni emergenti nel territorio, troppo spesso ignorati o sottovaluti”, dicono dal Centro francescano di ascolto.
Nello specifico, l’indagine ha individuato che nel Basso Polesine (zona abbastanza isolata, a scarsa mobilità e densità della popolazione immigrata, per lo più formata da famiglie stanziali e piuttosto integrate a livello lavorativo) la prostituzione è percepita come presente esclusivamente all’interno dei night-club. Ciò implica alti livelli di invisibilità del fenomeno, tanto che i servizi presenti sul territorio faticano a mantenere un contatto. Nel Medio Polesine (che non vive la stessa situazione di isolamento) il fenomeno si allarga alla prostituzione in appartamento. L’Alto Polesine, invece, presenta caratteristiche particolari, vista la sua posizione di confine e di “zona di passaggio”: la presenza di immigrati è più evidente, come pure il pendolarismo. E’ da rilevare la presenza di una forte prostituzione mascherata e di violenze domestiche, sia in ambito familiare sia lavorativo, specie nei confronti di donne straniere impegnate come badanti.
Rovigo, invece, fa storia a sé. La presenza di popolazione immigrata è più consistente; per la prostituzione, in particolare, è attivo un servizio di ascolto nel Centro francescano, nella zona di Legnago esiste ancora chi si prostituisce sul marciapiede (lungo la statale transpolesana) e sono esclusivamente ragazze nigeriane. Inoltre sono emersi luoghi, come giardini pubblici, bar, ristoranti, negozi etnici e alberghi, teatro di prestazioni sessuali. E si è assistito anche a forme di incontro e di scambio in strada difficilmente classificabili, probabilmente su appuntamento, fatte di conseguenti spostamenti in auto.
Tratto da: Redattore Sociale del 10/11/2005 (ore 16.47) |