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La storia di Angela, rumena, arrivata in Italia a 16 anni e costretta a prostituirsi   Stampa  E-mail 

A Firenze conferenza internazionale contro la schiavitù. La storia di Angela, rumena, arrivata in Italia a 16 anni e costretta a prostituirsi: ''Ero inconsapevole di quello che accadeva: nel mio Paese mancavano informazioni e servizi''

FIRENZE - “Non è strano che una ragazza possa essere coinvolta nello sfruttamento senza sapere niente, senza avere consapevolezza di quello che la aspetta, credendo veramente di andare verso un lavoro e una vita migliore. Io non mi immaginavo quello che avrei vissuto, nel mio paese mancavano servizi, non c’era alcuna informazione sui rischi”. Angela (nome di fantasia) ora ha 19 anni, vive a Rimini presso una famiglia che l’ha adottata e accolta con affetto. La sua storia viene dalla Romania, dove viveva con la madre ed un fratello minore, e comincia quando aveva appena 15 anni e mezzo.

“Nel mio paese uscivo con una ragazza che in mia presenza non mostrava nulla di strano. In realtà era già coinvolta in un giro di prostituzione – racconta Angela – e mi sono trovata nel giro di poco vittima di un gruppo criminale. Mi vergognavo a raccontare a casa quello che stava accadendo. Mi hanno venduta e portata in Italia dicendo che avrei potuto lavorare ad esempio come baby sitter, vista l’esperienza che avevo con mio fratello”. In realtà Angela è stata consegnata a 16 anni ad un gruppo criminale rumeno attivo in Italia, “ad un autogrill nelle vicinanze di Bologna è arrivato un uomo rumeno con la moglie e sua figlia, nata in Italia. Mi ha detto che non aveva il night e che quindi avrei lavorato sulla strada. Mi ha portato a Senigallia, ho vissuto per tre mesi tra un albergo e l’altro, con me c’erano anche un’altra ragazza minorenne e due maggiorenni. Quest’uomo ci portava in giro, a lui consegnavamo i soldi, a noi rimaneva ben poco. Nei mesi successivi mi hanno venduta per tremila euro ad un altro gruppo criminale dicendomi che mi avrebbero fatto rientrare in Romania. Sono rimasta con loro pochi giorni, poi sono riuscita a liberarmi, sono stata portata a Roma in un centro di pronta accoglienza per minori. Da lì, attraverso la questura, sono arrivata alla denuncia”.

Angela è stata accolta presso una comunità dell’associazione Papa Giovanni XXIII e adottata da una famiglia insieme a cui oggi vive a Rimini. L’uomo che l’ha coinvolta nel traffico qui in Italia è attualmente in carcere in attesa del processo che comincerà nei prossimi mesi. “Sono serena adesso, non ho ancora progetti precisi per il mio futuro – dice Angela –. La mia mamma sa che sto bene, sa anche quello che ho vissuto. Avrei voglia di andare a trovarla ma ho timore di tornare nel mio paese, paura delle persone che potrei incontrare”. “Non è un caso che la zona da cui è arrivata Angela, come molte altre ragazze, sia una delle più povere della Romania – precisa Giampiero Cofano, dell’associazione Papa Giovanni XXIII – dove c’è marginalità e grossa carenza di informazione. In quelle aree il 70% della popolazione vive in povertà ed è molto radicato il turismo sessuale. Anche dal rapporto annuale sulle vittime del traffico nell’Europa Sud orientale (prodotto dal Regional Clearing Point, RCP, vedi lancio precedente), risulta che la Romania, allo stesso modo dell’Albania, è insieme alla Moldavia uno dei principali paesi di origine delle vittime del traffico nell’area. Il rapporto evidenzia anche un aumento del numero di vittime provenienti da Croazia, Bosnia, Macedonia, Serbia, Montenegro, che fino ad oggi sono stati paesi di transito e di destinazione.

Tratto da: Redattore Sociale del 19/10/2005 (ore 16.29)


 

 


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