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''Uniti contro la schiavitù contemporanea''   Stampa  E-mail 

''Uniti contro la schiavitù contemporanea'': si apre a Firenze la conferenza internazionale sullo sfruttamento di esseri umani. Nurkic (Emmaus International): ''Oltre 6200 le vittime aiutate nell’Europa Sud Orientale dal 2000 al 2004''

FIRENZE - Cercare risposte e strumenti di lotta contro la schiavitù, lo sfruttamento e la tratta di esseri umani, piaga di drammatica attualità che, secondo il rapporto della commissione di esperti dell’Unione Europea, consegnato nei giorni scorsi a Roma al Ministro Frattini, vede vittime ogni anno nel mondo un milione di persone. Da questa base sono partite oggi a Firenze presso l’Istituto degl’Innocenti le Giornate europee di lotta contro il traffico di esseri umani – “Insieme contro la schiavitù contemporanea” – tre giorni di riflessione (19-21 ottobre) promossi dal Movimento Emmaus Internazionale ed Emmaus Europa in collaborazione con l’Istituto degl’Innocenti, il patrocinio della Regione Toscana e del comune di Firenze. A partire da questo pomeriggio si riuniranno operatori, esperti, rappresentanti dei gruppi Emmaus distribuiti in tutto il mondo, di associazioni nazionali e internazionali, e porteranno la loro testimonianza persone che sono state vittime dello sfruttamento e ne sono uscite.

Obbiettivo della tre giorni elaborare proposte ed alternative sul piano della prevenzione, accoglienza, reinserimento delle vittime, rafforzare il dialogo tra chi opera sul campo e gli esponenti politici attraverso azioni di pressione, lanciare campagne e azioni di lotta. “Quello che abbiamo di fronte ancora oggi è un  problema politico – ha detto oggi durante la presentazione delle giornate l’Abbe Pierre dall’alto dei suoi 93 anni, fondatore del movimento Emmaus, sacerdote francese fervente difensore dei diritti umani – dobbiamo essere coscienti del fatto che agire dipende da noi, dobbiamo cercare di garantire l’indispensabile. Finché nelle nostre città mancherà la possibilità di accedere ad alloggi popolari e al lavoro, i problemi non si potranno risolvere da soli”. Oggetto della riflessione dunque è un fenomeno dalle proporzioni molto ampie che, insieme al traffico delle droghe e delle armi, rappresenta oggi una delle attività più redditizie per le organizzazioni criminali coinvolte. L’Italia a livello normativo dispone oggi della legge 228/2003, Misure contro la tratta delle persone, che ha colmato un vuoto pesante negli strumenti a disposizione ed ha fatto seguito agli obblighi internazionali assunti dopo la firma alla Convenzione di Palermo nel 2000.

A questo bisogna però aggiungere – mantenendo la distinzione tra tratta finalizzata alla riduzione in schiavitù e traffico illegale di persone straniere – che si fa ancora attendere da parte dell’Italia la ratifica della “Convenzione internazionale sulla protezione dei diritti dei lavoratori migranti e i membri delle loro famiglie”, adottata nel 1990 dall’Assemblea delle Nazioni Unite. La Convenzione è entrata in vigore nel luglio 2003, ad oggi “in Europa la Bosnia Erzegovina è il solo paese ad aver firmato il documento – ha ricordato Emir Nurkic, Consigliere di Emmaus International sul tema della schiavitù –. Una delle questioni cruciali è che si tende a circoscrivere la tratta nell’ambito delle migrazioni, faticando a riconoscerla come un problema di diritti sociali assenti e che devono essere garantiti. Le stime prodotte dalle Nazioni Unite ci dicono che ogni anno dai 700mila ai 2milioni di individui sono coinvolti nel traffico nell’ambito dell’Europa dell’Est e di alcune aree dell’Asia. E circa 200-300mila sono le persone che dall’Europa dell’Est vengono condotte verso ovest”.

A questo si può affiancare quello che emerge dal secondo rapporto annuale sulle vittime del traffico nell’Europa sud-orientale, prodotto dal Regional Clearing Point (RCP) (progetto supportato dall’Oim insieme ai governi dei paesi coinvolti). “Negli ultimi 15 anni i paesi dell’Europa Centrale e Sud orientale hanno intrapreso un grande cambiamento, che ha portato ad un aumento del traffico di esseri umani. Secondo questo rapporto dell’RCP il numero totale delle vittime aiutate nell’area Sud est orientale dal gennaio 2000 al dicembre 2004 ammonta a 6225, bisogna chiedersi come fare a raggiungere tutte le altre vittime. E’ comunque difficile stimare la proporzione esatta del problema, data la recente definizione, accettata a livello internazionale, di traffico di persone. E’ ancora comune a molti paesi mettere insieme dati sul traffico di persone, sul contrabbando e sulle migrazioni irregolari”.

Tratto da: Redattore Sociale del 19/10/2005 (ore 14.43)


 

 


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