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Prostitute in carcere, "vittime punite"   Stampa  E-mail 

Carcere fino a 6 mesi per chi si prostituisce per strada, o comunque in un luogo pubblico o aperto al pubblico.

ITALIA - Carcere fino a 6 mesi per chi si prostituisce per strada, o comunque in un luogo pubblico o aperto al pubblico. A meno che non si riesca a dimostrare di essere stata costretta alla prostituzione con la violenza e le minacce. È quanto prevede un emendamento approvato in commissione giustizia al disegno di legge contro la prostituzione in discussione da anni. “È ingiusto perché fa arrestare persone innocenti e fa ricadere su di loro la responsabilità di dimostrare che sono schiave. Si vorrebbe portarle via dal pubblico, mentre rimangono schiave nel privato. Si espone alla punizione la vittima e non il carnefice” ha affermato don Oreste Benzi, il sacerdote riminese che ha liberato tante ragazze dalla strada.

Secondo Anna Finocchiaro, esponente della Quercia, con questo provvedimento “le donne schiavizzate saranno costrette a vendere il proprio corpo in luoghi nei quali nessun controllo potrà essere effettuato”. “Ciò significa - ha aggiunto - che la tratta di persone e la loro eventuale punizione fisica fino alla morte, rimarrà ancor più impunito perché nessuno lo potrà vedere”. “Secondo gli esperti il 50 per cento delle vittime della tratta espulse con effetto immediato sono riciclate dai trafficanti. Per questo gli stati dovrebbero offrire loro delle alternative”. Lo ha affermato Helga Konrad, Rappresentante Speciale per la lotta al traffico di persone, sollecitando i paesi aderenti all'Osce (L'Organizzazione per la sicurezza e la Cooperazione in Europa) ad adottare politiche che mettano al centro la vittima della tratta e la sua protezione nei Paesi in cui è avvenuto lo sfruttamento.

Tratto da: Nuove Schiavitù del 30/09/2005.

Passa emendamento alla Commissione Giustizia. Don Ciotti: ''Mandare in carcere le persone che si prostituiscono in strada è una soluzione farsa''. Don Benzi: ''Vengono punite le vittime al posto degli aguzzini''

ROMA – “Rendere illegale la prostituzione in strada presenta gravi rischi che è bene considerare. La strada, per quanto pericolosa e per molti aspetti problematica, rappresenta un luogo “più sicuro” per le donne rispetto ai luoghi chiusi o appartati in cui finirebbero se la prostituzione in strada diventasse un reato”.  Con queste parole don Luigi Ciotti ha commentato il provvedimento approvato ieri dalla Commissione Giustizia della Camera pensato per eliminare il fenomeno della prostituzione dai luoghi pubblici e aperti al pubblico. "La strada è un luogo ‘accessibile’ a chi propone aiuto e sostegno: oggi le organizzazioni (laiche e cattoliche) contattano le donne dedite alla prostituzione perlopiù sulla strada, con le cosiddette Unità mobili, proponendo loro prevenzione sanitaria e aiuto. Voler vietare la prostituzione in strada penalizzerebbe molti degli interventi di prevenzione in atto e in particolare ricadrebbe sulle vittime della tratta, rendendole difficilmente avvicinabili. – spiega Ciotti - Il problema della convivenza tra le persone che si prostituiscono e la popolazione che risiede nelle zone dove si esercita la prostituzione esiste. La nostra esperienza di questi anni tuttavia ci permette di dire che una conciliazione è possibile. Non si possono affrontare problemi così complessi con semplificazioni e scorciatoie. Le leggi che abbiamo sono le migliori esistenti (legge Merlin e articolo 18 del Testo Unico sull’Immigrazione), vanno però ben applicate sia per quanto riguarda il contrasto allo sfruttamento sessuale, sia per quanto riguarda l’aiuto alle vittime. Senza dimenticare che il fenomeno della prostituzione necessita di due soggetti: la persona che si prostituisce e il cliente. Su quest’ultimo bisogna riflettere a cominciare dalla dimensione educativa”.

“Con questo emendamento vengono punite le vittime al posto degli aguzzini che tengono schiave le donne costrette a prostituirsi, le sfruttano, le torturano e qualche volta le uccidono. - commenta don Oreste Benzi - Devono essere invece applicate pene carcerarie con molti più mesi di reclusione ai clienti i quali pagano i magnaccia, gli sfruttatori, gli aguzzini, perché forniscano loro corpo di donne con cui sfogare la loro sessualità o meglio genitalità. Devono essere puniti molto più gravemente ed efficacemente i delinquenti che sfruttano la prostituzione. Devono essere puniti ancora coloro che non applicano le leggi vigenti per la liberazione delle schiave e per eliminare il loro  sfruttamento”. Secondo don Benzi dovrebbero “essere chiamati in causa tutti i parlamentari che non fanno nulla contro questo orrore. Devono essere chiamati in causa i vari governi che si sono succeduti in questi anni fino all’attuale, che non obbligano le forze dell’ordine ad agire con severità e decisione”. 

Tratto da: Redattore Sociale del 29/09/2005 (ore 16.54)


 

 


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