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Le prostitute tredicenni sono segregate in appartamenti   Stampa  E-mail 

Le prostitute tredicenni in strada non si incontrano; sono segregate in appartamenti. L'esperienza delle associazioni milanesi: ''Sono sempre più giovani''

MILANO - Tutti d'accordo. Le prostitute tredicenni in strada non si incontrano. Sono segregate in appartamenti, per essere meno in vista. "La maggior parte delle ragazze che incontriamo dicono di avere diciott'anni –dice Tiziana Bianchessi della cooperativa Lotta contro l'Emarginazione-. Magari sono minori, ma hanno al massimo 17 anni". Sulle pagine dell'Unità Livia Turco, responsabile Welfare della segreteria Ds, ha dichiarato una crociata umanitaria per salvare le baby prostitute. Sarebbero 2 mila, forse 4. Per dirlo mancano i dati. Non solo a livello nazionale. "Le minori riconoscibili a occhio sono poche. Le organizzazioni criminali non vogliono avere problemi con la polizia. Metterle sui marciapiedi significa richiamare l'attenzione delle Forze dell'ordine. Con loro non hanno documenti, quindi mentire sull'età è più semplice".

Secondo una stima realizzata sulla base di interviste in varie città italiane e sull'esperienza di operatori sul campo, riportata  dall'opuscolo 'Numeri sociali 2004' a cura di Redattore sociale, nel 2002 in Lombardia c'erano  2200 prostitute di strada (12.750 in tutta Italia) di cui 88 minorenni (637 sul territorio nazionale). Secondo i più recenti dati dell'Organizzazione internazionale per le migrazioni, in Lombardia la presenza di prostitute straniere è stimata tra le 4000 e le 4500 persone, di cui 2000-2500 a Milano e provincia, a fronte di un totale italiano che oscilla tra le 19mila e le 26mila.

"Non lanciamo l'allarme, ma notiamo che le ragazze sono sempre più giovani –spiega Palma Felina di Caritas ambrosiana-. Arrivano in Italia da minorenni, quando mancano pochi mesi al compimento della maggiore età. Nelle comunità di minori aumentano le persone sfruttate sessualmente. Dalla loro testimonianza  sappiamo che di solito lavorano al chiuso". Sulle strade invece si vedono i loro coetanei maschi. "La prostituzione maschile è visibile. Negli ultimi mesi a Milano ci sono state denunce e retate –commenta Palma Felina-. Ma questo fenomeno ha caratteristiche diverse. I minori dichiarano spesso di non avere sfruttatori, di prostituirsi volontariamente o di ricevere una sorta di stipendio. Mille euro su 10 mila al mese però sono un nulla". Secondo gli operatori, il debito contratto dai maschi con i loro sfruttatori non è schiacciante. "Le minorenni invece sono vincolate a vita. Per ottenere la libertà sono costrette a scappare". Per i volontari resta difficile mantenere i contatti per più di una notte. In gergo si chiama "vagabondare": le prostitute cambiano incrocio, quartiere, provincia. "Da sempre è uno dei metodi usati dalle organizzatori per sradicare le relazioni con noi operatori, ma soprattutto con i clienti. Negli ultimi anni di certo è la strategia più usata", prosegue Tiziana Bianchessi.

Una legge per smantellare la tratta delle prostitute bambine, e non solo, esiste già. "L'articolo 18 della legge sull'immigrazione" è all'avanguardia, una norma unica in Europa –dice Tiziana Bianchessi-. Però non mancano le lungaggini burocratiche. Dopo la denuncia le donne aspettano 6-8 mesi prima di poter avere il permesso di soggiorno. Rimangono in una  situazione di instabilità. A volte, scoraggiate, abbandonano il piano di protezione". Qualche  Difficoltà in più la vivono le minorenni. "La legge dovrebbe essere più chiara. Le ragazzine dopo un anno di programma di inserimento devono scegliere tra formazione e lavoro. Se a 18 anni non hanno un posto, vengono rimpatriate –conclude Palma Felina di Caritas ambrosiana-. Occorre invece lasciare loro il tempo di crescere e di realizzare il loro progetto di vita, senza la paura di essere mandate via".

Tratto da: Redattore Sociale del 02/09/2005 (ore 18.26)


 

 


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