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Uno sciopero della fame, della sete e… del sesso. E' questa la provocazione dei responsabili del progetto ''La ragazza di Benin City'' che invitano clienti e prostitute a mobilitarsi il 15 agosto contro la tratta.
AOSTA - Uno sciopero della fame, della sete e… del sesso. E’ questa la provocazione ironica dei responsabili del progetto “La ragazza di Benin City” che invitano clienti, prostitute e singoli individui a mobilitarsi il prossimo 15 agosto contro lo sfruttamento sessuale e il fenomeno della tratta. Un’iniziativa che nasce sull’onda di analoghe prese di posizione a livello nazionale a cui i partecipanti al progetto hanno aderito, come ad esempio nel caso della richiesta di grazia ad Adriano Sofri o il più recente appello a chiudere i Cpt. Ma soprattutto vuole essere un modo per catturare l’attenzione dei media intorno ad un problema che non vive di stagioni e si consuma nel silenzio dei più.
Il progetto “La ragazza di Benin City” è stato avviato qualche anno fa, a partire dal libro "Akara-Ogun e la ragazza di Benin City", del giornalista e scrittore Claudio Magnabosco, che ha raccontato la sua vera storia d’amore per una giovane nigeriana conosciuta sulla strada. Alcuni lettori del romanzo si sono messi in contatto con l’autore e hanno fatto rete tra loro, trasformando l'esperienza di ciascuno in una concreta azione di solidarietà umana e di impegno sociale e civile. Sono stati moltissimi i contatti stabiliti e sono circa 150 gli uomini che in tutta Italia si “tengono in rete” tramite questo progetto.
“Quello che vorremo chiedere con questa iniziativa il 15 agosto sono percorsi di tutela nuovi per le ragazze. – spiega Magnabosco – Ci sono diversi giovani di 25-30 pronti ad accogliere alcune delle ragazze, a dare loro un lavoro e nuove prospettive, ma questo non basta perché sono tutte senza documenti. Noi vorremmo avviare un progetto sperimentale che preveda, quando una ragazza è seguita ed affidata non ad un’associazione o ad un ente riconosciuto, ma ad una singola persona o una famiglia, il superamento delle difficoltà burocratiche. Questo potrebbe essere un nuovo modo di dare soluzioni concrete”.
Tratto da: Redattore Sociale del 05/08/2005 ore (16.03) |