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Suor Eugenia Bonetti dell'Usmi, sottolinea la necessità di proteggere le vittime della tratta e il ruolo che le comunità religiose possono avere a riguardo.
«Le continue espulsioni di massa di questi ultimi mesi - secondo la legge Bossi-Fini - di giovani straniere presenti sul nostro territorio e prive di documenti, costituiscono una grossa sfida ed un'emergenza anche per le religiose che operano nei paesi di origine». Con queste parole suor Eugenia Bonetti, dell'Usmi (Unione Superiori Maggiori d'Italia) sottolinea, in un intervento sulle attività di questi ultimi mesi, la necessità di proteggere le vittime della tratta e il ruolo che le comunità religiose possono avere a riguardo. «Le comunità religiose di questi paesi non sono ancora pronte a far fronte all'accoglienza e alla reintegrazione di queste giovani che ritornano a casa disperate, senza aiuti e progetti per un nuovo futuro.
Ogni mese purtroppo, partono dall'Italia aerei charter carichi di sofferenza umana verso la Nigeria, la Romania, la Moldavia ed altre destinazioni – continua Sonetti -. Per il momento, nessuna organizzazione si è fatta carico di accogliere e reintegrare tali vittime, molte delle quali finiscono ancora nelle mani dei trafficanti che le riportano nuovamente in Europa per continuare a produrre soldi e soddisfare la costante richiesta di sesso, a pagamento».
Oltre alle normali attività relative al settore “Tratta” l'Usmi di recente ha attivato quattro corsi di valutazione e approfondimento per religiose che lo scorso anno avevano partecipato ad uno dei corsi di formazione base per il contrasto al “Traffico di esseri Umani, specie donne e minori”. Le iniziative si sono svolte a Roma, Tirana, Lagos e Bucarest con la partecipazione di 79 religiose.
Tratto da: Nuove Schiavitù del 03/08/2005. |