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''Artemide'', il nuovo servizio riduzione del danno per la prostituzione del Comune di Bologna.   Stampa  E-mail 

104 donne dell’Est, 50 nigeriane, 28 transessuali e 4 uomini: ''Artemide'', il nuovo servizio di riduzione del danno per la prostituzione promosso dal Comune di Bologna ed attivo da giugno, traccia un primo bilancio.

BOLOGNA – Si chiama “Artemide”, come la dea della notte, ed è un progetto di riduzione del danno per la prostituzione promosso dal Comune di Bologna insieme ad altri Comuni della cintura: Zola Predosa, Anzola dell’Emilia, Castelmaggiore, Calderara di Reno, Casalecchio, San Lazzaro. Dopo il periodo della giunta Guazzaloca, che aveva “chiuso” alle politiche di riduzione del danno, ecco il nuovo servizio rivolto a minori, donne, uomini e transessuali gestito dal Mit (Movimento italiano transessuali), partito il primo di giugno; pochi giorni dopo, il 9, l’unità di strada è divenuta operativa (composta da un operatore, due mediatrici culturali e un coordinatore) e ha effettuato, dalle 22 di sera alle 2 di notte, una prima “mappatura”: 186 le persone incontrate in strada, di cui 104 donne dell’Est, 50 nigeriane, 28 transessuali e 4 uomini. Solo a Bologna, le presenze erano 90, “ma stimiamo che complessivamente siano oltre duecento – dice Porpora Marcasciano del Mit – .

Parliamo appunto di ‘stime’ perché è un fenomeno complesso, in gran sommerso”. Soddisfazione per “Artemide” è stata espressa stamani, nel corso della conferenza stampa di presentazione, dalla vice sindaco, Adriana Scaramuzzino – “Il Comune torna a fare quest’esperienza di riduzione del danno dopo anni di assenza” – e da Maria Virgilio, assessore alla Scuola e Politiche delle differenze: “E’ una sinergia che ha operato, possiamo essere qui perché quest’impegno è proseguito grazie ai Comuni della cintura”. No alla repressione, sì alla prevenzione, al controllo e all’aiuto di chi, finito sulla strada e costretto a prostituirsi, vuole uscirne: “Artemide – spiega Porpora Marcasciano – farà unità di strada per tre sere la settimana, per prevenire i rischi e tutelare la salute, osservare il fenomeno, effettuare il drop in, ovvero l’accoglienza a bassa soglia”.

Distribuzione di materiale informativo, di prevenzione sanitaria; sensibilizzazione di chi si prostituisce in strada a un uso “civile” degli spazi pubblici e ad evitare comportamenti lesivi a chi vive in zona e la frequenta; tutto questo “si inserisce in un rapporto di rete, che vede la presenza di Caritas, Casa delle Donne, i servizi sociali del Comune”. All’interno dell’unità di strada ci sono due mediatrici culturali, “molte delle persone contattate sono straniere e non regolari – aggiunge Porpora Marcasciano – , questo vuol dire che in caso di bisogno non possono accedere al Servizio sanitario nazionale. L’impegno è avvicinarle nel modo giusto e indirizzarle verso strutture e associazioni che possano comunque aiutarle”. Lo stanziamento del Comune di Bologna per “Artemide” –  la ditta Durex si è impegnata a fornire gratuitamente profilattici – è di 60.000 euro. “Nella prostituzione sono tre le parti coinvolte – ha concluso l’assessore Virgilio – : la domanda, l’offerta, e le persone che vivono nelle zone in cui domanda e offerta s’incrociano. Fare riduzione del danno vuol dire scegliere di intervenire sull’offerta, che è la parte debole”.

Tratto da: Redattore Sociale del 24/06/2005 (ore 15.04)


 

 


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