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A Perugia 400 donne si prostituiscono per strada, molte di più in appartamento. L'esperienza sociale e giudiziaria del progetto pilota ''La città sono anch'io''.
PERUGIA - 400 donne a Perugia si prostituiscono per strada, molte di più in appartamento. Un fenomeno largamente diffuso e “visibile” nel capoluogo umbro, i cui amministratori avevano scelto già due anni fa, con un'azione che fece scalpore, di costituirsi parte civile nei processi a carico degli sfruttatori. Le stime sono quelle fornite dalle forze dell'ordine, in prima linea insieme ad altri soggetti - Comune di Perugia innanzitutto, insieme alla III Circoscrizione - nel “progetto pilota di comunità” intitolato “La città sono anch'io. Un viaggio nella comunità locale”. Una fase sostanziale dell'iniziativa, che è parte integrante del progetto comunitario West, Women East Smuggling Trafficking di cui sono partner anche altre regioni italiane con capofila l'Emilia Romagna, è culminata con un convegno tenutosi a Perugia presso l'Università per stranieri.
Si è trattato del bilancio di un'esperienza che ha rappresentato anche un percorso di consapevolezza per gli abitanti di un'intera e popolosa porzione del capoluogo umbro: la III Circoscrizione appunto, dove è significativa la presenza della prostituzione sia in strada che in appartamento. "Essendo questo un fenomeno sociale strettamente connesso con altri temi emergenti come l’immigrazione, le nuove marginalità e la sicurezza - ci spiega Stefania Cavalaglio, operatrice e coordinatrice del progetto su Perugia insieme a Stefania Alunni - abbiamo avuto l’occasione di rapportarci e lavorare sulle rappresentazioni sociali che la comunità ha delle trasformazioni della città e sul proprio senso di appartenenza al territorio". La portata innovativa e sperimentale del progetto "risiede nella definizione di un modello riproducibile d’intervento che coniuga diversi aspetti dell’azione sociale come l’osservazione e la mappatura delle risorse e dei conflitti, la formazione e il coinvolgimento degli attori chiave della comunità, la progettazione partecipata, il lavoro sulla comunicazione sociale". Strategica anche l'alleanza instauratasi con Regione, magistratura, forze dell’ordine, il cui coinvolgimento è indispensabile per la buona riuscita del progetto. Il risultato, come illustrato durante il convegno, è che 123 donne - per la stragrande maggioranza straniere - sono state liberate e hanno potuto denunciare i loro sfruttatori ed essere prese in carico dal Comune.
Una battaglia contro una forma subdola di riduzione in schiavitù che però è ben lungi dall'essere vinta, e nessuno usa i toni dei falsi trionfalismi. Non li usa il pubblico ministero Antonella Duchini: "Il fenomeno della tratta non è un crimine individuale, ma è compiuto da una organizzazione criminale. Nove volte su dieci le ragazze, quando arrivano in Italia, hanno documenti falsi. Tutti i visti di ingresso sono falsi o ottenuti con falsa documentazione di supporto. Spesso ristoratori e albergatori sono coinvolti direttamente". Dalle informazioni fornite dalle forze dell'ordine emerge che “nella nostra regione abbiamo avuto donne assassinate, donne scomparse, che non volevano più prostituirsi e di cui non è stato trovato più nulla, né i loro documenti né i loro telefoni, nulla. Donne picchiate, violentate, donne che hanno subito minacce e ritorsioni nei confronti delle loro famiglie d’origine. Donne, in una parola, schiave, perché la loro capacità di autodeterminarsi era fortemente ridotta”. E le organizzazioni criminali non smettono. "Basta guardare per strada - dice ancora Duchini - per notare come il territorio è suddiviso in base alle etnie, ci sono degli accordi: per strada si prostituiscono le donne nigeriane, nei locali notturni o negli appartamenti a disposizione delle organizzazioni si prostituiscono le ragazze che vengono dall’est. Sono donne di cui non riusciamo a sapere nulla: cambiano di continuo città, non hanno destinazione fissa né documenti".
E se dal lavoro condotto con e tra gli abitanti della III Circoscrizione perugina - ai quali sono stati somministrati questionari e con i quali si è ricercata una programmazione condivisa sul fronte della sensibilizzazione e anche nel rapporto con gli operatori della comunicazione - è emerso il bisogno di "strategie per far conoscere il fenomeno della prostituzione e della tratta da parte dell’intera comunità", c'è anche chi ha proposto la creazione di un laboratorio teatrale "che metta in scena le storie vita e le false e vere verità sulla prostituzione" e chi un progetto atto a coinvolgere gruppi di giovani nella progettazione di una campagna di comunicazione sociale rivolta alla cittadinanza sul tema della tratta. La prima idea ha avuto attuazione in uno spettacolo rappresentato ad aprile con la cura e la regia dell'associazione teatrale Fontemaggiore che ha portato in scena storie reali di vittime dello sfruttamento: le fonti ispiratrici sono state verbali di denunce, interviste, audizioni, articoli di quotidiani.
Il concorso di idee per una campagna di comunicazione contro la tratta, invece, era destinato a giovani tra i 17 e i 25 anni. Hanno partecipato una cinquantina di ragazzi divisi in 5 laboratori, col coinvolgimento di scuole e università (ITAS 'Giordano Bruno'; facoltà di Scienze della Comunicazione, dove il professor Dario Biocca ha inserito il laboratorio di progettazione della campagna di comunicazione nel programma d’esame e ha fatto in modo che i partecipanti ottenessero un credito utile per valutazione; università per Stranieri corso di laurea in Tecniche Pubblicitarie). Alla fine, in una rosa di progetti “tutti di buon livello” come si è espressa la commissione giudicante, è risultata vincitrice l'idea di 'INTRATTABILI' presentata dagli studenti di Scienze della Comunicazione. La giuria era composta da rappresentanti di forze dell'ordine, politici, presidi e docenti, parroci, operatori e un giornalista Rai. La campagna di sensibilizzazione sarà realizzata entro il mese di giugno.
Tratto da: Redattore Sociale del 24/05/2005 (ore 17.39)
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