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Da Nord a Sud, sindaci in coro: niente ghetti!   Stampa  E-mail 

Dai sindaci delle grandi città un coro di no al prefetto Serra, che pensa di togliere la prostituzione dalla strade dotando la capitale di un quartiere a luci rosse. De Corato, vicesindaco di Milano: si può concordare sul principio ma l’Italia è diversa dal Nord Europa.

MILANO - «Idea impraticabile, sono assolutamente contraria», fa sapere da Palazzo San Giacomo il sindaco di Napoli Rosa Russo Iervolino. Contraria «perché le ghettizzazioni non funzionano, e perché non si capisce con quali criteri verrebbero scelti i quartieri da destinare alle lucciole». «Serra - aggiunge Jervolino - è persona intelligente, non so proprio come gli sia venuta in mente un’idea come questa». Anche a Milano levano gli scudi. Lo fa il vicesindaco Riccardo De Corato (Gabriele Albertini non commenta), balzato qualche anno agli onori della cronaca per aver fatto approvare in giunta un provvedimento che prevede multe salate per i clienti delle prostitute sorpresi in strada. «Col prefetto di Roma - spiega De Corato si può anche concordare - ma solo in linea di principio: in Italia non c’è una tradizione consolidata come nei Paesi del Nord, dove i quartieri del sesso non sono nati per decreto, ma si sono attestati in modo spontaneo in alcune zone».

C’è un altro problema: «Chi decide dove trasferire le prostitute? E quali sarebbero le reazioni dei cittadini che vivono nelle vicinanze di quei quartieri?». Sono domande che si pone anche Sergio Chiamparino, che pure premette di non avere controindicazioni «di tipo morale», ma solo «pratiche»: «Non credo - dice il sindaco di Torino - che nei quartieri a luci rosse ci possa essere una situazione così tranquilla sotto il profilo della sicurezza e della tranquillità». Una soluzione ci sarebbe, per Chiamparino: «Cambiare la legge attuale, rendere possibile l’esercizio della prostituzione nelle case». Soluzione che trova d’accordo il primo cittadino di Bari, Michele Emiliano: «Trasferire le lucciole dalle strade al chiuso degli appartamenti mi sembra già una soluzione estrema, ma l’unica possibile; capisco che a Roma la situazione è fuori controllo e che l’idea di Serra è frutto della difficoltà di gestire questa emergenza senza ricorrere alla folle ricetta milanese dell’identificazione dei clienti, ma un quartiere dedicato alla prostituzione incide sull’identità di una città, e la degrada».

Ancora più duro Massimo Cacciari: «Quello di Serra è un approccio che sa di resa, di rassegnazione di fronte a fenomeni che invece possono essere contrastati con iniziative serie: a Venezia abbiamo puntato molto sugli operatori di strada, e qualche risultato lo abbiamo ottenuto». E ancora: «Quando vado ad Amsterdam non mi sento particolarmente felice nel vedere il mercato indecente praticato nei quartieri dedicati». Contrario anche il sindaco di Bologna Sergio Cofferati: «Qui non abbiamo in cantiere niente del genere. Preferisco prevenzione e, dove serve, repressione». E da Firenze i collaboratori di Leonardo Domenici ricordano che nel ‘99, quando Serra era prefetto nel capoluogo toscano, il sindaco bocciò senza appello la sua proposta di istituire quartiere a luci rosse, idea esposta davanti a una platea di studenti.

Tratto da: "La Repubblica" del 15/05/2005.


 

 


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