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 Una nigeriana uccisa a colpi di pietra
Aveva il permesso di soggiorno. Tra i moventi, quello di una rapina

 

Prostituta 24enne trovata poi bruciata a Capurso: era da due anni in Italia. L'assassino le ha fracassato la testa con una pietra e poi, dopo averla stesa su un vecchio materasso polveroso, forse per nascondere le tracce e rendere l'identificazione impossibile, ha dato fuoco al corpo. Una fine atroce per una ragazza nigeriana di 24 anni, Sofia Sousso, residente a Bari, da poco più di due anni in Italia con regolare permesso di soggiorno per rifugiati politici.Da circa un mese il visto le era scaduto. Per sopravvivere faceva la prostituta sulla statale 100.

Ieri mattina, poco prima delle 11, un contandino ha trovato il suo corpo vicino ad un tunnel che collega due appezzamenti di terra e passa sotto un reticolo di raccordi di entrata ed uscita dalla statale in zona «Marrone», alla periferia di Capurso.

Aveva unghie finte, scarpe con zeppa molto alta e un giubbotto in tessuto sintetico. Stando al racconto di un testimone, la vittima, ogni pomeriggio, si prostituiva assieme ad altre due ragazze di colore. Le indagini, coordinate dal pm di turno, Lydia Deiure, sono condotte dai carabinieri della compagnia di Triggiano, al comando del cap. Luca Staro, della stazione di Capurso e del Reparto operativo provinciale. Sul cadavere il medico legale, prof. Cosimo Di Nunno, ha già effettuato l'autopsia.

L'ora esatta della morte non è stata ancora stabilita. È ipotizzabile che la nigeriana sia stata assassinata la notte tra lunedì e martedì, al massimo quella precedente. Non è escluso che l'assassino sia un cliente. Fra i vari moventi al vaglio degli inquirenti vi è anche quello della rapina, ma l'ipotesi al momento più attendibile è che la donna sia stata «punita» dal suo stesso racket. Potrebbe essersi ribellata alla sua protettrice, rifiutandosi di versarle la rata del riscatto.

Le prostitute nigeriane sono spesso schiave delle «madame», delle ex lucciole che comprano le giovani donne dai mercanti-schiavisti, le mettono sulla strada e vivono sfruttandole.
Luca Natile

Tratto da: "La Gazzetta del Mezzogiorno" del 17 dicembre 2003.

 




 

 


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