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Ho smesso di pensare che in qualche modo avessi qualche colpa da ripagare... Ho smesso di sentirmi in colpa.
...Mi considero una ragazza fortunata nella Moldavia di oggi. A diciotto anni ho un figlio e un marito benestante, ma un giorno lui viene ucciso. Io torno nella miseria... Ritrovo una mia amica di infanzia, Katia e con lei conosco un ragazzo, uomo di mondo, che sembra capirci subito: due ragazze belle come voi, ma cosa ci fanno ancora qui? Ma se l'Europa vi sta aspettando a braccia aperte? Non avete soldi? Non preoccupatevi. Partiamo entrambe munite di passaporti falsi con Ivan, giunti in Ungheria cambiamo accompagnatore. In pochi giorni arriviamo in Ungheria ed iniziamo a capire di che cosa si tratta, ma è troppo tardi. Pensiamo di aver toccato il fondo tra maltrattamenti, botte e violenze, ma ci sbagliamo perché ancora ci aspetta l'Albania. Veniamo vendute con una specie di sorteggio come se si trattasse di formare coppie di danza, a due albanesi, nostri padroni finali. Ci troviamo in un capannone con tante altre ragazze e siamo sorvegliate da uomini armati. Ci aspetta un periodo di preparazione se vogliamo fare le prostitute in Italia! Passa un mese, e ringrazio Dio di essere ancora viva. E' sera e parto con il mio "compagno di danza", parto senza la mia amica katia. Arrivo in Italia con la mia nuova compagna di sventura, Eva. Arriviamo a Torino, nella LORO casa: è la prima sera e già ci chiedono di prepararci, quasi nude, truccate da schifo, ci sbattono su un marciapiede dove aspettiamo i clienti, Loro vogliono tanti soldi per cui lavoriamo davvero tanto. I primi giorni vomito continuamente. Eva dice come farmelo passare: pensando ad altre cose, scordarmi di avere un corpo. Tra l'altro loro sono schifati della mia sporcizia, non si divertono più, meglio così. Dopo un mese arriva la ricompensa: la telefonata a casa. Niente lacrime o accuse, sennò sono botte. Dopo un altro mese siamo vendute ad un altro albanese e ci trasferiamo a Milano in un appartamento con altre ragazze. E così tutto ricomincia da capo. La strada, i clienti, le aggressioni, il freddo, la paura, le malattie, le richieste strane, l'umiliazione. LUI è diverso: ci accompagna ogni sera alla metropolitana e viene sulla strada e resta ad osservare con i suoi amici quando lavoriamo e non è mai contento quando conta i soldi. C'è un cliente in particolare: ogni sera ci porta del cibo strano in piatti di carta. Lui non si infastidisce di questa particolare cura, ride. ...Poi succede tutto in una settimana. Scesa giù dalla stazione decido di parlare con un poliziotto. Gli dico che ho bisogno di aiuto e di non avere tempo. Lui sa precisamente quanti minuti servono per arrivare alla destinazione finale, mi segue e così parliamo sul treno. Non riesco a raccontare tutto. La sera successiva si fa trovare con due colleghi. Organizziamo il piano e mi chiedono se me la sento. Certo che sì...! Una delle mattine successive sono con LUI. Preferisce fare colazione fuori in un bar. Rimango in piedi e tiro fuori dalla tasca i soldi. Faccio appena in tempo a darglieli quando quattro persone lo fermano seduta stante. E' inferocito, riescono a malapena a tenerlo fermo, ma è anche terrorizzato. Mi sento qualche metro sopra terra. Mi sento bene. Mi sento forte. Gli dico tutte le parole brutte che conosco in albanese. Mi sento bene e voglio piangere ma non ci riesco. Denunciamo tutte quante eccetto una... Aspettiamo il giorno del processo con ansia, ma siamo sicure di farcela. Quando entro in aula ho un attimo di smarrimento ma mi faccio forza. Mentre noi parliamo lui cerca di sbadigliare per farci capire che siamo noiose. Riesce a simulare bene.....Riusciamo a mandarlo definitivamente in carcere, luogo che vivamente credo sia troppo poco per lui. Ci abbracciamo tutte.... Ringrazio tutti quelli che mi hanno aiutato e dato una speranza. E' finita ora. Sono a casa mia con mio figlio. Ho una vita anche se so che la mia di vita nessuno sarà in grado di ridarmela indietro. Ho smesso di pensare che in qualche modo avessi avuto qualche colpa da ripagare. Ho smesso di sentirmi in colpa per essere stata una volta giovane, ingenua, piena di sogni e pronta di credere alla prima promessa. Ed è già tanto. Nadia
Tratto da: TrattaNo! del 13.03.06
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