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Zimbabwe: la mancanza di cibo incoraggia la prostituzione giovanile. Hanno tra i 12 e i 17 anni, sono figlie di famiglie povere e lasciano i propri villaggi in cerca di cibo e chiedono generi alimentari in cambio delle proprie prestazioni.
NAIROBI - Con la grande disinvoltura propria della gioventù, T. cammina nel fascio di luce di un’automobile che si avvicina. I fari rivelano una ragazza seminuda, molto giovane, con le natiche coperte da un panno sottile. Dietro di lei, altre ragazze. T. attraversa la strada di corsa e si dirige verso l’automobile che si è appena fermata: contratta con il conducente, sale a bordo, poi l’auto scompare nel trambusto serale di Bulawayo, la seconda città dello Zimbabwe. T. è una delle centinaia di giovani tra i 12 e i 17 anni, che sono entrate nel giro dei bar e degli hotel, per diventare capofila dell’ultima tendenza nel mestiere più antico del mondo e vendere sesso in cambio di cibo.
Mentre continua il declino economico dello Zimbabwe e avere soldi in tasca è ormai un miracolo, le giovani ragazze, che stanno scacciando dalle strade le loro colleghe più adulte, hanno inventato questo nuovo sistema di pagamento, “per ovviare alla mancanza di contanti dei loro clienti”. Per i sociologi, il crescente numero di giovani ragazze che cedono il proprio corpo in cambio di cibo segnala che la capacità delle famiglie di assicurare affetto e cure è ridotta al minimo.
“Spinte dalla fame e dalla consapevolezza che i propri genitori non riescono più ad assicurare il cibo necessario, le nuove generazioni di prostitute lasciano la famiglia e hanno ormai “colonizzato” ogni luogo notturno: si aggirano intorno ai più grandi alberghi, in cerca di clienti”, riferisce Themba Mguni, pastore di una chiesa pentecostale, la cui organizzazione sta cercando di sollevare l’attenzione intorno al problema delle baby-prostitute. Egli afferma tuttavia che gli sforzi compiuti dalla sua chiesa sono ostacolati dalla mancanza di impegno da parte del governo e della maggior parte delle organizzazioni non governative. Mentre Mguni cerca di suscitare il dibattito intorno alla prostituzione infantile, T. e le sue amiche sono soddisfatte della loro professione imposta. Esse affermano che i generi alimentari sono diventati il metodo di pagamento più popolare, perché “dopo tutto i soldi servono per comprare cibo”. Come nota T., la ricerca disperata di cibo è il fattore principale che porta le giovani nei pub frequentati dalle poche persone benestanti rimaste in città.
Come tutti i maggiori centri urbani dello Zimbabwe, Bulamayo è stato duramente colpito dalla scarsità di cibo che si è progressivamente aggravata. A partire dalla fine di agosto, la direzione cittadina dei servizi per la salute pubblica ha registrato circa 80 decessi dovuti a carenze alimentari. Le cifre relative alla malnutrizione hanno iniziato a gonfiarsi già nell’aprile 2003, quando alcune agenzie delle Nazioni Unite hanno improvvisamente sospeso i propri programmi di assistenza, dopo che il governo aveva annunciato che gran parte del paese aveva beneficiato di un buon raccolto grazie alle piogge indotte dal Ciclone Eline nel mese di marzo. Ma Bulawayo è la capitale del Matebeleland, una provincia a cui sembra che il governo dello Zimbabwe African National Union Patriotic Front (ZANU-PF), abbia negato gli aiuti alimentari perché la popolazione aveva votato per il partito d’opposizione Movement for Democratic Change (MDC), sia alle presidenziali del 2000 sia nel 2004. La nuova generazione di prostitute che riempiono le strade di Bulamayo è formata da queste adolescenti, vittime della carenza di cibo, in fuga dalla fame che opprime i loro villaggi intorno alla città. Le ragazze, che lavorano in piccoli gruppi (fino a 10 persone), affermano che non è un problema per loro dormire con uno o con un altro, purché alla fine ci sia qualcosa da mangiare.
Ma c’è una cosa di cui le giovani regine della notte hanno paura: il virus dell’AIDS. Sono così consapevoli della necessità di proteggersi, che ciascuna ha con sé una borsetta piena di preservativi da dare ai clienti, nel caso in cui questi non ne abbiano. “Sì, sopravivere è difficile, ma io ricorro a questa attività proprio per vivere, non per morire. Considero pericoloso quel cliente che chieda un servizio senza l’uso del preservativo. Così porto con me i profilattici e quando un uomo si rifiuta di usarli, non deve far altro che prendersi i suoi soldi o il suo cibo e andarsene. Non c’è accordo senza preservativo”, afferma Jacqueline (non è il suo vero nome). La giovane ammette però che alcune ragazze lavorano senza proteggersi, soprattutto con uomini stranieri e commercianti del mercato nero, che peraltro hanno tranquillamente assunto il controllo della malavita cittadina. “Gli uomini locali sono consapevoli della minaccia dell’AIDS. Ma i commercianti del mercato nero, sempre carichi di dollari americani, hanno convinto un certo numero di ragazze ad avere rapporti non protetti, offrendo somme di denaro leggermente superiori rispetto a quanto possano offrire gli altri”.
La diffusione della prostituzione giovanile suscita grande preoccupazione tra gli attivisti anti-AIDS, i quali concordano che la maggior parte dei loro programmi non sono pensati per i giovani caduti nella rete della prostituzione. Linda Ncube, funzionario della Matebeleland AIDS Council, una delle organizzazioni anti-HIV/AIDS, afferma che il limite principale di queste organizzazioni in relazione di problemi della prostituzione giovanile è che esse lavorano solo attraverso le scuole e i club suburbani di azione per l’AIDS. La maggior parte di questi club sono amministrati tramite la consulenza e i servizi del New Start AIDS. “Sappiamo però che le persone già coinvolte nel mercato della prostituzione non fanno parte di alcun gruppo, poiché sono per lo più esclusi dalla scuola. A causa della natura delle loro attività, non possono essere visti durante il giorno come la maggior parte dei loro coetanei”, riferisce Ncube. Il National AIDS Council (NAC), condotto dal governo, non è riuscito a portare avanti programmi efficaci contro la prostituzione giovanile, in parte a causa della mancanza di fondi. Come nota T., “la questione immediata è se procurarmi il cibo o il denaro per comprarlo. Il resto, si vedrà quando sarà il momento. Ma ho una possibilità di scelta?”.
Tratto da: Redattore Sociale del 16/05/2005 (ore 10.08).
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