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In Lombardia stimate 4000-4500 prostitute straniere, di cui la metà a Milano e provincia. ''Ma il fenomeno è sottovalutato'', dice Patrizia Farina, responsabile del progetto West. Aumenta la prostituzione ''indoor''
MILANO - Nell'ombra e nella violenza. E' così che vivono le donne vittime della tratta della prostituzione provenienti dai Paesi dell'Est, studiata nell'ambito del progetto West (Women east smuggling trafficking), finanziato dal fondo regionale europeo per lo Sviluppo, i cui primi esiti sono stati presentati questa mattina a Milano in un convegno organizzato da Regione Lombardia e Fondazione Ismu. In Lombardia la presenza di prostitute straniere è stimata in 4000-4500 persone, di cui 2000-2500 a Milano e provincia, su un totale italiano che oscilla tra le 19 e le 26mila (dati Organizzazione internazionale per le migrazioni), "ma a mio avviso il fenomeno è ampiamente sottovalutato", dice Patrizia Farina, responsabile scientifico del progetto.
Per questo motivo all'interno del progetto West è stato elaborato un modello di Osservatorio multiregionale, la cui attività aiuterà a fotografare il fenomeno con maggiore precisione. "La prostituzione delle donne-schiave dai Paesi dell'Est è un fenomeno crescente e diversificato - dice la Farina -. E' finita la prevalenza delle prostitute albanesi, a favore delle etnie rumene, moldave e ucraine. Una tendenza rilevata anche nell'aspetto criminale del fenomeno: si stanno creando sinergie tra la malavita che controlla la prostituzione a livello locale, ancora a forte matrice albanese, e chi organizza la tratta delle schiave dai Paesi di origine, tra cui non mancano fidanzati e amici delle vittime".
Ma se la prostituzione 'di strada' non è scomparsa, la tendenza più nuova emersa dal progetto West è l'aumento della prostituzione 'indoor', che si consuma nei locali notturni e in appartamenti, dopo aver organizzato appuntamenti via Internet o attraverso le inserzioni sui giornali. "Se da un lato prostituirsi in un locale chiuso è considerata una pratica più 'sicura' dall'altro impedisce alle ragazze-schiave di uscire allo scoperto, quindi di entrare in contatto con la rete del volontariato sociale che potrebbe aiutarle a riscattarsi. Inoltre, grazie a questo fenomeno, l'età media delle ragazze costrette a prostituirsi si è notevolmente abbassata" dice Patrizia Farina, responsabile scientifica del progetto, in cui sono state coinvolte realtà del volontariato sociale vicine al disagio delle donne-schiave, come Caritas Ambrosiana, Cooperativa Lotta contro l'emarginazione, Cooperativa Farsi prossimo, Associazione Irene, Associazione Lule e Centro di accoglienza Segnavia dei Padri Somaschi. Grazie alla collaborazione con queste realtà, è stato possibile aprire due sportelli legali a Milano (gestito dalla Caritas) e a Varese (gestito dalla Cooperativa Lotta contro l'emarginazione), in cui negli ultimi due anni sono state accolte e assistite 50 donne-schiave, aiutandole nei procedimenti legali e nel recupero della loro libertà.
La pubblicazione sulla prostituzione invisibile redatta dai curatori del progetto West punta il dito contro i contenuti del disegno di legge sulla regolamentazione della prostituzione detto "Bossi-Fini-Prestigiacomo", fermo da quasi due anni in Commissione Giustizia del Senato senza mai essere approdato nelle aule parlamentari per la discussione. "Se analizziamo i contenuti del disegno di legge e mettiamo in relazione i reati che verrebbero applicati con i vari attori coinvolti nel fenomeno, questi sono tutti a senso unico e tendono a colpire con modalità discriminatorie esclusivamente chi si prostituisce - si legge nel rapporto - pertanto, se ci limitiamo a questi aspetti, non possiamo che leggerla come tentativo di ripristinare la cultura repressiva, statuale e maschilista interrotta con la legge Merlin". Un'eventualità che preoccupa gli addetti ai lavori: "Dove finirebbero le unità di strada? - si chiede la Farina -. Uno degli strumenti più efficaci per aiutare queste ragazze è proprio il contatto diretto, come quello attuato dalla decina di unità mobili di strada attive sul territorio lombardo". Le conclusioni nazionali del progetto West, che ha coinvolto le regioni Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Marche, la provincia di Trento e il Comune di Perugia ed è stato realizzato con la partecipazione del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti, saranno illustrate durante un convegno il 6 giugno 2005 a Bologna.
Tratto da: Redattore Sociale del 12/05/2005 ore (17.14). |