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Zitti tutti, parlano i clienti. Una delle rare occasioni in cui la prostituzione e tratta si coniugano al maschile. Meglio approfittarne, quindi.
ITALIA - "Da uomo a uomo, da cliente a cliente" s'intitola il libro che racconta storia e iniziative di una rete di clienti e di vittime della tratta che da tre anni porta avanti il progetto "Benin City" affrontando la questione delle ragazze africane ridotte in condizione di schiavitù. Duecento clienti e quaranta ragazze di cui il libro - firmato da cinque amici e da due giornaliste, Anais Ginori di Repubblica e Laura Maragnani – documenta vissuti e progetti. Una pubblicazione che non è distribuita nelle librerie ma è edito on line: può essere scaricato gratuitamente da due siti Internet e sarà distribuito nella forma cartacea in occasione di convegni ed eventi. «Non si tratta di una pubblicazione commerciale – raccontano gli autori - ma di una opera che si trasforma in strumento di lavoro per quanti desiderino impegnarsi contro la tratta e potenziare la rete dei clienti e delle ragazze».
La versione on line può essere scaricata dai siti www.inafrica.it e www.chisei.org; la versione cartacea può essere richiesta agli autori all'indirizzo cmeac@tiscali.it. Gli autori sono Claudio Magnabosco (Valle d'Aosta), Guido Martano (Piemonte), Guido Parodi (Liguria), Mario Visentin (Veneto), Alessandro Delcanale (Emilia-Romagna), Antonio Giaconia (Sicilia), Gianni Celestini (Lazio e Campania).
Il Progetto "La ragazza di Benin City" opera su quattro fronti: con le "organizzazioni del volontariato", incentivando a loro favore il flusso dei sostegni finanziari grazie ai quali possono portare avanti percorsi di recupero di queste ragazze; con le "istituzioni", sollecitandole a non risolvere il problema solo con il rimpatrio delle ragazze; verso i "clienti", recuperandoli ad un comportamento responsabile ed aiutandoli a superare il loro stesso disagio con l'apporto di gruppi spontanei di auto-mutuo aiuto. Infine, verso l'opinione pubblica proponendo iniziative di sensibilizzazione.
Il Progetto non raccoglie direttamente e non gestisce denaro, ma invita chi può e lo desidera, ad adottare a distanza una ragazza, finanziandone, in modo reciprocamente anonimo, il percorso di recupero attuato dalle organizzazioni del volontariato.
Tratto da: Nuove Schiavitù del 15/04/2005.
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