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Economia. Anche in Tanzania sono visibili i segni dell'attività della Standard Chartered Bank.   Stampa  E-mail 

AFRICA - Economia. Anche in Tanzania sono visibili i segni dell'attività della Standard Chartered Bank. Un allevamento di pesci crea lavoro e aiuta le donne ad uscire dalla prostituzione. Gli interventi in Kenya, Ghana e Sierra Leone.

NAIROBI – Per il 2005, la Standard Chartered Bank sta ancora pensando a quale progetto promuovere. Secondo Cutting, dirigente della banca, dovrà essere, come i precedenti, un progetto di auto-sostegno. In futuro, la banca vorrebbe entrare in partenariato con soggetti impegnati nell’educazione primaria e secondaria e nel settore sportivo.
Anche la città di Arusha, nella Tanzania settentrionale, è beneficiaria dei progetti di sviluppo della banca.

Amina Hassan, 33 anni, aveva perso la speranza dopo aver scoperto di essere sieropositiva, all’inizio dello scorso anno. Con quattro figli e un marito disoccupato, il suo mondo crollò, quando le venne a mancare anche la salute, da cui dipendeva ogni possibilità di avere un lavoro. Ma il sorriso tornò sul suo viso nell’ottobre dello scorso anno, quando le fu offerto un lavoro come guardiana in un’azienda ittica a Mererani, a 100 km dalla città di Arusha. “Dopo una consulenza intensiva da parte della World Vision International, la mia condizione non fu più un segreto e la mia vita cambiò drasticamente. Ora posso prendermi cura della mia famiglia, con la mia paga giornaliera di 1.500 scellini (circa 1,9 dollari)”, riferisce la donna. “Non mi sento più depressa e mi piace trascorrere il tempo all’aria aperta, sullo stagno, fuori dalla mia casa sporca”. Quando il pesce viene raccolto, Amina ne riceve qualche chilo da portare a casa, per arricchire la sua dieta, in una zona in cui pochissimi possono permettersi un pasto decente.

L’allevamento di pesci è uno dei progetti promossi dalla Standard Chartered Bank in Tanzania, in collaborazione con la World Vision International. Lo scavo dello stagno è iniziato nel giugno del 2003 ed è terminato nell’Aprile del 2004. “Questa è una zona con un altissimo tasso di Hiv. Qui, molte persone si rassegnano a lavorare nel mercato del sesso, a causa della mancanza di opportunità lavorative migliori. La banca ha deciso di intervenire in sostegno delle donne, attraverso la creazione di attività generatrici di reddito, che persuadano le donne stesse ad abbandonare la prostituzione, riducendo così il rischio di infezione”, afferma Juanita Mramba, una delle dirigenti della banca in Tanzania. Pochi mesi dopo l’inizio del progetto, il gruppo beneficiario sta già riconoscendo buoni risultati. Maty Ali, 39 anni, non si è mai sposata, ma ha sette bambini, figli di diversi padri. “Prima di venire a conoscenza di questo progetto, ero un’ubriacona, una prostituta che andava a dormire con qualsiasi uomo. Ho passato la mia vita a bere birre locali e ad andare a caccia di uomini”, racconta senza batter ciglio. “Ma grazie alla World Vision e alla Standard Chartered Bank, ora ho ritrovato la mia dignità. La gente che prima mi guardava dall’alto in basso, ora mi rispetta e mi considera un modello”.

Fortunatamente, Ali ha lasciato il mercato della prostituzione l’anno scorso, in seguito all’intervento della World Vision e della banca. “Sono stata aiutata e consigliata, quindi mi sono sottoposta a tre test per l’Hiv, che sono risultati negativi. Realizzando quanto Dio mi avesse protetto, uscii dalla prostituzione e decisi di salvarmi”. Durante la raccolta del pesce, lo scorso novembre, Ali e altre 47 donne hanno ricevuto un prestito di circa 66 dollari per l’acquisto del pesce, che hanno poi restituito al 100%, traendo dalla vendita profitti che hanno poi investito nel commercio di frutta e verdura: un’attività che sta rendendo bene. “Ora sono pronta a mandare due dei miei figli alla scuola secondaria, dopo i buoni risultati che hanno ottenuto agli esami. Prima, non mi sono mai interessata della loro educazione”, afferma. Un’altra beneficiaria e testimone del progetto è la diciannovenne Esther Mwamvita, che prima affiancava al suo lavoro di cameriera l’attività di prostituta. Anche lei ha messo da parte discreti risparmi, grazie all’allevamento del pesce e ora sta aspettando la prossima raccolta, prevista per aprile.

“Ciò che questo progetto ha fatto è stato innanzitutto cambiare il comportamento delle persone e migliorare il livello di vita dei beneficiari”, spiega Rugemalira. “La nostra campagna ha portato alla chiusura di alcuni bordelli in questa zona, a causa della diminuzione delle prostitute. È incoraggiante notare che le poche donne a cui ci siamo rivolti direttamente, sono poi andate loro stesse nei bordelli, per convincere le loro colleghe ad unirsi al progetto, lasciando così i bordelli vuoti”, riferisce Christine Lukwaro, coordinatrice generale del progetto ittico. La banca ha inoltre scavato sei pozzi nella zona: una grande speranza per una comunità che non ha mai conosciuto acqua pulita. È significativo che la banca abbia intrapreso progetti finalizzati ad alleviare la povertà tra le comunità bisognose, i 15 villaggi situati nelle regioni di Manyara, Morogoro, Dar es Salaam, Shinyanga e Kagera. Ma ha dovuto anche affrontare le difficoltà presentate dalla realizzazione e dallo sviluppo di questi progetti: “La maggior parte di questi progetti si svolgono molto lontano dalla nostra sede centrale, anche se noi vorremmo che il nostro staff partecipasse il più possibile ad essi”, osserva Miss Mramba. Ma nonostante le difficoltà, il motto della banca – “Crediamo, ci preoccupiamo e ci dedichiamo a fare la differenza” – è più vivo che mai.

Quest’anno, si sta programmando la costruzione di un orfanotrofio a Kibaha, nella regione di Dar es Sallam. La casa, che costerà alla banca 130.000 dollari, potrà ospitare 350 bambini orfani.
In Kenya, la Standard Chartered Bank sostiene la scuola superiore per non vedenti di Thika, gestita dall’Esercito della Salvezza: l’unica struttura scolastica per i ciechi in tutta la regione. Nel maggio 2003, la banca ha scavato con successo un pozzo profondo 160 metri, che ha contribuito ad alleviare il problema dell’acqua, con cui da sempre la scuola ha dovuto fare i conti. Il pozzo, la cui resa è di 14.000 litri d’acqua ogni ora, può ora servire fino a 15.000 abitanti nella zona.
Per migliorare anche le condizioni strutturali della scuola, la banca ha costruito un nuovo blocco per i dormitori femminili per 80 studentesse e un nuovo edificio con quattro aule. La banca ha inoltre rinnovato gli ambienti già esistenti. Intervenendo durante la riunione di affidamento dei lavori, Michael Hart, dirigente della banca in Kenya e nell’Africa orientale, ha dichiarato: “ Ciò che stiamo facendo in questa scuola è perfettamente in linea con gli altri progetti che stiamo finanziando nell’ambito della nostra iniziativa globale Vedere è credere. Per vostra informazione, la Standard Chartered sta cercando di restituire la vista ad almeno un milione di persone, afflitte dalla piaga della cecità”.

Nel 2004, la banca ha dato vita al Fondo “Salva una vita”, per rispondere alla devastante carestia che colpiva i distretti orientali di Makueni e Kitui, dove più di 100 persone erano morte, avvelenate da mais tossico. Dal Sudafrica alla Gambia, la vita di tante persone fu trasformata.
In Sudafrica la banca, in partenariato con la Bright Kid Foundation di Soweto, ha trasformato i containers per le merci in funzionali aule per i poveri e i gruppi di auto aiuto. I cosiddetti “edutainers” stanno divenendo sempre più popolari nelle baraccopoli. La banca è inoltre intervenuta nella ricostruzione post-bellica del Sierra Leone: a Bo, nel sud del paese, è stato aperto un orfanotrofio a due piani per gli orfani di guerra e ora la banca sta costruendo una casa di riabilitazione per le madri adolescenti, la maggior parte delle quali furono prese dai ribelli per essere usate come schiave del sesso.
In Ghana, 95 villaggi del distretto di Yilo Krobo, nella regione orientale del paese, hanno beneficiato dell’ambizioso progetto “100 pozzi per 100 comunità”, promosso dalla banca nel 2002. Sempre in Gambia, a Banjul, la banca ha iniziato progetti di riabilitazione per i bambini di strada. (Traduzione di Chiara Ludovisi)

Tratto da: Redattore Sociale del 21/04/2005 (ore 11.16).


 

 


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