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Parte ''Stop sexual tourism'', la campagna per bloccare il turismo sessuale nei Paesi poveri   Stampa  E-mail 

Parte ''Stop sexual tourism'', la campagna per bloccare il business del turismo sessuale nei Paesi poveri. Tra gli obiettivi leggi più severe ma anche promozione del turismo responsabile e sostegno delle ong locali.

MILANO - "Maschio. Tra i 20 e i 40 anni. Benestante. Bastardo". E' l'identikit del turista sessuale che si può trovare sui manifesti della campagna internazionale "Stop sexual tourism", presentata oggi, 30 marzo 2005, a Firenze. Fine principale dell'iniziativa è "restituire la vita" agli oltre 500mila bambini e bambine brasiliani che ogni anno vengono sfruttati sessualmente da turisti occidentali senza scrupoli (tra cui 70-80mila italiani) ed impedire il dilagare di un business miliardario, sfruttato anche dalla mafia italiana, dagli effetti sociali devastanti.

La campagna è sostenuta da associazioni (Arci, Aracna, Associazione donne brasiliane in Italia, Associazione italiana sostenitori 'Fame zero', Associazione italiana turismo responsabile, Associazione di solidarieta' internazionale Modena terzo mondo, Associazione internazionale 'Noi ragazzi del mondo', Casa della solidarieta' di Quarrata, rete Radié Resch, Emergency, Gruppo Abele, Libera, Mani Tese e Cica - comunità internazionale di Capodarco), sigle sindacali (Cgil-Toscana, Filcams-cgil), enti locali (regione Toscana, provincia di Modena, provincia di Ascoli Piceno), realtà aziendali come Coop e del terzo settore come Civitas (mostra convegno della solidarietà e dell'economia sociale e civile). "Tra gli obiettivi di questa campagna c'è la denuncia del fenomeno e la pressione per ottenere una legislazione adeguata -dice Rossano Salvatore, della Comunità internazionale di Capodarco-. Una legge in  Italia esiste già (la n° 269/1998; ndr) ma è scarsamente applicata. Inoltre, punisce soltanto le agenzie viaggi che fungono da intermediari –dice Salvatore, che ricorda gli obiettivi propositivi della campagna-: Vogliamo promuovere il modello positivo del turismo sostenibile e sostenere i progetti delle Ong brasiliane impegnate nel sostegno, nell'accoglienza e nell'appoggio alle ragazze finite nella rete della prostituzione". La campagna, accompagnata da un documentario di 26 minuti intitolato 'Gli angeli del Brasile', verrà rilanciata in occasione di Civitas, fiera del sociale in programma a Padova il 6-7-8 maggio 2005. Per informazioni: www.stopsexualtourism.org.

Alla presentazione della campagna hanno partecipato numerose personalità brasiliane, tra cui Luizianne Lins, prefetta della città di Fortaleza, una delle mete brasiliane preferite dai turisti del sesso insieme a Rio de Janeiro, Salvador, Recife, Foz do Iguaçu, Natal e Manaus. "La prefetta di Fortaleza ha tracciato un profilo dei turisti sessuali -riporta Salvatore-: ci sono turisti singoli che si muovono in autonomia, turisti che si rivolgono ad agenzie che, più o meno nascostamente, offrono pacchetti di viaggio a sfondo sessuale ed infine organizzazioni mafiose italiane che gestiscono strutture con miniappartamenti e case di appuntamento, che uniscono alla prostituzione il riciclaggio del denaro sporco". La campagna "Stop sexual tourism" vuole colpire soprattutto il turismo sessuale rivolto contro bambini e adolescenti, "perché in Brasile la prostituzione è diversa -spiega Salvatore-: la legge brasiliana non condanna la singola prostituta, ma i suoi sfruttatori. In Brasile infatti, dove c'è un movimento di prostitute molto organizzato, il turista sessuale che si
muove autonomamente non viene perseguito in quanto non commette un reato. Noi invece vogliamo fermare chi commette reati gravissimi,  approfittando dei minori, e colpire fenomeni connessi come la pedofilia e la tratta delle donne avviate alla prostituzione in Europa e in Italia, in cui restano coinvolte anche ragazze minorenni". La 'clientela', secondo gli organizzatori della campagna, è la stessa: "Gli uomini che si recano in Brasile per praticare la pedofilia sono gli stessi che, in Europa, vanno con le ragazze avviate alla prostituzione", dice Salvatore. Gli stessi che, probabilmente, hanno determinato il ritorno del Brasile tra i centri mondiali per lo sfruttamento della prostituzione, dopo il forte rallentamento subito dal 'mercato' del sud-est asiatico in seguito allo tsunami del 26 dicembre 2004. (ar)

Tratto da: Redattore Sociale del 30/03/2005 (ore 16.33).


 

 


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