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Ogni anno 70-80 mila italiani si recano in Brasile per turismo sessuale   Stampa  E-mail 

Ogni anno 70-80 mila italiani si recano in Brasile per turismo sessuale. Un cartello di associazioni si prepara a lanciare la campagna ''Stop sexual tourism'': presentazione il 30 marzo a Firenze.

MILANO - Santi, poeti, navigatori. E sfruttatori di giovani ragazze brasiliane. Ogni anno tra i 70.000 e gli 80.000 italiani si recano in Brasile per praticare turismo sessuale: Fortaleza, Rio de Janeiro, Salvador, Recife, Foz do Iguaçu, Natal e Manaus sono tra le località preferite per fare sesso a buon mercato. La campagna "Stop sexual tourism", che verrà presentata il 30 marzo prossimo alle 13.30 presso la sede Arci di piazza dei Ciompi a Firenze, vuole bloccare la fiorente industria basata sul turismo sessuale, denunciando gli abusi alla base di un business miliardario.

L'iniziativa è sostenuta da associazioni (Arci, Aracna, Associazione donne brasiliane in Italia, Associazione italiana sostenitori 'Fame zero', Associazione italiana turismo responsabile, Associazione di solidarietà internazionale Modena terzo mondo, Associazione internazionale 'Noi ragazzi del mondo', Casa della solidarietà di Quarrata, rete Radié Resch, Emergency, Gruppo Abele, Libera, Mani Tese e Cica - Comunità internazionale di Capodarco), sigle sindacali (Cgil-Toscana, Filcams-cgil), enti locali (regione Toscana, provincia di Modena, provincia di Ascoli Piceno), realtà aziendali come Coop e del terzosettore come Civitas (mostra convegno della solidarietà e dell'economia sociale e civile). All'appuntamento di Firenze prenderanno parte il teologo e giornalista brasiliano frei Betto, il sindaco di Fortaleza Luizianne Lins, il presidente nazionale dell’Arci Paolo Beni, e il presidente della regione Toscana, Claudio Martini.

Ogni anno circa 500.000 turisti stranieri (in gran parte europei) si recano in Brasile in cerca di sesso a buon mercato. In molte zone della nazione sudamericana "l’Italia è conosciuta per questa orrenda forma di cooperazione  internazionale", sostengono gli organizzatori della Campagna "Stop Sexual Tourism". Da qui la decisione di designarla come primo obiettivo della Campagna, unito al fatto che in Brasile è presente una rete di movimenti sociali, chiese, organizzazioni non governative e istituzioni che "da tempo stanno cercando attivamente, nonostante enormi difficoltà, di affrontare l’emergenza dello sfruttamento sessuale minorile da parte dei turisti". Tra le città dove il fenomeno è più marcato c'è Fortaleza (Stato di Ceara, nord est del Brasile) dove nel giro di due mesi, tra dicembre 2004 e gennaio 2005, si è constatato un incremento del 13,5% delle presenze turistiche interne ed estere rispetto all’anno precedente. Una crescita che, secondo gli organizzatori della campagna, è garantita dall’incremento del 40% delle presenze straniere, su tutti portoghesi, italiani, tedeschi e statunitensi. Del caso di Fortaleza, che negli ultimi anni si è sviluppata proprio con voli a basso prezzo, alberghi economici e pacchetti turistici "tutto compreso", nel dicembre 2004 si sono occupate anche la magistratura e la polizia italiane. Proprio a Fortaleza, infatti, è stata applicata per la prima volta la legge 269/1998, effettuando arresti di operatori turistici italiani e denunciando utenti per sfruttamento della prostituzione,soprattutto minorile.

Gli obiettivi della campagna "Stop sexual tourism" viaggiano su tre binari principali: in primis, sensibilizzare e denunciare le proporzioni del fenomeno, coinvolgendo il più ampio numero di organizzazioni, enti e istituzioni. In secondo luogo, sostenere gli operatori “sani” dell’industria turistica, promuovendo un turismo etico e responsabile che valorizzzi le risorse locali, e infine collaborare con le organizzazioni, le chiese e le istituzioni brasiliane per realizzare  progetti di aiuto, di educazione e di sviluppo. (ar)

Tratto da: Redattore Sociale del 25/03/2005 (ore 16.05).


 

 


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